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Ritorno alla Luna, primo amore dell’esplorazione spaziale VIDEO e INFOGRAFICA

ROMA – Il 16 gennaio del 2017 è morto Eugene Cernan, l’ultimo uomo a camminare sulla Luna. Si è chiusa un’epoca, hanno commentato in tanti, guardando forse con malinconia ad anni in cui la corsa alla Luna evocava il futuro.

Più di mezzo secolo fa le due più grandi potenze mondiali, Unione Sovietica e Stati Uniti, puntavano sul nostro satellite come necessario traguardo da raggiungere con mezzi robotici ed equipaggi umani per affermare la propria superiorità scientifica e tecnologica, mentre le persone comuni potevano sognare con le gesta dei nuovi eroi dell’immaginario collettivo, gli astronauti.

Alla fine a raggiungere la Luna con equipaggi umani furono solo gli statunitensi. Il primo memorabile passo, impresso nella mente di uomini e donne qualsiasi epoca, fu quello di Neil Armostrong a bordo della missione Apollo 11 con Buzz Aldrin e Michael Collins. Era il 20 luglio del 1969: alla Casa Bianca sedeva Richard Nixon, in Italia era in carica il Governo Rumor e nelle radio spopolavano Battisti, Morandi e De Andrè. I televisori in casa erano l’oggetto del desiderio di milioni di italiani, che si riunirono nei bar o nelle case dei più abbienti per seguire la diretta Rai dello storico momento del primo allunaggio. Gli astronauti dell’Apollo 11 lasciarono sulla Luna il messaggio “Qui uomini dal pianeta Terra fecero il primo passo sulla Luna Luglio 1969 d.C. Siamo venuti in pace per tutta l’umanità”. Un messaggio carico di speranza.


In totale furono dodici gli astronauti a toccare il suolo lunare, grazie a sei missioni Apollo (11, 12, 14, 15, 16 e 17). In una manciata di anni, dal 1969 al 1972, la Luna divenne la meta prediletta dei viaggi spaziali. Dopo il fallimento della missione Apollo 13, però, qualcosa cambiò. L’incidente che impedì l’allunaggio e un contemporaneo calo dell’interesse nell’opinione pubblica contribuirono alla scelta di tagliare i finanziamenti e le missioni Apollo si fermarono al numero 17, cancellate le tre missioni successive previste. E proprio la missione Apollo 17 fu quella che portò Cernan in orbita.

Con lui Ron Evans, pilota del modulo di comando, e Harrison Schmitt. Furono tre i giorni in cui Schmitt e Cernan condussero esperimenti, raccolsero rocce, e, a bordo di un rover, si dedicarono a diverse escursioni stabilendo anche dei record. Si spinsero infatti alla velocità di 18 km/h, la massima mai raggiunta, e percorsero ben 35 chilometri: nessuno mai ha compiuto un tragitto così lungo sulla superficie del nostro satellite.

L’INFOGRAFICA


Cernan fu l’ultimo uomo a lasciare la Luna, era il 14 dicembre del 1972. “La sfida di oggi dell’America determina il destino dell’Uomo di domani”, furono le parole di Cernan al momento di lasciare la Luna. “Ce ne andiamo come siamo venuti e se Dio vuole torneremo, con pace e speranza per tutta l’umanità” .

Dopo di lui, però, nessuno ha più calcato il suolo lunare. Cernan e Armstrong furono molto critici nei confronti della scelta dell’amministrazione Obama di cancellare il programma della Nasa che avrebbe portato ancora astronauti sulla Luna e della decisione di investire in compagnie private. “E’ uno scivolamento verso la mediocrità”, fu il loro lapidario commento. A Cernan “non sarebbe piaciuto essere per sempre l’ultimo uomo ad aver camminato sulla Luna”, ha commentato l’amministratore della Nasa Charles Bolden.

Ma andrà davvero così? Intanto a Cernan è dedicato un bel documentario, ‘The Last Man on the moon’.


Un ritorno sulla Luna, a dire il vero, sembra prepararsi. L’epoca d’oro della corsa alla conquista del satellite si è conclusa negli anni Settanta, quando l’Unione sovietica riportò sulla Terra alcuni campioni di suolo lunare, raccolti grazie ai rover Lunochod.

Da allora, il sipario è calato per anni. Eppure la Luna porta con sé un bagaglio di fascino e interesse scientifico duro a morire, che sta rinfocolando interessi e passioni nella ricerca spaziale di tutto il mondo. Della Luna ancora non conosciamo la genesi e i suoi misteri non sono stati tutti svelati.

La faccia nascosta della Luna

Abbiamo visto per la prima volta la sua faccia nascosta nel 1959 grazie alla missione sovietica Luna 3, ma solo quasi 40 anni dopo abbiamo scoperto che sulla Luna potrebbe esserci acqua, in corrispondenza dei poli.

A partire dagli anni Novanta a posare di nuovo gli occhi sulla Luna sono stati il Giappone, con la missione Hiten, gli Stati Uniti nel 1998 con il Lunar Prospector della Nasa, l’Europa con Smart-1 dell’Esa (Agenzia spaziale europea) nel 2003, la Jaxa, di nuovo il Giappone, con la missione Selene del 2007. Alla rinnovata corsa si sono aggiunte anche la Cina, che ha lanciato Chang’e e il progetto di una base permanente, e l’India con Chandrayaan. Ancora la Nasa ha lanciato nel giugno 2009le sonde Lunar Reconnaissance Orbiter e  Lunar Crater Observation and Sensing Satellite  e poi, nel 2011, il Gravity Recovery and Interior Laboratory. E l’uomo? Sono di nuovo loro, le grandi potenze del passato, a rilanciare il progetto delle missioni umane verso la Luna. L’idea degli Stati Uniti è quella di usare il nostro satellite come trampolino per raggiungere Marte. I tempi? Entro il 2020 un astronauta scenderà sul suolo lunare. Una base permanente è quella che vorrebbe realizzare la Russia: un cosmonauta approderà sulla Luna nel 2030. E la Cina non sta a guardare: pensa a una missione umana per il 2025.

di Antonella Salini, giornalista professionista

23 gennaio 2017

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