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DIRE dire...tta sanremo

DIRE…tta dall’Ariston – #sanpedro – Story: gli anni ’80

di Matteo ‘Pedro’ Pedrini

Archiviato il macrofaldone delle kermesse ’51-’79 (qui l’articolo) tuffiamoci di pancia nei favolosi anni ’80 della kermesse più kermesse tra tutte le kermesse.

(N.B. a beneficio di quanti si ponessero all’ascolto e alla visione soltanto ora, ricordo che vengo retribuito dalla Dire non a ore, non a pezzo, bensì 1 euro lordo per ogni volta che scrivo kermesse. Pertanto lo troverete scritto tante volte quante il mio fabbisogno pecuniario minimo per acquistare almeno i beni di primissima necessità come le sigarette di droga, le Goleador alla liquirizia, i giornaletti con le donne a torso nudo e un fischietto).

Tra edizione 1979 della kermesse ed edizione 1980 della kermesse venne eretto un muro e scavato un fossato: conduttore gggiovane, scenografia gggiovani, sigla gggiovane, pubblico gggiovane, cortesia gggiovane, convenienza gggiovane, ampio parcheggio gggiovane ed eliminazione dell’orchestra.

E’ tuttavia innegabile che, al netto del costante senso di posticcio e superfluo che caratterizza gli anni ’80 in generale, fu in questo decennio che la kermesse mutò definitivamente in fenomeno soprattutto di costume e innanzitutto televisivo.

Ma nonostante la rimozione della canzone dal centro gravitazionale della kermesse, proprio in virtù della massiccia copertura mediatica, gli anni ’80 della kermesse sfornarono brani che dal palco dell’Ariston – nel bene o nel male – finirono direttamente nel patrimonio collettivo, per l’eternità, come solo il decennio ’60 era riuscito.

Ma Baudo alle ciance. Kermesse!

POTENTI MOMENTI SALIENTI:

Nel 1980 a condurre la kermesse fu Claudio Cecchetto coadiuvato da Roberto Benigni ancora in versione Cioni Mario – leggasi: ancora vivo, ndr – che limonò in diretta per 45” l’attrice Olimpia Carlisi e chiamò Papa Giovanni Paolo II “Woijtylaccio”. Scandalo. Indignazione. Kermesse! Figuratevi se avesse fatto il contrario.

Come detto fu eliminata l’orchestra per la prima volta in trent’anni di kermesse, sostituita dalle basi su cui quasi tutti gli interpreti cantavano dal vivo: praticamente la kermesse divenne una gigantesca gara di karaoke sponsorizzata dalla lobby delle spalline. Vinse Toto Cutugno con Solo noi (guardate soprattutto come diavolo era vestito Cecchetto). Sarà la prima di una lunga serie di vittorie come NON vedremo in seguito. Fu anche l’anno di Su di noi di Pupo e dell’esordio dei Decibel con l’ossigenato Enrico Ruggeri e la leggendaria Contessa.

Ospite internazionale di spicco (così lo annuncia Cecchetto): Pippo Franco con La puntura (“…ma il culetto è mio perciò/la puntura no, no, no“). La canzone creò un incidente diplomatico fra l’Italia e la dignità.

La kermesse del 1981 – andata in scena tra il 5 e il 7 febbraio – fu decisiva per la rottura delle acque di mia madre la quale, nel momento esatto in cui Paolo Barabani intonava “…hop hop hop somarello, trotta, trotta il mondo è bello”, letteralmente si stappò. Portata d’urgenza in sala parto non riuscì però a eiettarmi subito: per farmi nascere fu necessario far pervenire Paolo Barabani in persona il quale, giunto in piena notte al Sant’Anna di Ferrara da Sanremo – dove lo era andato a prelevare con la forza mio nonno Raoul a bordo della sua Fiat 132, ndr – fu costretto dal prof. Santoiemma a eseguire Hop hop somarello. Al terzo ritornello, all’alba del 6 febbraio, infine nacqui. Da allora Barabani iniziò un tour ventennale per tutte le sale parto d’Italia.

Fu una kermesse zeppa di grandi successi: vinse Per Elisa di Alice, ma di quella kermesse rimangono ancora oggi brani come Ancora di Eduardo De Crescenzo (soprattutto grazie a Gigi Marzullo), Sarà perché ti amo dei Ricchi e Poveri (col baffo che fa “vola, vola” con le manine, vi prego guardate), Roma spogliata di Luca Barbarossa, Caffè nero bollente di Fiorella Mannoia e soprattutto la seconda classificata: Maledetta primavera di Loretta Goggi.

Condotta ancora da Claudio Cecchetto – interprete anche della sigla Gioca Jouer – e con ospiti internazionali del calibro di Dire Straits, Barry White e Mario Merola, l’edizione ’81 sarà ricordata per la riammissione di Anna Occhiena nei Ricchi e Poveri in seguito alla sentenza di un tribunale. La Occhiena – che fu cacciata a pedate dalla brunetta per una brutta storia di salvaslip Saugella rubati, ndr – si esibì però solo nella prima serata per poi andarsene. Nelle esibizioni successive, per distogliere l’attenzione dall’assenza della Occhiena, Cecchetto costrinse il baffo e il biondo a tirare fuori il pistulino durante la canzone.

Ognuno dovrebbe avere questa foto appesa in salotto

La kermesse del 1982 fu condotta di nuovo da Claudio Cecchetto coadiuvato da una giovanissima Patrizia Rossetti e da Daniele Piombi – invece già vecchio come la tosse, ndr – in collegamento dal casinò principalmente affinché stesse a debita distanza dal palco.

Vinse il neo-esodato dai Pooh Riccardo Fogli con Storie di tutti i giorni, davanti a Felicità di Al Bano e Romina. Ora, guardate qui il video della loro esibizione e ammirate che pezzo di sorca fosse Romina Power. Fatto? Bene. Anche voi vi state chiedendo come facesse ad avere rapporti sessuali con quell’olivaro nano? La risposta è qui. In questa edizione della kermesse esordirono – arrivando penultimo e utimo – Zucchero con la terrificante E’ una notte che vola via e Vasco Rossi con Vado al massimo. Quest’ultimo uscì dal palco con il microfono a filo in tasca. Il filo a un certo punto finì, il microfono cadde e lo raccolse il cantante successivo, Christian. Vasco Rossi invece fu raccolto da un inserviente e scaricato nella balda dell’umido.

La sigla della kermesse Che fico! del solito Pippo Franco, “…mi piace un treno quello lì” – causò un incidente diplomatico tra l’Italia e Darwin.

Nel 1983 le prime elezioni libere dal ’79 (allora non solo si votava il presidente del consiglio, ma anche il conduttore di Sanremo. Allora eravamo davvero il popolo sovrano) sancirono la caduta di Claudio Cecchetto in favore del “Conte di Montecristo” Andrea Giordana con Daniele Piombi ancora al casinò ad assicurarsi che Pupo non si giocasse anche i premolari.

Incredibilmente non vinse L’italiano di Toto Cutugno (quinto), ma la ventunenne Tiziana Rivale con Sarà quel che sarà, plagio scandaloso di Up where we belong di Joe Cocker (quella del film Ufficiale e gentiluomo. Vi ho già sistemato le canzoni nei due ritornelli, sentite che roba: qui Tiziana Rivale, qui Joe Cocker). Vasco Rossi arrivò penultimo con Vita spericolata: questo, dopo l’ultimo posto dell’anno prima sancì la fine della sua carriera.

Tra gli ospiti internazionali si esibirono Peter Gabriel con Shock the monkey (qui la celebre schienata) e ovviamente Pippo Franco con la canzone di protesta sociale Chì chì chì cò cò cò (il brano che insegnò a tutta la mia generazione la parola lestofante).

Nel 1984 il temibile generale Baudo – dopo un mordi e fuggi nel ’68 – prese il potere facendo incarcerare Andrea Giordana e Daniele Piombi all’Asinara. Vinsero Al Bano e Romina con Ci sarà. Secondo, ovviamente, Toto Cutugno con Serenata. Canzoni rimaste da quell’edizione: Come si cambia – brano di denuncia sulla difficoltà delle donne nel trovare le marce senza grattare – della Mannoia, Non voglio mica la luna (giuro che solo ora ho scoperto che dice “…io vorrei deFilarmi per i fatti miei” con la F e non con la P) di quella che adesso fa la reclame dei prodotti per la menopausa e Terra promessa di un bimbominkia con le adenoidi ipertrofiche che vinse la categoria Nuove proposte. Ospiti internazionali di rilievo: i Queen.

E Pippo Franco con Pinocchio chiò che generò un altro incidente diplomatico, stavolta tra l’Italia e la voglia di vivere.

Il 1985 vide consolidarsi il regime autoritario di Pippo Baudo e infine trionfare i Ricchi e Poveri (con il baffo e il biondo sempre col pistulino di fuori) con Se m’innamoro. Eros Ramazzotti – promosso tra i big – sfilò dal fodero Una storia importante (uno dei ritornelli pop “più perfetti” di sempre) piazzandosi anonimamente sesto (!) mentre Zucchero arrivò penultimo addirittura con Donne (!!!). Toto Cutugno stavolta non partecipò direttamente, ma produsse il quattordicenne messicano Luis Miguel scrivendogli Noi ragazzi di oggi (“viviamo nel sogno di poi“, geloni sotto i piedi raga). E ovviamente come si collocò Luis Miguel?! Risposta esatta.

La Rai non badò a spese per gli ospiti internazionali: Spandau Ballet e Duran Duran (in quegli anni un po’ come invitare Pisani e Livornesi), Talk Talk, Chaka Kan, Frankie goes to Hollywood e Village People. La consueta quanto inspiegabile ospitata di Pippo Franco fu bloccata da una risoluzione dell’Onu votata all’unanimità, con l’eccezione del Lesotho, notoriamente l’unico paese al mondo in cui la religione di stato consiste nell’adorare Pippo Franco e che nel 1993 adotterà Che fico! come inno nazionale.

Dopo due edizioni della kermesse all’insegna del total playback, nell’edizione 1986 della kermesse, a causa della dabbenaggine di uno degli addetti ai pirulini, si ruppe la macchina del playback. Si tornò così al karaoke sponsorizzato stavolta dalla lobby dei vestiti orribili.

La conduttrice della nuova edizione della kermesse fu Loretta Goggi la quale si impose facendo rapire Pippo Baudo dal mercenario senza scrupoli Vincenzo Mollica il quale spedì un lembo di parrucchino a Katia Ricciarelli accompagnato alla richiesta di riscatto consistente in statuette in marzapane di Mariele Ventre da giovane di cui Mollica va ghiotto. Erano anni complessi, quelli, cari i miei sbarbini. Anni in cui potevi vedere un testa a testa tra Eros Ramazzotti con Adesso tu e Renzo Arbore con Il clarinetto – dove il clarinetto era una leggera metafora del popparuolo. Penza tu. Provengono da quella kermesse Canzone triste di Zucchero (penultima) e la strepitosa Canzoni alla radio degli Stadio (ultima).

E come non citare No east, no west di Scialpi? Così: E come non citare?

Nel 1987 Pippo Baudo venne liberato da un commando specializzato in liberazioni di conduttori rapiti – anche detto Telecommando – e ritornò al potere. Per oltre venticinque anni nessuno seppe più nulla di Loretta Goggi. Un caso? Non credo.

Vinsero Tozzi, Morandi e Ruggeri con Si può dare di più. E secondo chi arrivò? Esatto! Proprio Toto Cutugno con Figli. Cioè proprio nel senso che la sera della finale la baby sitter gli diede buca e Toto fu costretto a portarseli sul palco della kermesse tutti e due (Secondo e Melo, ndr). Terzi Albano e Romina con Nostalgia canaglia che nel 2001 diventerà una delle torture più temute nel carcere di Guantanamo.

Il famoso momento in cui Morandi rivela all’Europa che gli ulivi di Al Bano hanno la xilella

Il 1988 fu l’anno dell’esilio di Pippo Baudo a Sant’Elena – condussero Miguel Bosé e Gabriella Carlucci – di Massimo Ranieri che vinse con Perdere l’amore, di Tullio De Piscopo e Andamento lento, ma soprattutto di Mino Reitano con Italia, canzone che immotivatamente feci cantare in classe (prima elementare) a tutti i miei compagni per settimane. Sul verso “…di terra bella uguale non ce n’è” ricordo benissimo che il mio compagno Andrea Borsetti – detto Smanofla, ndr – cantava “…interna nella quale non ce n’è” convinto proprio che dicesse così.

Ah, già: ho scordato di dirvi come si piazzò Toto Cutugno con Emozioni. Eh, immaginate.

La direzione artistica del 1989 credo fu affidata a una task force composta da Samuel Beckett, Blake Edwards, Mel Brooks, Eugène Ionesco e Martufello. Sennò non si spiega mica, dai. I conduttori furono i famigerati “Figli di”, ovvero: Gianmarco Tognazzi, Danny Quinn, Rosita Celentano e Paola Dominguin (sorella di Miguel Bosè) che in tutta la kermesse non imbroccarono nemmeno una preposizione semplice (guardate qui come esordirono nella seconda serata). Nella kermesse vinta da Fausto Leali (imposto dalla Red Bull, ndr. Un attimo che arriva. Ecco, ora dovrebbe essere arrivata) in coppia con Anna Oxa col brano Ti lascerò, trovarono posto Almeno tu nell’universo di Mia Martini, Cosa resterà (degli anni ’80) di Raf, Bambini (introdotta dalla Domenguin con un epico “andiamo avanti con le cazzioni”) di Paola Turci da una parte, con dall’altra: la inconcepibile Cara terra mia di Al Bano e Romina (“…come va, come va? Tutto ok, tutto ok!”), Vasco di Jovanotti ancora in fase Rovazzi, Esatto! di Francesco Salvi, Il babà è una cosa seria di Marisa Laurito e La fine del mondo di Gigi Sabani (“…me lo aspettavo un po’ più biondo”). Momenti di tensione quando si incrociarono dietro le quinte il cantante in gara nella categoria Emergenti Aleandro Baldi e l’ospite internazionale Ray Charles. I due, notoriamente, non potevano vedersi.

Se parlate con Toto Cutugno non chiedetegli mai robe tipo “…secondo te?”

Toto Cutugno, in gara con Le mamme, si piazzò, va be’, avete capito.

CURIOSITÀ:

– La controversa eliminazione dell’orchestra avvenne proprio nel senso di eliminazione fisica. Al termine dell’edizione ’79 i musicisti furono infatti freddati da un plotone di esecuzione composto da Claudio Cecchetto, Pippo Franco, i Righeira e Scialpi.

– La cantante e showgirl Loretta Goggi, dopo una improvvisa svolta vegana, cambiò nome in Loretta Goji.

– Nel 1986 generò scandalo Loredana Bertè la quale si palesò sul palco con un pancione posticcio a simulare una gravidanza. In pochi sanno però che, non disponendo la costumista di artifici per rendere l’effetto, alla cantante fu inserito Pupo nell’utero.

Anche Lady Gaga chiese a Pupo, ma declinò

– La canzone allusiva di Renzo Arbore Il clarinetto si intitolava originariamente Il popparuolo e narrava le gesta di un enorme membro maschile in realtà alludendo maliziosamente a un clarinetto.

– Nelle edizioni in cui Frate Cionfoli partecipò alla kermesse, fu appositamente creata per lui la categoria Spretati.

– In pochi ricordano che negli anni ’80 Toto Cutugno arrivò secondo anche a Miss Italia, alla Tirreno-Adriatico e al concorso Sosia di Toto Cutugno ’83 organizzato da Radio Intonaco FM.

– I calchi dei piedi di Cutugno sono impressi nella prestigiosa “Eternal Second Walk of Fame” di Fratta Polesine accanto a quelli di Leonardo Di Caprio, Raymond Poulidor, la nazionale di calcio olandese, Hector Cuper, Massimo Piloni, Giancarlo Alessandrelli e Giulio Nuciari.

RECORDMAN CONDUZIONI:

Pippo Baudo e Claudio Cecchetto (tre edizioni della kermesse a testa tra l”80 e l”89)

LE TRE CANZONI CHE INSPIEGABILMENTE NESSUNO RICORDA:

Scatole cinesi (Alessio Colombini, kermesse 1983. A 1:40 arriva il coro del SERT)

Se ti spogli (Giorgia Fiorio, kermesse 1984. Disagio)

Per noi giovani (Lijao, kermesse ’89. Disagissimo)

Menzione speciale per Amor mio…sono me degli Omelet (’80), Questa pappa di Aida (’89) e Stella di Brigitta e Benedicta Boccoli (’89. Scritta da Jovanotti. Solo la presentazione vale una vita di sacrifici).

IL VERSO DEFINITIVO 1980-1989:

“Non ti drogare che fa male e se ti droghi muori”

(Non ti drogare, Alberto Beltrami, kermesse del 1980)

Appuntamento col prossimo numero con dei delle cittuàààà, mani cucciole, solitudini e fiumi di parole: gli anni ’90.

Kermesse!!!11!!!1!!

23 gennaio 2017

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