Diritti e linguaggio di genere: le parole per raccontare le donne

Il movimento #MeToo, i diritti civili, il linguaggio di genere, la letteratura e le scrittrici del Novecento italiano. Di Silvia Mari e Alessandro Melia

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ROMA – Il movimento #MeToo, i diritti civili, il linguaggio di genere, la letteratura e le scrittrici del Novecento italiano. Di questo si e’ parlato oggi, nella sede dell’agenzia Dire, durante il primo speciale DireDonne al quale sono intervenute tre scrittrici: Nadia Terranova (che ha da poco pubblicato il suo secondo romanzo con Einaudi ‘Addio fantasmi’), Elena Stancanelli (candidata nel 2016 al Premio Strega con ‘La Femmina nuda’ per La Nave di Teseo) e Giulia Caminito, vincitrice del premio Bagutta opera prima 2017 con ‘La Grande A’ pubblicato da Giunti.

STANCANELLI: NO A LOBBISMO DI GENERE IN LETTERATURA

“Il linguaggio non è un cadavere da cui attingere, ha un genere e quindi c’è una questione sessista. In questo Paese ci sono troppe crisi di nervi. Non si può ‘dire di no’ alla declinazione di genere di alcune parole perché ci sembrano brutte. Tra dieci anni saranno acquisite. Ci sono parole ‘nuove’ che nel tempo ci abitueremo a sentire. Se ‘vigilessa’ vi sembra brutta, e magari ‘vigile’ è piu’ sensato, pazienza”. Sono le parole di Elena Stancanelli, scrittrice, candidata nel 2016 al Premio Strega con ‘La Femmina nuda’ per La Nave di Teseo, intervenuta oggi nella sede della Dire per il primo speciale DireDonne dedicato al linguaggio e al genere.

E’ quindi sensato, per la scrittrice, che il linguaggio diventi inclusivo della declinazione di genere. La novità che oggi sembra cacofonica, con la consuetudine diventerà assimilata. Non nasconde invece qualche perplessità sul ‘#MeToo’ “un movimento che parte dall’assunto che la molestia sia cugina della violenza”. Tra molestia e violenza per la scrittrice c’è confusione.

“Ritengo la molestia uno spazio semantico troppo complesso da circoscrivere per essere la base di un movimento che fa richieste di questo tipo. Difficile riconoscerla, raccontarla e dirimerla, soprattutto a distanza di anni da quando è avvenuta.
Questo mi sembra sia il vulnus del movimento, perchè va nella direzione delle gogne sociali. Occupiamoci soprattutto degli obiettivi, della parità salariale”.

Sulla letteratura invece, come su ogni forma d’arte, secondo Elena Stancanelli, prevale il sè, deve vincere il talento creativo e al di là di rapporti personali extraletterari non è percorribile un lobbismo di categoria. L’arte non è politica e non possono essere assegnate quote rosa per i premi.

“Non credo alla possibilità di fare lobbismo di genere nella letteratura. Cosa diversa è sulle questioni di diritto o in politica con le quote rosa, di cui peraltro sono sostenitrice. L’arte, la letteratura sono espressioni di se’ e fanno fatica a stare in una logica di genere o di gruppo. Amo certi scrittori e scrittrici, ma mi pare complicato combattere perchè ci siano piu’ donne scrittrici che vincano premi. Pari opportunità è un conto, ma l’ultimo miglio dipende dalla qualità del libro”.

CAMINITO: BENE #METOO, MA NEL LAVORO MANCA PARITÀ GENERE

Il movimento #MeToo, l’attivismo delle donne nella politica, “ha avuto delle ricadute anche nel mondo della letteratura, c’è sicuramente una maggiore sensibilità ed è probabile che gli effetti li vedremo più avanti, ma purtroppo ci sono studi che fanno vedere chiaramente come la situazione continui a non essere paritaria nel mondo del lavoro. In editoria, per esempio, più ci si avvicina ai vertici e più incontriamo uomini”. Lo ha detto Giulia Caminito, vincitrice del premio Bagutta opera prima 2017 con ‘La Grande A’, intervenuta oggi nella sede della Dire per il primo speciale DireDonne dedicato al linguaggio e al genere.

Secondo Caminito “il #MeToo, essendo un movimento nato sul web e non nelle piazze, ha generato degli scetticismi nelle femministe che scendevano in piazza, dubbi che io in parte condivido perché non amo le guerre social. I social, per come li
intendo io, sono canali di informazione e non luoghi dove tirare fuori i fatti propri”.

TERRANOVA: LE RAGAZZE NON STANNO PIU’ ZITTE

“Le ragazze oggi non stanno più zitte. C’erano tantissime donne che non vedevano l’ora di parlare e dunque il #MeToo ha portato nuovi spazi, anche se io sono molto affezionata alla piazza, più che al web”. Lo ha detto Nadia Terranova, scrittrice, intervenuta oggi nella sede della Dire per il primo speciale DireDonne dedicato al linguaggio e al genere.

Parlando di linguaggio, Terranova ha spiegato: “La lingua si trasforma, io personalmente non trovo così brutte parole declinate al femminile, possono sembrare cacofoniche ma è solo questione di abitudine. Condivido quindi la battaglia portata avanti dall’ex presidente della Camera, Laura Boldrini. Quando arriva una nuova parola al femminile io la adotto e basta, senza caricarla di significati che non ha”.

E la parola letteraria? “Quella è androgina, non ha nessun genere”. L’autrice di ‘Addio fantasmi’, pubblicato recentemente con Einaudi, ha sottolineato che “il vero problema è la rappresentazione della letteratura al maschile. Quello è un problema serissimo che va affrontato senza sensazionalismi”.

Terranova, dopo aver sottolineato di non apprezzare le alleanze letterarie tra donne, ha concluso: “Mi piacerebbe leggere piu recensioni che accomunano scrittrici a scrittori viceversa, perché oggi sembra che le donne figliano donne e gli uomini figliano uomini. Non ha molto senso”.

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22 Novembre 2018
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