Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi, un unico mistero lungo 35 anni

Le ossa rinvenute nella Nunziatura Apostolica di via Po a Roma, secondo le prime indiscrezioni, non apparterrebbero alle due adolescenti.

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ROMA – Nulla di fatto, anche questa volta. Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi continuano ad essere due ragazze scomparse, un unico mistero che va avanti da 35 anni. Le ossa rinvenute nella Nunziatura Apostolica di via Po a Roma infatti, secondo le prime indiscrezioni, non apparterrebbero alle due adolescenti ma risalirebbero addirittura a 100 anni fa.

Per avere l’ufficialità bisognerà aspettare ancora qualche giorno, il 30 novembre dovrebbe esserci l’esame definitivo, ma a quanto pare non ci sono più dubbi: Mirella ed Emanuela non sono ancora tornate dalla ‘terra degli sconosciuti’.

COSA AVVENNE NEL LONTANO 1983

Il 1983 è stato un anno che per più di un motivo ha segnato passaggi importanti nella storia del nostro paese e pure a livello internazionale. Che siano stati eventi sportivi o fatti di cronaca, sono stati comunque momenti importanti, alcuni anche irripetibili.

È proprio in quell’anno, l’11 gennaio, che ad esempio vede la luce Alessandra la prima bambina italiana nata in provetta. Altrettanti giorni dopo, è il 22, lascia un grandissimo del tennis mondiale: Bjorn Borg si ritira dopo aver vinto per 5 volte di seguito il Torneo di Wimbledon. Il 4 giugno, invece, rimanendo sempre in campo sportivo, in Francia l’Italia di basket vince il campionato europeo maschile.

Il 17 giugno un evento drammatico coinvolge un noto presentatore televisivo: con l’accusa di collegamento con la Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo viene arrestato Enzo Tortora, che sarà poi assolto con formula piena tre anni dopo. Il 25 ottobre, invece, vengono arrestati in Brasile Tommaso Buscetta e Tano Badalamenti.

Ma il 1983, oggi, viene ricordato soprattutto per due fatti di cronaca, distinti eppure simili tra loro, solo in un secondo tempo accomunati, che hanno Roma a fare da sfondo. Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi sono due adolescenti che nulla hanno in comune, l’una con l’altra. O meglio, non avevano. Perché nel giro di un mese, nel 1983, la loro vita cambia, e anche quella delle loro famiglie: in pieno giorno, sotto gli occhi di tutti, eppure nessuno ha visto, le due ragazze scompaiono, letteralmente volatilizzate.

È il 7 maggio, sono le 15.25, quando Mirella esce di casa e non farà più ritorno; è il 22 giugno, sono le 19.30, quando Emanuela viene vista per l’ultima volta in Corso Rinascimento, alle spalle di piazza Sant’Apollinare.

CHI È MIRELLA GREGORI

Mirella Gregori, romana, era una ragazza semplice, senza grilli per la testa, premurosa al punto che se, trovandosi fuori da casa, avesse fatto tardi pure di pochi minuti avrebbe avvisato casa. Quella mattina Mirella passa per il bar di famiglia, in via Volturno prima di tornare a casa. Come farà poi intorno alle 14. Rientrata, pranza, mentre suona il citofono: dall’altra parte dovrebbe esserci un certo Sandro, suo ex compagno di scuola. Va lei a rispondere, dando l’appuntamento alle 15.25 “alla scalinata del Bersagliere”, Porta Pia, al fantomatico Sandro per una rimpatriata anche con altri ex compagni. Mistero anche questo, perché contattati una volta sparita Mirella, gli altri ragazzi smentiranno, nessuna rimpatriata e soprattutto Sandro dimostrerà di essere da tutt’altra parte, con un alibi di ferro.

Qui entrerà in ballo un telefonista anonimo, ribattezzato come l’Amerikano, che chiamò al bar di famiglia, e fece capire di essere informato sui fatti. Come confermerà Maria Antonietta, la sorella di Mirella, “sicuramente aveva avuto mia sorella tra le mani”.

IL CASO ORLANDI

La cittadina vaticana Emanuela, invece, si trovava in pieno centro, zona piazza Navona, il 22 giugno. Introversa quanto ingenua, quel giorno aveva la sua solita lezione di flauto presso la scuola di musica in piazza Sant’Apollinare. Arriva in ritardo a lezione Emanuela, si era intrattenuta davanti palazzo Madama con un ipotetico rappresentante di cosmetici che le avrebbe offerto un lavoro a circa 350mila lire. All’uscita chiama casa, voleva sapere se accettare o meno, ma i genitori sono fuori e parla con la sorella Federica. Che la sconsiglia di accettare. E allora si consulta con le amiche, soprattutto ad una chiede cosa ne pensasse. Le due arrivano alla fermata dell’autobus in Corso Rinascimento, l’amica sale sul 70 mentre Emanuela si intrattiene con un’altra ragazza, forse compagna di scuola.  Sono le 19.30: la giovane cittadina vaticana non farà più ritorno a casa.

LA FIGURA DELL’AMERIKANO

Ed anche qui le telefonate anonime si susseguono. Prima due voci maschili, dicono di chiamarsi Pierluigi uno e Mario l’altro, che danno informazioni, pare, conosciute solo ai parenti di Emanuela; poi, come per Mirella Gregori, chiama l’Amerikano, che prima contatta il Vaticano, poi la famiglia facendo addirittura sentire loro una voce registrata che si pensava potesse essere quella di Emanuela. La presenza dell’Amerikano, ma soprattutto l’avvocato Gennario Egidio che diventa legale delle due famiglie ufficialmente associa i due fatti.

Negli ultimi 35 anni tanti saranno i depistaggi, le false piste, le segnalazioni più o meno pittoresche che faranno più volte tornare sotto i riflettori i due casi. Si è parlato del coinvolgimento del Vaticano e pure di quello della Banda della Magliana: Sabrina Minardi ha raccontato di aver visto il suo ex compagno Enrico De Pedis, Renatino, gettare in una betoniera due sacchi. Dentro c’erano i corpi delle due ragazze? Altro momento chiave della vicenda, il nastro lasciato sotto il colonnato di San Pietro dai rapitori, che avvisarono un’amica di Emanuela, che conteneva voci maschili e una femminile. Fu ritrovato il 17 luglio del 1983, ma prelevato da due funzionari vaticani. Una copia, per questo, fu lasciata in via Dataria, non distante da piazza Sant’Apollinare. Ma la copia pare fosse stata manomessa. Due adolescenti, due storie, un unico grande mistero.

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22 Novembre 2018
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