Papa Francesco perdona l'aborto, i ginecologi si combattono /VIDEO - DIRE.it

Sanità

Papa Francesco perdona l’aborto, i ginecologi si combattono /VIDEO

ROMA – Tutti i sacerdoti, d’ora in poi, potranno assolvere dal peccato di procurato aborto. Lo ha stabilito Papa Francesco firmando una ‘norma’ contenuta nella Lettera apostolica ‘Misericordia et Miseria’ e presentata nei giorni scorsi dall’arcivescovo Rino Fisichella in sala stampa del Vaticano. Ma cosa ne pensano i medici dell’interruzione volontaria di gravidanza? L’agenzia Dire ne ha intervistati due, di opposti ‘schieramenti’, rivolgendogli tre domande uguali. Ecco il botta e risposta tra la ginecologa ‘pro’ dell’ospedale San Filippo Neri di Roma, Mirella Parachini, compagna storica di Marco Pannella, e il ginecologo ‘contro’ del Policlinico Agostino Gemelli della Capitale, Giuseppe Noia.

– COSA NE PENSA DELL”APERTURA’ DEL PAPA ALL’ABORTO?

PARACHINI: “Penso che il Papa faccia il suo mestiere di Papa, affrontando la tematica dell’aborto da un punto di vista teologico e religioso che non è lo stesso mio. Io sono un medico che pratica l’interruzione volontaria di gravidanza in strutture mediche sanitarie protette: ci siamo battuti per anni per avere la possibilità che le donne potessero godere di prestazioni non clandestine e quindi non pericolose per la loro vita e la loro salute. Quindi io continuo a fare il mio mestiere di chi tutela la salute nelle donne”.

NOIA: “Quella del Papa non è una apertura all’aborto, il Papa ha solo ribadito quello che la Chiesa ha sempre detto, continuando a giudicare molto grave un fatto aberrante come togliere la vita ad un innocente. L”apertura’ del Papa è nei confronti delle donne che hanno avuto un’interruzione volontaria di gravidanza e nei confronti dei medici che l’hanno fatta, per poter facilitare la conversione e il ritorno a una vita di fede”.


– PUÒ SPIEGARE QUAL È LA SUA POSIZIONE SULL’ABORTO?

PARACHINI: “Non sono ‘favorevole’ all’aborto, non mi piace piace questa espressione. Io sono per la difesa della salute riproduttiva nelle donne, perché questo è un diritto che è stato riconosciuto dalle organizzazioni mondiali negli anni. Mi sembra che avere un figlio quando lo si desidera faccia parte dell’applicazione di questo diritto universale alla salute riproduttiva”.

NOIA: “Sono contrario perché ho scelto di fare il ginecologo per dare la vita e non la morte. In questi 35 anni di mia attività, anche tra le donne che ho accompagnato e che si trovavano in condizioni di vita fragile o ad avere a che fare con malformazioni, nessuna mai è tornata da me per dirmi che si era pentita di aver dato la vita al proprio figlio”

– COSA VUOLE DIRE ALLE DONNE CHE RICORRONO ALL’ABORTO?

PARACHINI: “Voglio dire che il nostro impegno, insieme con loro, dovrebbe essere quello di continuare a batterci affinché questo tanto vituperato atto medico non venga considerato ancora tale e che venga eseguito invece nel miglior modo possibile. Siamo in un Paese dove l’aborto farmacologico, che è una vera alternativa a quello chirurgico, è ancora relegato come un qualcosa che viene fatto in una minoranza dei casi. Io mi rivolgo alle donne e dico: ricordatevi che se smettete di battervi per i vostri diritti, nessuno lo farà al posto vostro”.

NOIA: “Vorrei dire di ponderare sempre questa scelta, di farsi consigliare e di avere consapevolezza che la scissione di quel legame unico, particolare ed universalmente noto come il rapporto tra madre e figlio, quando viene rotto purtroppo comporta gravi conseguenze fisiche e psicologiche”.


di Carlotta Di Santo, giornalista professionista

22 novembre 2016
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»