Tanzania, metti un frutteto nelle scuole - DIRE.it

Tanzania, metti un frutteto nelle scuole

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ROMA – Mango, arancio e avocado: in 18 scuole elementari della regione di Arusha, nel nord della Tanzania, stanno crescendo frutteti che arricchiscono di vitamine, minerali e fibre la dieta di migliaia di bambini. L’idea è di Istituto Oikos, una Ong italiana che opera in questo angolo d’Africa dal 1996. “Con la campagna ‘Un frutto al giorno’ stiamo offrendo un’integrazione nutriente alla dieta quotidiana di 8600 bambini in età scolare contribuendo a uno sviluppo fisico e psichico sano” spiega alla Dire Giorgio Colombo, il coordinatore nazionale.

L’assunto è che sia possibile ottenere risultati importanti in più ambiti, a cominciare dalla lotta alla malnutrizione infantile: in Tanzania i bambini a rischio fame sono almeno due milioni e 700 mila. “L’iniziativa consente di riportare al centro della comunità il valore dell’albero, che non solo permette di integrare una dieta locale povera di nutrienti, ma è anche strumento indispensabile per la riqualificazione del territorio” sottolinea Colombo: “Nella regione di Arusha la deforestazione ha provocato un progressivo inaridimento del suolo, mettendo a rischio sia l’ambiente sia il sostentamento delle popolazioni”.

L’impegno è affiancare un contributo immediato per il benessere dei bambini a uno a lungo termine sul piano dell’educazione. “Le attività nei frutteti si accompagnano a campagne ambientali e nutrizionali condotte nelle scuole insieme ad esperti locali” spiegano i responsabili dell’Ong, che questa settimana compie 20 anni. “Si tratta di un investimento sul futuro: far crescere germogli che fruttificheranno per generazioni e formare studenti che saranno i genitori di domani, in grado di trasmettere ai propri figli buone abitudini alimentari”. A oggi, nel nord della Tanzania, sono stati piantati 1500 alberi. Una piccola foresta che respira insieme con quelle sorte negli altri Paesi d’Africa, Asia e America Latina dove in 20 anni Istituto Oikos ha curato oltre 200 progetti.

di Vincenzo Giardina, giornalista professionista

 

 

22 novembre 2016
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