Viaggio tra i Waci, etnia del Sud del Togo

ROMA  – I ‘waci‘ sono un’etnia del sud del Togo. Un popolo ricco di simboli e molto religioso. Uno sguardo alla sua cosmo visione. I waci’ considerano il mondo un insieme organico, costituito da quattro elementi: terra, cielo, fuoco e acqua. Se l’acqua discende dal cielo (ne e’ il serbatoio), il fuoco proviene dalla terra, ma e’ legato al cielo attraverso il fulmine. Calore e frescura determinano i momenti del giorno. Elementi che sono pero’ anche presenti negli animali (che possono essere di sangue freddo o caldo), nelle piante e nelle pietre. Erbe, piante e arbusti sono chiamati ‘ama’ (lett. ‘legumi’), ma anche alcune pietre possono essere denominate con questo termine. Le piccole meteoriti cadute dal cielo, ad esempio, sono “portatrici di fuoco”, come lo sono le pietre contenenti ferro. Con questo minerale si costruiscono utensili e armi con cui e’ possibile “ferire” il suolo materno o uccidere persone. In questo senso, armi e utensili di ferro sono “legati al fuoco”. Gli utensili legati al vodu‘, invece, sono detti ‘adanu‘ (‘strumenti di collera’). Questo termine richiama gli adaha, i canti eseguiti in tempi particolarmente sacri, così definiti per la loro stretta connessione con la collera. Questo sentimento ha sede nell’intestino. Una persona in preda alla collera dice: ‘Me do dome dzo’ (‘ho il fuoco nel ventre’).

togo

Anche altri sentimenti, meno violenti dell’adanu, hanno legami con il fuoco, ma risiedono nel cuore. La persona adirata dice: ‘Me bi dzi’ (‘ho il cuore acceso’). La febbre e’ spiegata come presenza del fuoco nel sangue di una persona. Questo “ardore” deve trovare il suo punto culminante (o crisi), prima di poter essere “attaccato” dall’acqua per ricondurre il sangue alla sua temperatura normale. Il sentimento della pace, invece, e’ reso dall’ espressione “freschezza della pelle” e la sensazione e’ ascritta all’acqua. Le “liti” tra fuoco e acqua riscontrabili nel corpo di un individuo richiamano contrasti ben piu’ grandi, a livello di cosmo. Un mito racconta che sole, luna e terra vivevano insieme; poi il sole litigo’ con la terra, la luna questiono’ con il sole e bisticcio’ con la terra. Anche oggi, in occasione di un’eclisse, si dice che “i tre litigano”. Insito nella creazione, questo continuo conflitto condiziona l’uomo, il quale deve ricorrere ai riti situtu o afladodo per ricomporre l’armonia dopo una lite e ritrovare l’inserimento nella comunita’. Fuoco e acqua sono usati in molti riti. La loro lotta va ritualizzata, ma in modo tale che cessi di essere “lite” per diventare “integrazione”. Nel rito di ‘ahwadagbe’ (o “grande celebrazione del fuoco”, sceso dal cielo attraverso il vodu’ hebiesso), gli iniziati si accostano al fuoco sacro e chiedono di potersene impossessare, per continuare sulla terra ‘la grande lotta dei vodu” contro i disgregatori dell’ordine sociale e cosmico. Il ruolo dei vodu’ e’ di salvaguardare questo ordine, perche’ gli uomini non scompaiano dalla faccia della terra, e il sole, la luna, le stelle e la terra non “cadano” dalle loro “forcelle”, sulle quali ruotano dolcemente, e “si sfracellino l’uno con l’altro”, provocando la totale distruzione del cosmo. Anche se in lotta, fuoco e acqua chiedono alla persona umana di essere ‘nutifafa‘ (“apportatrice di pace”), perche’ l’intero cosmo trovi la stessa ‘freschezza’ (pace) che essa avverte sulla propria pelle quando e’ irrorata dall’acqua. (Dire-Misna)

22 Nov 2015
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