Burkina Faso, le miniere d'oro della sofferenza - DIRE.it

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Burkina Faso, le miniere d’oro della sofferenza

ROMA – Ogni giorno, migliaia di persone cercano la fortuna nelle miniere d’oro artigianali del Burkina Faso. Dove le condizioni di lavoro sono misere. E tanti bambini rischiano la vita.

miniera

Il sole non e’ ancora sorto, Jean Pierre si incammina su sentieri di terra battuta che conducono alla miniera. Inizia un altro giorno come tanti altri. Cinque anni fa ha lasciato il suo villaggio per lavorare nella miniera. La miniera d’oro di Alga si trova a circa 130 km a nord della capitale Ouagadougou e a vederla si resta impressionati. All’esterno e’ un pendio brullo ricoperto di polvere grigia e crivellato da decine di pozzi, alcuni coperti da capanne fatiscenti. Centinaia di persone si affannano intorno a questi buchi. La polvere nasconde le facce e i vestiti. Di tanto in tanto un’esplosione sotterranea crea un geyser di terra. Questo rumore e’ accompagnato dal costante martellamento dei macchinari e dai clacson delle moto che sfrecciano lungo sentieri stretti, trasportando minerali e persone e scacciando al contempo le persone che si muovono a piedi.

Ad Alga l’oro si estrae da piu’ di 30 anni, dice Elia Sawadogo, proprietario di una miniera, “ma quando, alcuni anni fa e’ stato trovato un grosso giacimento la popolazione da queste parti e’ esplosa: ora qui vivono circa 7.000 persone, la maggior parte burkinabe’, una minoranza originaria dei paesi vicini. Arrivano anche 40 nuove persone al giorno”. Insieme a Jean Pierre sono in tanti a lavorare sotto terra e altrettanti in superficie come meccanici e operatori di macchina. Ogni mattina, il rituale si ripete. I minatori di Alga scendono su verricelli alimentati a mano in pozzi che raggiungono piu’ di 170 metri di profondita’. Lavorano su due turni di 12 ore ciascuno, prima per scavare un pozzo e raggiungere la profondita’ della falda aurifera, poi procedendo in orizzontale per seguire le vene d’oro. Per estrarre il metallo si usa la dinamite. Poi le rocce sono messe nei sacchi e portate in superficie.

“A queste profondita’ dobbiamo usare i compressori per pompare aria fresca- ci racconta Amadou, un minatore esperto. Poi i fumi del compressore invadono il cunicolo e laggiu’ diventa ancora piu’ caldo“. Caschi, guanti, stivali di sicurezza e altri dispositivi di protezione sono sconosciuti ad Alga. Chiunque puo’ entrare liberamente nei pozzi e negli hangar di lavaggio. Si vedono anche bambini che strisciano nella polvere tra il frastuono dei generatori e degli altri macchinari. Alcuni di loro hanno meno di 10 anni e lavorano frantumando le pietre in ciottoli o separano l’oro usando il mercurio, che e’ tossico. Molti bambini usano anfetamine per andare avanti, per ridurre l’ansia e diminuire la fame.

Mohammed, responsabile di un gruppo di minatori, la definisce “una questione di coraggio personale”. “Se un bambino e’ abbastanza coraggioso- dice- puo’ anche lavorare nei pozzi. L’eta’ non c’entra”. Anche se l’estrazione artigianale utilizza attrezzature molto semplici, richiede ugualmente investimenti molto alti. A volte si impiegano anche cinque mesi per raggiungere la vena aurifera, almeno secondo Albert Ousse, investitore e gestore di una miniera a Tikando, 400 km a sud-ovest di Ouagadougou. Ousse ricorda che una volta gli operai hanno scavato per circa due mesi prima di iniziare a estrarre l’oro.

Durante questo periodo di ricerca l’unica ricompensa per i minatori e’ il cibo. E’ l’investitore a pagare, cosi’ come sono a suo carico le attrezzature di scavo. I minatori ricevono soldi solo nel momento in cui portano fuori dalla miniera sacchi con rocce aurifere. Se una miniera ha il permesso di operare, il titolare ottiene la sua quota nell’organizzare la sicurezza e la gestione dei rapporti con le autorita’ locali. Ad esempio, Ousse richiede il 20% di tutta la produzione mineraria. Se i pozzi sono scavati su terreni privati, il proprietario ha diritto anche a una quota compresa tra l’1% e il 10%. I restanti introiti sono divisi tra l’investitore che ha finanziato i pozzi e i minatori che hanno scavato le rocce. I minatori distribuiranno a loro volta le quote secondo l’anzianita’. I minatori pagano poi operai per frantumare e lavare le rocce. Fino all’ultimo anello di questa catena, i minatori non sanno quanto oro e’ contenuto nelle loro pietre. I minatori possono quindi andare avanti senza reddito per mesi, ma il profitto alla fine puo’ essere importante: ci sono storie di minatori che hanno trovato vene estremamente redditizie e sono diventati abbastanza ricchi. Ma questi fortunati sono molto pochi. “Ho fatto il minatore per 16 anni”, racconta Bamoro Maadi della miniera a Tikando, “ma fino ad ora, non ho avuto molta fortuna”. Comunque Maadi e i suoi colleghi ammettono che guadagnano di piu’ dal lavoro in miniera che da quello nei campi. I redditi possono essere in media piu’ di 10.000 franchi Cfa (17 dollari) a settimana. I rendimenti minerari su piccola scala sono di circa 900 chilogrammi d’oro l’anno, mentre l’estrazione a livello industriale e’ di 30 tonnellate, secondo una recente relazione della Extractive Industries Transparency (Eiti), che controlla il giro d’affari legato a petrolio, gas e miniere.

Ma, secondo Kevin Telmer, direttore esecutivo dell’Artisanal Gold Council (Agm), una ong canadese che lavora con i piccoli minatori, il vero valore realizzato dai lavoratori artigianali potrebbe raggiungere le 20 tonnellate l’anno. In Burkina Faso le miniere d’oro artigianali impiegano circa 200.000 persone direttamente. Fino a cinque volte piu’ lavoratori sono occupati in servizi associati. Le miniere industriali altamente meccanizzate non possono eguagliare questo potenziale occupazionale. Ma la maggior parte di questi minatori lavorano per un salario da miseria in pozzi pericolosamente fragili senza dispositivi di protezione e sono esposti a sostanze chimiche tossiche. Una volta tornati in superficie i lavoratori non hanno abbastanza soldi per pagarsi l’affitto in una delle poche capanne di Alga. Cosi’ dormono all’aperto, sulla nuda terra e senza coperte perche’ non c’e’ spazio per riporre gli effetti personali. I piu’ fortunati, come Jean Pierre, si stendono in capanne di paglia nei pressi della miniera. (Dire-Misna)

22 novembre 2015
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