Dalle auto blu al terrore del mutuo, al Circo Massimo il M5s è diventato adulto

ROMA – Lo dice anche Beppe Grillo: “Quando sono arrivato al Circo Massimo ho visto un casino di auto blu e mi sono preoccupato. Poi mi hanno detto ‘tranquillo Beppe, sono dei nostri'”. Ecco. Oggi “i nostri” non sono più i “portavoce” sbarcati in quella scatoletta di tonno che doveva essere il Parlamento. Non solo. Oggi “i nostri” sono ministri, presidenti di commissione, vicepremier. E’ l’Italia cinque stelle di governo. Non può che essere diversa dalle altre: da Imola, da Palermo, da Rimini, dal Circo Massimo di quattro anni fa. C’e’ meno gente, ma i numeri lasciano il tempo che trovano.

I meet up sono stati spazzati via: non ci sono più i gazebo regionali, pieni di militanti e rappresentanti locali, oggi ci sono i maxi gazebo che ripercorrono la storia del Movimento, abbelliti da enormi pannelli con le foto di Gianroberto Casaleggio e Alessandro Di Battista. Il Movimento, è palese, è cambiato. E’ cresciuto, è diventato adulto. Lo dice anche Luigi Di Maio nella lettera che legge sabato sera dal palco: dall’infanzia (le piazze) il Movimento è passato attraverso l’adolescenza (l’arrivo in Parlamento) fino all’eta’ adulta (il governo, appunto).

Ecco allora che al posto dei motorini e delle bici con cui si veniva al Circo Massimo ci sono le auto blu. Laddove “la gente sarà la mia scorta” ci sono i bodyguard: Alfonso Bonafede ascolta Di Maio tra il pubblico, sabato sera, circondato da almeno sei uomini della sicurezza. Danilo Toninelli gira tra gli stand e si concede a mille selfie guardato a vista da tre ragazzoni della sicurezza. A Palermo, un paio di anni fa, Virginia Raggi ballava in mezzo ai militanti. Oggi fa un capatina tra di loro il sabato sera; la domenica pomeriggio a comizi finiti si concede per qualche selfie ma solo dietro le transenne che sono sotto al palco, quasi come una navigata rock star.

L’anno scorso a Rimini Roberto Fico si concesse una lunga passeggiata tra gli stand, ed era il momento di maggior frizione tra lui e Di Maio, oggi resta ben protetto dietro il palco. Nemmeno Grillo nè Giuseppe Conte si fanno vedere tra i militanti. Questi si devono accontentare del ministro Bonisoli, di qualche parlamentare. L’ordine di scuderia, per deputati e senatori, era di indossare una maglia gialla per farsi riconoscere dai militanti ‘semplici’: più di qualche eletto però resta in borghese, difficile dargli un volto e un nome. Grillo dal palco è il solito mattatore, l’impareggiabile “puttana da palcoscenico”, come si definisce lui stesso. Scherza e prende in giro i militanti, camminando su quel filo che potrebbe quasi far pensare che li stia prendendo in giro sul serio.

Siete vecchi dentro, non sapete leggere un testo complesso, non capite niente” e via con l’insulto amichevole, ironico, che gli fa incassare solo applausi. Tra il pubblico c’è tanta gente che, ad ascoltarla, racconta di venire da una storia di sinistra: i Ds, il Pci, il Pds. Sigle e nomi che forse nemmeno alla Leopolda si sentono più. Non è difficile trovare qualcuno che parli male di Matteo Salvini, l’alleato di governo. Però, ecco la panacea per qualsiasi male, “c’è il contratto”. Funziona come “scoiattolo” in quel vecchio capolavoro della Pixar ‘Up’: qualcuno dice la parola “contratto” e tutti obbediscono automaticamente, in ordine sull’attenti.

Tutt’intorno ci sono gli stand col cibo, con la birra, l’area bimbi, il banchetto dei souvenir. Ci sono poche bandiere, molte meno che in passato. Tante maglie, anche delle scorse edizioni. Ci sono una decina di esponenti del movimento No Tap, critici ma non belligeranti. Giuseppe Conte sul palco è “il primo presidente del Consiglio a partecipare a una festa del Movimento cinque stelle”, come sottolinea Di Maio. Che il sabato sera è in camicia e la domenica in completo con cravatta. “Siamo partiti dal nulla– ricorda ai militanti- e oggi siamo al governo. Un giorno anche voi potrete essere deputati o senatori“. Il biglietto d’oro è sventolato sotto il naso di migliaia di elettori: chissà che un giorno uno di loro non arrivi davvero in Parlamento.

Qualcosa, però, non cambia, resta in linea col passato. E’ la ricerca di un nemico. Più facile quando si sta all’opposizione, quando si scende in piazza per gridare un “vaffa”. Oggi con chi te la prendi? Ci pensa Grillo, soprattutto. Arrivano così la battutaccia su Macron, le frecciate ai ‘tecnocrati’ di Bruxelles che bocciano la manovra economica del governo. Vito Crimi spara a zero contro i giornalisti: “Entro il 2020 toglieremo ogni finanziamento ai giornali”, promette e incassa il boato del pubblico. Grillo poi punta dritto verso il Quirinale: “Il presidente della Repubblica ha troppi poteri– grida- dobbiamo toglierglieli”. I militanti sono in visibilio: Mattarella, mai nominato direttamente, diventa il bersaglio da additare dal palco della festa governativa. “Non è più in sintonia col nostro modo di pensare”, arringa Grillo. Alla fine dei comizi, dopo l’ormai immancabile blues di Grillo, i militanti scappano via.

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Tutta la giornata è stata una corsa contro la pioggia, che arriverà solo verso le venti, quando il Circo Massimo è già vuoto da un bel po’. Per il timore dell’acqua il palco apre un’ora prima, gli interventi vengono accorciati. Mentre la folla defluisce, si forma un capannello intorno ad alcuni esponenti del Movimento. C’è Dino Giarrusso, che parla con Pierpaolo Sileri, presidente della commissione Sanità al Senato. Parlano di mutui e di spread. C’è il rischio, dicono, che le banche se ne approfittino per aumentare i tassi dei mutui, facendo lievitare le rate a svantaggio dei cittadini. Sembra una gag ma non lo è.

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22 ottobre 2018
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