Tv. Anche in Italia sbarca Netflix, cosa cambia

ROMA – Da oggi è disponibile Netflix anche in Italia e così cambia il mondo della distribuzione di film e di serie tv nel Paese. Di questo e di altro si è parlato oggi al Festival Eurovisioni, al Palazzetto del Burcardo della Siae a Roma, con l’obiettivo di affrontare le questioni legate alle identità locali e alla salvaguardia delle diversità culturali nell’epoca del digitale. Con 62 milioni di abbonati in 54 Paesi, un consumo di circa 2 miliardi di ore al mese tra film e programmi tv e 5,5 miliardi di dollari incassati nel 2014, secondo i dati presentati, Netflix è un colosso nel mondo della distribuzione audiovisiva che mette in discussione i mezzi conosciuti finora in Italia.

netflix

Non solo dal punto di vista commerciale, anche culturalmente il rischio denunciato con lo sbarco di Netflix è quello di una globalizzazione dell’offerta, spostandola fortemente verso produzioni statunitensi con la maggior parte della programmazione della piattaforma costituita da prodotti ‘made in Usa’.

Nel giorno in cui ‘Eurovisioni’ ricorda il decimo anniversario della convenzione Unesco sulla protezione e la promozione della diversità culturale, la discussione si concentra sulla possibilità di salvaguardare la diversificazione dei prodotti nell’era digitale.

“In rapporto all’accezione culturale, Netflix non è un grande cambiamento, perché il 90% dei contenuti nei principali mercati restano americani, accompagnati da un po’ di contenuti locali, soprattutto nella fase iniziale in cui loro entrano sui mercati” spiega Giacomo Mazzone di Eurovisioni, sottolineando che il lancio di nuove serie tv locali viene utilizzato solo per promuovere l’avvio del servizio in un Paese, ma che non seguono altri grandi investimenti dopo il primo, se si guarda agli esempi di altri paesi europei dove la piattaforma si è già stabilizzata. Secondo i dati forniti durante l’incontro, nel 2015 sono state trasmesse solo 320 ore di programmi originali su Netflix e gli investimenti in contenuti, nel 2014, rimangono più bassi rispetto a quelli degli altri grandi attori mondiali nel campo dell’audiovisivo, come per esempio la Bbc.

“Netflix in realtà è una grande piattaforma di distribuzione- prosegue Mazzone- La loro bravura sta proprio in questo, tanto che su 2189 dipendenti, 1200 sono informatici”. Eppure l’arrivo in Italia della Netflix può essere considerato “un’opportunità” per Francesco Angelo Siddi, membro del Cda della Rai. “La Rai è stata il primo operatore europeo a stipulare un accordo per la fornitura di contenuti. Si è partito con ‘Suburra’ e altri titoli stanno arrivando- spiega Siddi- Chiaramente la Rai rimane la Rai, il servizio pubblico, è una cosa diversa e non bisogna confondere. Tuttavia, anche quella è una piattaforma che, entrando nel consumo dell’audiovisivo, rappresenta un’opportunità per un’azienda come la Rai che produce innazitutto e diffonde contenuti di qualità”.

di Camilla Pischiutta

22 Ottobre 2015
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