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Tumore rene, 6.840 diagnosi l’anno effettuate ‘per caso’/ Video

ROMA – Ogni anno in Italia quasi 6.840 persone scoprono ‘per caso’ di avere il tumore del rene: il 60% delle nuove diagnosi avviene infatti grazie a controlli eseguiti per altri motivi. Se la malattia è individuata in fase iniziale le possibilità di guarigione superano il 50%, ma ancora troppi cittadini ignorano i principali fattori di rischio come fumo di sigaretta, obesità e ipertensione.

I dati sono emersi nel corso della conferenza stampa organizzata oggi a Roma dalla Favo – Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, in occasione della prima Giornata mondiale contro il tumore del rene promossa dall’International Kidney Cancer Coalition (Ikcc), rete internazionale di associazioni di pazienti provenienti da tutto il mondo.

I principali fattori di rischio

“Il fumo di sigaretta aumenta del 54% le probabilità di sviluppare la malattia fra gli uomini e del 22% fra le donne- hanno fatto sapere il professor Giuseppe Procopio, membro del direttivo nazionale Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica), e il dottor Camillo Porta dell’Oncologia Medica della Fondazione Irccs Policlinico ‘San Matteo’ di Pavia– Un ruolo particolare è attribuito al sovrappeso, a cui va ricondotto il 25% delle diagnosi. Un dato preoccupante se consideriamo che il 45% degli italiani over 18 è in eccesso di peso. È stato stimato un incremento del rischio pari al 24% negli uomini e al 34% nelle donne per ogni aumento di 5 punti dell’indice di massa corporea. Anche l’ipertensione arteriosa è un fattore di rischio ed è associata a un incremento del 60% delle probabilità rispetto ai normotesi”.

Per questo, secondo gli esperti, è importante trasmettere ai cittadini i messaggi della prevenzione. “L’impiego sempre più diffuso della diagnostica per immagini– hanno proseguito Procopio e Porta- consente di individuare la malattia in pazienti monitorati per altre cause. Sono le cosiddette diagnosi ‘casuali’, estremamente importanti perché spesso mostrano la malattia in fase iniziale”.

Iannelli: “Obiettivo della Favo è avviare un processo di sensibilizzazione globale e locale”

Nel 2016 in Italia sono stati intanto registrati 11.400 nuovi casi, in tutto il mondo ogni anno se ne stimano circa 338mila (925 ogni giorno, uno ogni 90 secondi). E nonostante si preveda un aumento delle diagnosi entro il 2020 (+22%), ancora oggi le cause di questa malattia restano in gran parte sconosciute. “La Giornata mondiale- ha spiegato Elisabetta Iannelli, segretario generale della Favo- è un’occasione per ridurre i confini e migliorare la collaborazione tra associazioni dei pazienti, società scientifiche dei medici ed istituzioni a livello globale. Vogliamo sensibilizzare la comunità intera su un tema ancora oggi poco discusso”.

L’obiettivo della Favo, dunque, è avviare un processo di sensibilizzazione globale e locale sulle regole della prevenzione, sui sintomi e sui fattori di rischio del tumore del rene. “In Italia lanciamo la nuova edizione dell’opuscolo su questa neoplasia– ha aggiunto Iannelli- che contiene anche consigli sugli aspetti sociali ed assistenziali che impattano sulla vita quotidiana dei malati e della loro famiglia”.

La pubblicazione fa parte della Collana del Girasole e può essere scaricata dal sito dell’Associazione Italiana Malati di Cancro (AIMaC, www.aimac.it). Una delle iniziative chiave organizzate dall’Ikcc in occasione della Giornata è il quiz interattivo (Q&A day) composto da 7 domande e disponibile online (www.worldkidneycancerday.org). Per ogni quiz completato saranno donati 5 euro alla ricerca: l’iniziativa, per avere la maggior visibilità possibile, vuole raggiungere la massina condivisione sui canali social.


Le possibili terapie

“Nei tumori renali la chemioterapia e la radioterapia si sono dimostrate storicamente poco efficaci- hanno sottolineato i professori Michele Gallucci, direttore dell’Urologia all’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, e Francesco Cognetti, presidente della Fondazione ‘Insieme Contro il Cancro’– L’oncologo, insieme all’urologo e all’équipe multidisciplinare, decide qual è il trattamento migliore prendendo in considerazione diversi fattori. L’intervento chirurgico, conservativo quando possibile, è spesso la sola arma necessaria per raggiungere la guarigione”.

“Un tempo la nefrectomia totale, cioè l’asportazione totale del rene, era un intervento indispensabile- hanno spiegato-, oggi è programmato in casi particolari. Infatti è dimostrato che la chirurgia robotica mininvasiva permette di preservare la maggior quota di rene ‘sano’ senza differenze nelle possibilità di guarigione rispetto all’asportazione totale dell’organo”.

Dall’incontro è ancora emerso che la sopravvivenza a 5 anni in Italia è pari al 71% (70% uomini e 72% donne), statisticamente più elevata della media europea (60,6%) e del nord europa (55,8%). Va considerato che circa un quarto dei pazienti, anche se operati in maniera radicale, va incontro a recidiva.

“Per le persone con neoplasia in fase metastatica, i farmaci a bersaglio molecolare hanno permesso di allungare la sopravvivenza di oltre 2 anni- hanno spiegato gli esperti della Favo- Tali terapie sono caratterizzate da un comune denominatore: svolgono un’azione ‘anti-angiogenica’, hanno cioè la capacità di inibire la formazione di nuovi vasi sanguigni. In particolare l’introduzione degli inibitori delle tirosin-chinasi, in seguito alla scoperta di una peculiarità del carcinoma a cellule renali metastatico cioè della sua particolare propensione a indurre vasi neoformati, ha profondamente cambiato le prospettive di cura”.

Nel 2016 lo scenario terapeutico europeo si è intanto arricchito di nuove molecole con meccanismi d’azione diversi. Da un lato l’immunoterapia e dall’altro i nuovi inibitori tirosin-chinasici fra i quali il cabozantinib, che ha evidenziato miglioramenti clinicamente significativi in uno studio di fase 3 nei parametri di efficacia più importanti: sopravvivenza globale, progressione libera da malattia e tasso di risposta obiettiva.

La campagna di sensibilizzazione

“Aiom e Favo- ha detto infine il dottor Procopio- realizzeranno nei prossimi mesi una campagna di sensibilizzazione sul tumore del rene che spazierà dalla prevenzione all’assistenza ai pazienti e familiari, con una forte ricaduta sui social network. Tra le iniziative un sondaggio rivolto ai cittadini per valutare il loro livello di conoscenza della patologia e uno indirizzato ai pazienti per fotografare il loro livello di qualità di vita, le aspettative e la fiducia nelle terapie. Per raggiungere la popolazione generale organizzeremo anche incontri nei centri anziani di dieci città dove gli oncologi medici si recheranno per tenere lezioni di prevenzione e informazione”.

Oggi in Italia vivono più di 118.760 cittadini dopo la diagnosi. E a portare la sua esperienza, oggi alla conferenza organizzata da Favo, anche la scrittrice e stilista Marina Ripa di Meana: “Nel 2001 mi diagnosticarono un cancro del rene- ha raccontato- Ho vissuto molti momenti duri, soprattutto a causa dei numerosi interventi chirurgici e delle terapie. Mi asportarono subito il rene malato”.

“Nel 2009- ha proseguito- fui sottoposta ad altre quattro operazioni, di cui tre ai polmoni, a distanza di un mese una dall’altra. Ma ho sempre pensato che ce l’avrei fatta, che questa sfida l’avrei vinta io. Oggi posso dire a gran voce che non si tratta più di un ‘male incurabile’, ma di una malattia curabile che nel tempo, come nel mio caso, può diventare cronica. Io ne sono la testimonianza vivente. In più sono fortunata perché sono sempre stata molto attenta al cibo, all’esercizio fisico e in generale- ha concluso- a uno stile di vita sano”.

22 giugno 2017

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