Questione Brexit, il Guardian la spiega punto per punto - DIRE.it

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Questione Brexit, il Guardian la spiega punto per punto

gran bretagna_gbROMA – Alla vigilia del Brexit, uno dei piu’ affermati quotidiani britannici, il ‘Guardian‘, pubblica un articolo nel quale spiega ai votanti il proprio punto di vista sulle principali obiezioni dei ‘leave’, suggerendo ai lettori di riflettere bene prima di compiere la propria scelta. Scelta che, secondo il giornale, “avra’ importanti implicazioni per il Paese – e per il continente – per i prossimi anni a venire”.

L’articolo parte dal primo argomento avanzato dai ‘leave’: l’Unione europea e’ un organismo non democratico e burocratico. “L’aggettivo democratico puo’ essere definito in molti modi” scrive il giornale, osservando che l’Ue in effetti “appare molto meno democratica della maggior parte dei paesi. Tuttavia- l’affondo del quotidiano- qualcuno potrebbe sostenere che un paese governato da una monarchia ereditaria, con una Camera alta non eletta dai cittadini e una maggioranza parlamentare basata sul 35% dei voti della popolazione non sia molto piu’ democratico”.

Anche la critica di ‘organo burocratizzato’ viene indebolita: “e’ un fatto relativo: l’Unione ha 55mila funzionari. Il Regno Unito 440mila”.

Secondo punto, l’aspetto economico: “non e’ vero che Londra invia a Bruxelles 350mila milioni di sterline a settimana – come sostengono i fautori dell’uscita dall’Europa – sono 140. Certo- prosegue l’autore- sono comunque molti soldi. Ma in cambio facciamo parte del Mercato unico europeo. verso il quale esportiamo la meta’ nei nostri prodotti e servizi e inoltre, secondo gli economisti, questa partecipazione e’ molto positiva per l’economia del Paese”.

A seguire, i seguaci del Brexit denunciano la perdita’ di controllo sull’afflusso dei migranti, fatto che ha determinato il crollo dei salari.

Per il Guardian invece non solo il Regno Unito ha giovato delle soluzioni comuni trovate sul tema, ma anche dell’impulso vantaggioso dato dagli immigrati all’economia interna, cosi’ come sosterrebbero alcuni esperti: secondo l’Ocse ad esempio, dal 2005 avrebbero favorito i raddoppiamento del Prodotto interno lordo.

Quarto punto, il terrorismo. Con l’apertura delle frontiere l’ingresso dei terroristi e’ piu’ semplice. ma per il Guardian anche tale argomento e’ debole. “Prima di tutto la Gran Bretagna non e’ parte dello spazio di libera circolazione creata col trattato di Schengen– scrive- quindi non ha ceduto al controllo dei propri confini”.

Nonostante questo, “Londra e’ parte del ‘sistema Schengen’, che consente lo scambio di informazioni con gli altri Stati membri”, e puo’ anche usufruire dei database del Sistema informativo del casellario europeo e di Europol.

Infine, il fatto che Bruxelles detti molte piu’ regole del Parlamento stesso. Di fronte a questa critica il Guardian ricorda che il Paese ha il sistema del lavoro meno regolamentato d’Europa, quindi i regolamenti europei “sono necessari”. D’altro canto, altri che interessano altri settori non influenzano in alcun modo la legislazione interna. “Allo stato attuale, bisogna capire cosa significa esattamente ‘Recuperare la propria sovranita’”, poiche’ oggi, “a causa dei meccanismi imposti dalla globalizzazione, della mobilita’ dei capitali e dal potere esercitato dalle multinazionali”, tale valore “ha un peso minore rispetto a quello che rappresentava in passato”. Quindi la conclusione: “piuttosto che ‘aver abdicato” alla propria liberta’ decisionale, “si potrebbe ragionevolmente pensare che appartenere all’Ue rappresenti un modo piu’ efficace di esercitare tale potere”.

22 giugno 2016
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