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Sentimenti in musica, è festa a Regina Coeli

regina coeliROMA  – Quando varchi l’ingresso a Regina Coeli hai l’impressione di entrare in un pezzo di storia di Roma: si affaccia sul Tevere, è a due passi dal centro, da Trastevere. E poi come recita il detto a via della Lungara, dove c’è appunto il carcere, “ce sta ‘n gradino, chi nun salisce quello nun è romano, nun è romano e né trasteverino”. Anche se la tradizione vuole che i gradini siano tre.

Una volta dentro due lunghi corridoi freddi, spogli, accompagnano a volte i visitatori, a volte chi ha commesso un errore: tra l’uno e l’altro grandi e pesanti portoni che quando si chiudono alle spalle qualche brivido lo lasciano. Si arriva ad una sorta di piccola piazza interna sovrastata da un dipinto religioso: ti lascia quasi senza fiato, ad un certo punto ti aspetti di vedere spuntare il Libanese o il Freddo di Romanzo Criminale. E invece no. Prendendo un altro corridoio si arriva a quello della biblioteca che porta diritto diritto ad una sala dotata anche di un piccolo palco. Ed è lì che in occasione della ‘Festa della musica’, un momento emozionante, toccante, ha caratterizzato il pomeriggio di un gruppo di detenuti. ‘Musica dentro’ è l’evento con cui musicisti e detenuti hanno festeggiato insieme appunto la Festa. È stata la ciliegina sulla torta che ha concluso l’edizione di quest’anno del progetto di musicoterapia in carcere ‘Musica dentro’, voluto e finanziato dall’associazione ‘A Roma, Insieme – Leda Colombini’ e dalla direzione del penitenziario e coordinato dalla musicoterapista Silvia Riccio. Quest’ultima è stata la grande protagonista dell’evento, coordinando, coinvolgendo e partecipando, anche soltanto con la vicinanza, alle esibizioni di artisti e detenuti.

‘Musica dentro’ si tiene a Regina Coeli dal 2014, ed è un laboratorio di musicoterapia che permette ai detenuti di esprimersi e comunicare con il gruppo attraverso la musica, l’improvvisazione musicale, l’uso della voce e degli strumenti. Dal 2011 porta avanti i laboratori di musicoterapia ed arteterapia avviati nove anni fa nella Sezione Nido di Rebibbia per le detenute e i loro figli da 0 a 3 anni, e da due anni il laboratorio di musicoterapia con i detenuti del carcere di Regina Coeli.

“La giornata integra quanto già facevamo- spiega Silvia Riccio all’agenzia DIRE- I detenuti hanno così modo di esprimere sentimenti. Con gli strumenti è possibile così toccare certe corde“.

All’inizio non è stato facile: “C’era diffidenza- ammette- Silvia- Poi piano piano, dopo aver capito che non serviva competenza, che non ci sarebbe stato giudizio, si sono lasciati andare”.

Due ore circa di musica, balli, emozioni forti per i detenuti che hanno assistito in sala: “Grazie a nome di tutti gli altri detenuti”, ha detto uno dei presenti. Il ringraziamento è andato agli artisti, amici di Silvia Riccio, che non hanno esitato ad accettare: i chitarristi Fabio Caricchia e Stefano Donegà, la cantante Isabella Mangani, l’arpista Chiara Frontini, il chitarrista e bassista Valerio Mileto, il pianista Francesco Valori e il percussionista Massimo Ventricini. Applausi e ringraziamenti sono andati anche alla dottoressa Anna Angeletti, codirettrice di Regina Coeli che l’evento per la Festa della Musica lo ha voluto: “E non mi aspettavo una cosa del genere, così partecipata”, ha detto visibilmente emozionata.

La musica per esprimere i sentimenti, una verità anche per i detenuti di questo che è considerato un carcere “di passaggio”. Una verità vera anche per i detenuti, una dozzina, che hanno dato vita ad una sorta di supergruppo che ha aperto l’evento legato alla Festa della musica.

Chitarristi, percussionisti per un giorno e tutti insieme autori di una canzone che ha raccontato la rabbia per un presente certamente difficile: “Senti come grida la mia rabbia adesso che sono chiuso in una gabbia”, il “rispetto e l’umiltà” che “ci ha insegnato la strada”.

È stato poi un crescendo di emozioni, di ritmo, di coinvolgimento di tutti i presenti, detenuti come pure visitatori: detenuti e artisti si sono alternati suonando canzoni della tradizione popolare, passando da canzoni romane come ‘Tutti c’hanno quarche cosa’ e ‘A tocchi, a tocchi, la campana sona’, alla ciociara ‘Ma come sona bene sto sonatore’. Tra una canzone e l’altra i detenuti hanno provato a suonare le percussioni e hanno anche ballato la pizzica superando l’iniziale timidezza.

Il finale è stato forse il momento più emozionante (tra gli artisti la commozione era evidente). Prima con il ‘Bar della rabbia’, canzone in dialetto romanesco di Alessandro Mannarino e, soprattutto, con la splendida ‘Anima ribelle’, scritta e cantata da Adriano, bravissimo chitarrista, detenuto come tanti altri. “La giornata di oggi rappresenta una sintesi del lavoro di Silvia”, ha tenuto a sottolineare Lillo Di Mauro, vicepresidente di ‘Roma insieme’. “Speriamo che i fondi continuino ad arrivare”, l’appello di uno dei detenuti. “Sicuramente arriveranno e il progetto andrà avanti”, hanno precisato dall’associazione. Una bella notizia per chi ha vissuto un pomeriggio diverso, per chi ha provato la sensazione per un attimo di stare “in un ambiente pieno di musica. Neanche sembrava di essere in carcere”. La forza della musica.

di Adriano Gasperetti, giornalista professionista

22 giugno 2016
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