Alle Poste "prima sfruttati poi tagliati". La Cgil si muove per tutelare precari - DIRE.it

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Alle Poste “prima sfruttati poi tagliati”. La Cgil si muove per tutelare precari

BOLOGNA – Non solo tagliati poco prima dello ‘scatto’ che porta un aumento di stipendio, ma anche “usati e sfruttati oltre i limiti”. E cioè: niente ferie e “richieste per lavorare sette giorni alla settimana senza il riposo previsto dalla legge”. L’assemblea ospitata sabato dalla Camera del lavoro di Bologna dei lavoratori precari delle Poste ha fatto da sfogatoio e portando a galla altri risvolti negativa delle condizioni di impiego di questi addetti. L’incontro convocato dalla Slc doveva servire a spiegare a questi precari come ‘difendersi’ e limitare i danni per il ‘taglio’ del contratto che quasi sempre arriva dopo 22 o 24 mesi di impiego, alla vigilia di un aumento salariale; e questo nonostante sia possibile la proroga dell’ingaggio fino a 36 mesi. All”adunata’ della Cgil hanno risposto sia lavoratori in servizio, sia ex contratti a tempo determinato, sia ex addetti degli appalti Transystem: “Ciò dimostra che il problema del precariato in Poste è presente in modo consistente e sentito da molti”, affermano Giuseppe Ledda e Loris Sermasi, della Slc. Del resto, segnalano i sindacalisti, “in regione, negli ultimi anni, sono diverse centinaia i lavoratori a tempo determinato” impiegati nel recapito e nello smistamento al Centro meccanizzazione postale di Bologna. Su di loro si scaricano “continue richieste di straordinario, senza nessuna garanzia occupazionale stabile futura”. Anzi, convivono con un “peggioramento delle condizioni di lavoro“. Il ricorso al precariato, spiegano ancora Ledda e Sermasi, avviene per coprire carenze d’organico (zone di recapito vacanti, o nei reparti di logistica), ma al prezzo di un “peggioramento della qualità del servizio”, in particolare da quando c’è il recapito della posta un giorno sì e uno no. Ma soprattutto questi precari restano condannati al ‘precariato’.

Il mancato rinnovo dei singoli contratti fino a 36 mesi di lavoro, “crea ulteriore precarietà tra questi lavoratori, con un continuo ricambio di nuovi contratti a tempo determinato” e tutto questo “Poste lo fa per risparmiare sul costo del lavoro, così facendo non deve dare la differenza stipendiale, come prevede il contratto nazionale dopo un’anzianità di 24 mesi”, denunciano i sindacalisti dell’Slc. A Bologna è nata così la proposta di arrivare -o con il rinnovo contrattuale o con un accordo sindacale specifico- ad un accordo “per dare prospettiva occupazionale stabile alle migliaia di precari che hanno lavorato o stanno lavorando in Poste”. Come? “Usando- dicono Ledda e Sermasi- una graduatoria a scorrimento ed esaurimento, dalla quale attingere per le necessarie assunzioni stabili per coprire le carenze nel recapito e nella logistica, ed anche per sostituire le uscite della mobilità professionale per la sportelleria”. L’assemblea di sabato scorso ha inoltre dato mandato alla segreteria regionale dell’Slc di “creare ulteriori momenti di confronto, con anche iniziative di presidio” davanti alle Prefetture, alle Istituzioni o davanti alle sedi di Poste “per dare visibilità alle esigenze e alle richieste dei precari, non escludendo con la condivisione e il coordinamento della segreteria nazionale di stabilire una giornata di mobilitazione o presidio nazionale, da tenere simultaneamente in tutt’Italia”.

di Mattia Cecchini, giornalista professionista

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22 maggio 2017
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