Emilia Romagna

A Bologna ‘stoppata’ baby gang. A un 40enne avevano rotto una gamba

BOLOGNA – Picchiavano e derubavano i loro coetanei nella zona di via San Donato, via Salvini e piazza Spadolini a Bologna. E in un caso hanno anche aggredito un 40enne, rubandogli il cellulare e 50 euro, e mandandolo in ospedale con una gamba rotta. I Carabinieri, però, alla fine li hanno individuati grazie alle testimonianze delle vittime, alle immagini di alcune telecamere di sorveglianza, e a informazioni raccolte nel quartiere, e questa mattina li hanno arrestati. Si tratta di cinque giovani (tre ragazze, portate in comunità, e due ragazzi, finiti invece nel carcere minorile del Pratello) tra i 15 e i 17 anni. C’è anche un sesto componente della ‘baby gang’, per il quale però non sono state emesse misure cautelari, perché ha meno di 14 anni. A far scattare le indagini è stata l’aggressione al 40enne in piazza Spadolini: da lì i Carabinieri sono risaliti a due episodi avvenuti il 4 marzo quando prima un 15enne cinese fu picchiato all’uscita da scuola nel tentativo, fallito, di rubargli il cellulare, e poche ore dopo la banda mise in atto una piccola estorsione nei confronti di due ragazze, costrette a dare ai ragazzini delle cuffiette per riavere il cellulare. I Carabinieri hanno ricostruito altri tre episodi avvenuti a maggio, ma “potrebbero essercene altri, che ancora non conosciamo perché non sono stati denunciati”.

Nel dettaglio, spiegano il comandante provinciale Valerio Giardina e il comandante della compagnia Bologna Centro Giuseppe Musto, i cinque sono quasi tutti figli di immigrati magrebini o dell’Europa dell’Est“e i loro genitori sono, nella stragrande maggioranza dei casi, normali lavoratori senza precedenti”. Tutte le famiglie, però, sono seguite dai Servizi sociali del San Donato, e per alcuni dei ragazzi erano già state fatte, in passato, delle segnalazioni alle Forze dell’ordine. E proprio sulla collaborazione con il Quartiere, realizzata “seguendo le indicazioni dell’ex prefetto Ennio Mario Sodano, e dell’attuale prefetto Matteo Piantedosi”, pongono l’accento i Carabinieri, sottolineando come “il ‘fare rete’ con le istituzioni sia la strada giusta da seguire in casi come questi”.

22 maggio 2017
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