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DIRE Emilia-Romagna

Profughi e rom, famiglie e minori: chi sono i 150 occupanti della ex Dima

occupazione_Bologna_ex_DimaBOLOGNA – Nuova occupazione a Bologna: oltre 150 persone, stamattina verso le 6, hanno “conquistato” l’ex residence di via Emilia Levante 10, ex locale della Dima sfitto dal 2012. Sono rifugiati politici, migranti, disoccupati e rom: la maggior parte viene da altri spazi occupati, già sgomberati o che hanno ricevuto la notifica di allontanamento coatto. Tra questi ci sono sei famiglie e circa 20 minori, dei quali il più piccolo ha quattro mesi. I quasi 100 mini-appartamenti della struttura sono praticamente nuovi (quasi non fossero mai stati utilizzati) ma, per il momento non hanno né luce né acqua. Sul posto stamattina sono arrivati Digos e Polizia, avvertite dalla vigilanza. A guidare l’occupazione è la sezione bolognese della Cispm, la Coalizione internazionale migranti rifugiati e sans-papier, organizzazione internazionale (in Italia vicina ad Usb), che oggi in tutta Europa organizza manifestazioni contro Frontex e le misure attuate nei confronti di migranti e rifugiati. “Abbiamo occupato per uso abitativo e sociale- spiega Luca di Cispm- per ora siamo un centinaio ma il numero è inevitabilmente destinato ad aumentare, perchè le Istituzioni di Bologna soluzioni reali non ne hanno”. L’assessore ai Servizi sociali Amelia Frascaroli ieri ha detto che è necessario prevenire gli sgomberi, atti di forza che non risolvono il problema, ma fanno sì che le persone si spostino altrove. Il Prefetto Ennio Maria Sodano invece è stato categorico: se i provvedimenti ci sono, vanno eseguiti. “Noi non siamo ‘contro’- dice Luca- e siamo disposti a fare un accordo con il Comune, a pagare le utenze, a trovare una soluzione alternativa. La vera sfida ora è portare il problema in città, sennò finisce come per la vicenda di ‘mafia capitale’, che dopo pochi mesi è sparita dai giornali senza che nulla sia stato risolto”.

 

occupazione_Bologna_ex_DimaSecondo il Cispm, le occupazioni abitative sarebbero sette-otto solo a Bologna (senza contare tutte quelle non dichiarate) per un totale di quasi 800 persone. A prendere possesso della struttura dell’ex Dima, il centro commerciale fallito tre anni fa, ci sono tanti profughi. Per la maggior parte vengono dall’Africa sub-sahariana (Mali, Nigeria, Somalia e Costa D’Avorio) e per arrivare in Italia hanno attraversato la Siria. Molti di loro hanno da poco finito il periodo di “accoglienza” e ottenuto il cosiddetto “permesso di soggiorno umanitario”, che ha durata di un anno ed è difficile venga rinnovato, lasciando i rifugiati senza documenti e senza alcun sussidio. “Non parlano neanche italiano- spiega Luca della Cispm- girano come fantasmi per la città, senza carta d’identità e aiuti statali e senza possibilità di avere un lavoro: se non dormono qui, non sanno dove altro andare”. Altri vengono dalla Romania e sono arrivati in città diversi anni fa. Hanno sempre lavorato come operai nelle grandi aziende (qualcuno era perfino dipendente della Ferrari di Maranello), poi si sono trovati senza lavoro e con una famiglia lontana da mantenere. La maggior parte di loro lavora “a giornata” e non guadagna abbastanza per pagarsi un affitto. Prima di entrare all’ex Dima, hanno dormito per mesi all’occupazione di via Quarto di Sopra o di via Toscana. “Noi abbiamo lavorato e pagato le tasse esattamente come tutti voi- dice uno di loro- poi però siamo rimasti senza casa”.

22 maggio 2015

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