AREA ABBONATI - Accedi ai notiziari

scientificamente - Gli Speciali di DIRE

Arrivederci Mercurio, fine missione per Messenger

MercurioROMA  – E’ finita con uno schianto sulla superficie del più piccolo pianeta del Sistema solare la missione Messenger della NASA. Alla velocità di quasi 4 chilometri al secondo la sonda che dal 2011 ad oggi ha osservato e  fotografato Mercurio ha terminato la sua corsa finendo con un impatto al suolo, così come programmato. 

La vita di Messenger è stata avventurosa e ricca di scoperte. Partita nel 2004 da Cape Canaveral, la sonda ha impiegato sette anni per arrivare in prossimità del pianeta più vicino al Sole. Anziché affidarsi a una grande quantità di propellente per affrontare il lungo viaggio, gli scienziati hanno scelto di affidarsi a una tecnica combinata di manovre e fly-by, che hanno permesso alla sonda alcune osservazioni a distanza ravvicinata anche della Terra, della nostra Luna e del pianeta Venere. 

Nei quattro anni di osservazione Messenger ha segnato la storia di Mercurio, così vicino al Sole da rendere problematico l’uso di telescopi per il suo studio. Ha smentito teorie e effettuato nuove scoperte, arricchendo il bagaglio di conoscenze costituito anche dai dati raccolti dalla sonda Mariner 10, che si era avventurata in prossimità di Mercurio 40 anni fa. 

Approfondimento su Mercurio dal minuto 03’49”

Grazie alla sonda Messenger sappiamo che le evidenze sperimentali teorizzate da alcuni negli anni Novanta erano esatte: sul pianeta più piccolo del nostro Sistema c’è effettivamente acqua allo stato solido. Messenger ha infatti rilevato la presenza di ghiaccio all’interno del cratere Kandinsky. La scoperta è stata possibile grazie alle misurazioni di riflettività dell’altimetro laser MLA (Mercury Laser Altimeter), combinate con i dati sullo strumento GRNS (Gamma-Ray and Neutron Spectrometer) e con le immagini raccolte da un radiotelescopio. 

Messenger ha permesso anche di ridimensionare l’idea che su Mercurio facesse eccezionalemnte caldo. A Terra si riteneva che le temperature possono arrivare addirittura a 9.500 gradi. In realtà oggi sappiamo che al massimo arrivano ad ‘appena’ 427 gradi. 

Rispetto alla Terra, Mercurio ha un campo magnetico 100 volte più debole e che ha il suo centro non nel nucleo del pianeta, ma molto più a Nord. Il campo magnetico risulta poi notevolmente deviato rispetto all’asse di rotazione del pianeta. Queste caratteristiche così singolari rappresentano ad oggi ancora un enigma per gli scienziati. 

Il passato di Mercurio ci è stato in parte svelato dalla sonda della NASA. Sicuramente il piccolo pianeta è stato protagonista di epoche turbolente, fatte di eruzioni vulcaniche violente e bollenti. Questo spiega le caratteristiche della superficie di Mercurio, evidentemente plasmata dalla lava. Non solo. Sul terreno sono state osservate anche delle strane macchie, tuttora senza una definizione precisa. Di loro si sa però che sono vuote. Si ritiene che si tratti di materiale volatile che si distacca dal suolo di Mercurio per perdersi nello Spazio, aiutato dal vento solare. 

Mercurio ci ha svelato anche delle stranezze. Singolarità senza nome che moltiplicano la curiosità degli scienziati. Innanzitutto Messenger ha rivelato l’esistenza di alcune depressioni sul terreno. Sono crateri diversi per dimensioni e profondità, tutti accomunati dal fondo piatto e dalla causa ignota che li ha generati. L’ipotesi fonora più accreditata è che i crateri si siano generati in seguito alla perdita di materiale del terreno, probabilmente sublimato.

Ma la bizzarria più grande di Mercurio è forse un’altra. Il pianeta è infatti in piena attività: il suo nucleo, dimostrano le osservazioni di una serie di increspature, si raffredda e si contrae. Questo significa, di fatto, che Mercurio si sta restringendo. Di conseguenza i materiali presenti sulla sua superficie scivolano e cambiano la faccia del piccolo pianeta. E’ stato calcolato che in 4,5 miliardi di vita Mercurio si sia ristretto di almeno dieci chilometrie il suo rimpicciolimento non si arresta.

Dopo 4.000 orbite intorno a Mercurio la vita di Messenger si è spenta, ma la sua attività non si è arrestata con lo schianto del 30 aprile. La sonda a stelle e strisce continuerà infatti a ‘parlare’ agli scienziati. Nei suoi 4 anni di incessante lavoro, Messenger ha raccolto 10 terabyte di dati, gran parte dei quali aspettano ancora di essere esaminati, compresi quelli dell’avvicinamento più spinto, quelli che hanno ‘fotografato’ la superficie di Mercurio a pochi chilometri dallo schianto. Mercurio non è un pianeta compatibile con la vita come la intendiamo sulla Terra, ma la presenza di ghiaccio potrebbe aprire la porta alla scoperta di materiale organico e resta accesa la speranza che attraverso i dati a disposizione si possa rispondere a tutti gli interrogativi sulla nascita e sull’evoluzione del Sistema solare.

 

Le news di questa settimana:

LANCIO FLOP, RAZZO RUSSO SI SCHIANTA IN SIBERIA

E’ una stagione nera per la Russia in ambito spaziale. Dopo che il cargo Progress destinato alla Stazione spaziale internazionale è finito fuori controllo poche settimane fa, anche il terzo stadio del razzo vettore Proton-M ha fallito. Partito dal cosmodromo di Baikonour, non è riuscito a mettere in orbita un satellite messicano destinato alle telecomunicazioni e ha finito la sua corsa schiantandosi in Siberia. L’incidente è avvenuto a 160 chilometri di altezza a pochi minuti dal lancio e le autorità russe sono state informate dall’Agenzia Roscosmos delle coordinate in cui i detriti sarebbero caduti. Parte del razzo è sicuramente bruciato in atmosfera, ma a Terra potrebbero essere comunque ricadute alcune parti. La preoccupazione principale è destata dalle tonnellate di propellente altamente tossico che il razzo portava a bordo.

CROPP, LA APP ITALIANA VINCE ALLO SPACE APPS CHALLENGE

Una app Made in Italy si è aggiudicata il premio internazionale nella categoria Global Impact dello Space apps challenge, la competizione della Nasa che si svolge contemporaneamente in tante città del mondo e punta a individuare le migliori soluzioni digitali per problemi globali. La app vincitrice si chiama CROPP, è semplice da usare e va in aiuto degli agricoltori per il controllo dello ‘stato di salute’ dei loro terreni. Il monitoraggio include l’uso di sensori locali e immagini radar acquisite dai satelliti, con lo scopo di tenere sotto controllo l’evoluzione di fenomeni pericolosi per l’agricoltura e con l’ambizioso obiettivo di controllare le invasioni degli insetti. L’agricoltore può accedere a CROPP sia da smartphone che da web.

SPACE IS OUR LOVELY DREAM, ‘DICHIARAZIONE D’AMORE’ PER LO SPAZIO IN VIDEO

L’Aeronautica militare ha realizzato un video dedicato agli astronauti italiani e a tutti coloro che hanno realizzato il sogno di volare, dai pionieri al volo nello Spazio. Il video si rivolge ai più piccoli, ai giovani aviatori e agli astronauti di domani. Lo ha presentato il Capo di stato maggiore dell’Aeronautica, il Generale di Squadra Aerea Pasquale Preziosa, in anteprima ad EXPO 2015 in occasione del convegno Aeronautica Militare, uno spazio di opportunità”. Il video si chiama ‘Our lovely dream’ ed è stato promosso anche dall’Agenzia spaziale italiana (Asi) e dall’Agenzia spaziale europea (Esa). Il messaggio? Lo Spazio è il nostro sogno e “basta credere nei propri sogni per trasformarli in realtà”. Un invito all’esplorazione e alla conoscenza, che parte dalla curiosità dei bambini e arriva in atmosfera, grazie alla magia del volo.

DALLE STELLE AI TUMORI, ARRIVA IL NUOVO ACCELERATORE GIGANTE

Un nuovo acceleratore di particelle è stato installato nei laboratori di Legnaro (Padova) dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). Ciò che sarà prodotto da questo gigante della tecnologia- pesa 180 tonnellate- verrà utilizzato sia per conoscenze terrestri che spaziali. I suoi dati, infatti, contribuiranno alla medicina, permettendo la creazione di nuovi radiofarmaci, ma anche allo studio dettagliato di quei processi che portano alla formazione dei nuclei pesanti, come quelli che vengono sintetizzati nell’esplosione delle supernove. In particolare, per quanto riguarda le applicazioni in medicina, si prevede che, già a partire dal prossimo anno, si otterranno isotopi che potranno essere utilizzati sia nella diagnosi che nella terapia per i tumori. La produzione di isotopi di questo tipo è rarissima. Avviene solo in pochi centri al mondo.

di Antonella Salini

22 maggio 2015

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»

DIRE
facebooktwitteryoutubelinkedIn instagram