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Il Canada ‘coast to coast’, una bicicletta e una chitarra: la ‘folle’ idea di ‘Toz’/FOTO

BOLOGNA – Lasciare un lavoro per imbracciare una chitarra, mettersi a scrivere canzoni e portarle in giro per il mondo non è da tutti. Soprattutto se hai 35 anni, un passato da pr conosciuto in tutta Bologna, una carriera avviata nel mondo della finanza e una Porsche in garage. Lui però lo ha fatto e non tornerebbe indietro. ‘Lui’ è Antonio Piretti (da sempre e per tutti ‘Toz‘), nato a Bologna 46 anni fa e da più di dieci anni cantautore e musicista che della sua passione per la musica ha fatto la sua occupazione principale. Ha suonato nella metropolitana, per strada, nei locali e poi in giro per il mondo, prima in Canada e poi in Europa, muovendosi con un camper e fermandosi a suonare tappa dopo tappa. E ora sta per ripartire con una nuova avventura, questa volta in bicicletta, che lo vedrà attraversare il Canada (che quest’anno celebra i 150 anni) da una costa all’altra pedalando su una Mountain bike e portando in giro la sua musica, voce e chitarra, perchè è così che le sue canzoni sono nate. E sempre con l’intento di raccogliere fondi da destinare a chi è in difficoltà, a partire dai bambini dei paesi in guerra.

Ma partiamo dall’inizio. La passione per musica e l’idea di scrivere canzoni scoppia 13 anni fa, nel 2004. Qualche verso, qualche ritornello che gli frulla in testa. Nel settembre di un anno dopo parte con le lezioni di canto e poi decide di prendere per la prima volta in mano una chitarra e imparare a suonare. Contemporaneamente si mette a studiare solfeggio e comincia a giocare seriamente con le parole, facendo nascere nel 2006 le prime canzoni. In italiano e in inglese. Un pop melodico con cui Antonio racconta persone, pezzi di vita e ideali. Continua a studiare musica, vende la Porsche e compra una vecchia 500, di quelle d’epoca (e già che c’è anche una Vespa special del 1971).

Nel 2009, dopo i primi demo incisi, parte per il Canada (dove tra una cosa e l’altra resterà per 6 anni, alternando brevi periodi passati in Italia) e lì per due anni consecutivi si aggiudica la licenza per suonare nelle stazioni della metropolitana di Toronto (lo possono fare soltanto 75 musicisti all’anno ed è un posto molto ambito). Sei ore di musica ogni giorno, a volte all’alba a volte alla sera, tanta fatica e impegno che però gli permettono di scoprire l’emozione di fare musica a contatto con le persone. Nel frattempo fa altri lavoretti (il cameriere, la comparsa in serie e film tv), impara a convivere con il gelido clima di Toronto (con il sole italiano sempre nel cuore) e comincia a collezionare pezzi su pezzi. Va a suonare anche nelle chiese gospel scoprendo un mondo affascinante e musicalmente unico ed entra anche in un gruppo teatrale, in cui recita e suona.

L’album ‘My name is not important‘, il secondo, arriva nel 2012 e nel 2014 arriverà anche ‘In 10 years’. Nel mezzo una serie di raccolte live e acustiche, demo, video musicali e singoli. Dopo l’esperienza della metro canadese, Antonio decide di provare anche l’esperienza del busker di strada, itinerante: così parte con la macchina dall’Italia e passa l’estate del 2013 in giro per l’Europa fermandosi a suonare per strada nelle città, da Praga a Copenhagen. Conosce persone, storie, e a Berlino incontra anche la sua futura moglie, Maybritt, con cui nel 2014 darà vita ad una Fondazione no profit (Art takes action for charity) per raccogliere soldi a favore di Save the children, Amnesty international, Medici senza frontiere e tutte le altre organizzazioni che si battono per salvare le persone- bambini in primis- dalla guerra e dalla disperazione, temi a cui Antonio dedica anche alcune canzoni.

Maybritt e Antonio

Mentre il tempo passa (e manca ormai poco al riconoscimento della cittadinanza canadese che arriverà alla fine del 2014), nasce l’idea di organizzare un tour, in Canada, con un vecchio camper preso a noleggio: è il 2015, il tour si intitola ‘Roomates of the same planet‘ e Antonio parte (con Maybritt) on the road con l’idea di portare in giro la sua musica ma soprattutto con un obiettivo di fondo: condividere emozioni attraverso la musica. ‘Le canzoni sono messaggi‘, è il suo punto di partenza, e per raccontarli meglio Antonio e Maybritt producono anche dei video ad hoc proiettati durante i concerti. Il tour dura due mesi, nei quali c’è spazio anche per spettacoli in collaborazione con altri artisti. Al tour in Canada segue, nel 2016, quello in Europa intitolato ‘Unconventional‘: questa volta Antonio e Maybritt passano in giro sei mesi: 13.000 chilometri macinati attraverso nove paesi, mettendo in scena 22 concerti.

E ora? Ora sta per partire la nuova avventura del tour ‘From the roots in the right direction‘ (‘Dalle origini nella giusta direzione’): con una media di 120 chilometri al giorno, Antonio attraverserà il Canada dal Pacifico all’Atlantico in bicicletta, facendo tappa nelle varie località per suonare e far conoscere la sua musica. Maybritt lo seguirà in camper portando le attrezzature. In tutto i chilometri sulla tabella di marcia sono 6.600, da Vancouver ad Halifax. ‘Dalle origini nella giusta direzione significa cercare di ritornare al nostro lato umano in un mondo in cui le persone non si parlano e non si incontrano quasi più, visto che tutto si svolge sui social’ dice Antonio. ‘Ho scelto la bicicletta, perchè è un mezzo umano, con una velocità umana, e si muove grazie alla fatica. E con la bicicletta mi sposterò per portare la mia musica e l’arte tra la gente, anche questo in una dimensione prettamente umana, visto che suonerò voce e chitarra’, dice ancora il cantautore. “La mia idea è che l’arte sia per tutti e vada portata anche fuori dai musei, per renderla accessibile a tutti”

Laprima data è il 27 a Vancouver, poi Antonio comincerà a pedalare: i chilometri sono tanti (appunto 120 al giorno calcolando all’incirca un giorno di stop alla settimana) e la sfida è ‘tosta’, tanto che Antonio (da sempre appassionato di bicicletta) si sta allenando con costanza da oltre un mese. Il tour- che cade proprio nell’anno delle celebrazioni per il centocinquantenario del Canada- è stato pensato con tre eventi più importanti, a cui parteciperanno anche altri artisti canadesi (musicisti e cantanti ma anche fotografi, pittori, ballerini, attori che hanno accettato di mettersi in gioco gratuitamente per raccogliere fondi) e poi un lungo elenco di date in cui Antonio suonerà da solista, voce e chitarra, nelle località dove farà tappa. I tre eventi più importanti (a Vancouver il 27/4, Toronto il 10/6 e Halifax il 6/7) puntano a raccogliere fondi a scopo benefico attraverso la fondazione Art takes action for charity. Antonio terrà un diario (lo sta già scrivendo e lo trovate sul suo sito) e documenterà i suoi spostamenti con fotografie su InstagramFacebook, Twitter. Sul canale Youtube saranno disponibili dei brevi video-episodi di aggiornamento sul viaggio.

La chitarra regalata dalla Eko

Sul suo sito web, intanto, www.antoniopirettitoz.com, è aperta la sfida per trovare sponsor e sostenitori per le spese di questo ‘folle’ viaggio, ma anche compagni di avventura, perchè chiunque voglia affiancarlo e pedalare con lui a contatto con la natura è benvenuto. Al momento Antonio ha trovato chi in Canada gli ha fornito il camper a un prezzo scontatissimo (un enorme modello Ford del 2016) e ha ricevuto una chitarra nuova di zecca dalla storica casa di produzione italiana Eko, a riprova che anche dall’Italia c’è chi crede nel suo progetto. Gli hanno inviato anche abbigliamento tecnico da bici, occhiali da sole e bevande energetiche. Lui, dal canto suo, ha prodotto alcuni gadget (tra cui magliette e medagliette). La sfida è ambiziosa e tutta da seguire. Intanto, una piccola grande vittoria è già arrivata: il numero cartaceo di maggio della rivista ‘Canadian immigrant‘ racconta la sua storia (anticipata in una versione online). E’ la rivista dedicata agli immigrati in Canada e raccoglie le storie originali di chi ce l’ha fatta. ‘Quando arrivai in aereoporto a Toronto per la prima volta da ‘immigrato’, oltre ad una lunga trafila di documenti e controlli- racconta Antonio- mi diedero anche un kit di libri e opuscoli tra cui la rivista ‘Canadian Immigrant’, dove si possono leggere le migliori imprese degli immigrati canadesi, le loro carriere, vedere le loro foto’. Era il 14 giugno 2009. ‘Mentre lo guardavo per la prima volta mi sono detto ‘Un giorno ci sarò anch’io qui’‘. E dopo tanti sacrifici, quel giorno è arrivato.

di Marcella Piretti, giornalista (e sorella di ‘Toz’)

22 aprile 2017

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