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Marocco. Ezaoui: “Eolico abbatte Co2 e crea lavoro”

ezaouiDAKHLA –  Khadija Ezaoui e’ capo progetto per l’azienda Energie eolienne du maroc (Eem) e alla Dire ha spiegato in cosa consiste lo sviluppo dei parchi eolici in uno dei paesi piu’ all’avanguardia al mondo sullo sfruttamento delle rinnovabili. L’Eem, spiega Ezaoui, ha relizzato diversi parchi eolici in tutto il territorio nazionale, ma di particolare interesse sono quelli di Akhfennir – a 200 chilometri da Laayoune – e quello di Tarfaya, attualmente il piu’ grande dell’intero continente africano. Entrambi sono gia’ in funzione e sono stati realizzati nell’ambito del Piano energetico nazionale lanciato dal sovrano del Marocco nel 2010, e che punta a raggiungere i due Giga Watt entro il 2020.

L’azienda di Khadija e’ privata e vende energia sia ai privati che alle istituzioni pubbliche, collaborando con l’Ufficio nazionale per l’energia elettrica. Akhfennir produce sufficiente energia per alimentare una citta’ di un milione di abitanti – come ad esempio Marrakesh – con le sue 117 pale eoliche e 200 Mega Watt di potenza. Tarfaya conta invece 131 pale e produce 300GW di energia pulita. E il lavoro non sembra affatto concluso: “di recente abbiamo vinto un gara d’appalto con l’azienda italiana Enel Green Power per la costruzione di altri cinque impianti eolici per un totale di 850MW in tutto il Marocco, da completare sempre entro il 2020″. Tale consorzio vendera’ l’energia prodotta all’interno del territorio nazionale. D’altronde “il Marocco e’ veramente ricco di vento- spiega ancora Ezaoui- quindi anche dopo il 2020 continueremo a costruire altri parchi. E siamo assolutamente disponibili e condividere le nostre conoscenze con gli altri paesi dell’Africa”.

E’ dagli anni ’90 che il Marocco si e’ aperto a questo nuovo settore, “percio’ abbiamo accumulato una certa esperienza e formato numerosi tecnici e operatori nel settore” aggiunge ancora Ezaoui. Energia verde si’, ma qual e’ l’impatto sulle popolazioni locali? “Abbiamo fatto diversi studi per verificare eventuali ripercussioni, e tutti hanno confermato che non vi e’ alcun rischio. Ci sono solo effetti positivi”, come ad esempio Tarfaya, che permette di evitare 300mila tonnellate di CO2 all’anno, l’equivalente assorbito da 150 milioni di alberi. Ed e’ anche un antidoto alla disoccupazione: Tarfaya ha dato lavoro a circa mille persone, per una durata due anni, e altre 60 sono state assunte nel momento in cui la centrale e’ entrata in funzione. La costruzione di Akhfennir invece ha richiesto 500 operai e poi tecnici 50 per il suo funzionamento. In generale “viene privilegiata la manodopera locale, molta della quale ha ricevuto anche una formazione specifica” conclude l’ingegnere della Eem. Queste dichiarazioni sono giunte a margine del Crans Montana Forum di Dakhla, dal 17 al 22 marzo, sullo Sviluppo sud-sud.

di Alessandra Fabbretti

22 marzo 2016
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