San Marino

Report del Consiglio grande e generale del 21 marzo

SAN MARINO – Al termine della seduta consiliare odierna, il Consiglio Grande e Generale approva- con 26 voti a favore, 2 contrari e 16 astenuti- il Progetto di legge “Modifiche alla legge 30 novembre 2000 n.114 e successive modifiche- Legge sulla cittadinanza”, presentato dal segretario di Stato per gli Affari interni, Gian Carlo Venturini.

I lavori nel primo pomeriggio sono ripartiti infatti dal comma 15, dedicato a due progetti di legge, uno del governo, l’altro del gruppo consiliare Civico 10, entrambi volti a intervenire e modificare la normativa attuale sulla cittadinanza per naturalizzazione. “Il provvedimento- spiega il segretario di Stato per gli Affari interni, Gian Carlo Venturini che lo presenta-  è frutto di una mediazione fra le varie forze politiche della maggioranza stessa, nella quale ci sono posizioni diversificate sulla cittadinanza”. Attraverso la proposta dell’esecutivo, “si supera la concessione della cittadinanza con provvedimento straordinario- chiarisce Venturini- e si passa alla sua concessione attraverso una legge ordinaria che disciplina requisiti e modalità. Si passa da un regime concessorio ciclico a un automatismo che recepisce le indicazioni degli organismi internazionali, basati sul concetto di dimora continuativa”.

Franco Santi, nel presentare il Pdl di Civico 10, ne evidenzia le differenze: oltre al concetto di discrezionalità legato al provvedimento straordinario, “crediamo sia giunto anche il momento di superare un altro tabù: quello della rinuncia della cittadinanza originaria”. Per C10, infatti chiedere la rinuncia della cittadinanza originaria è “una forte limitazione- aggiunge-  rispetto a questo diritto”.

Sui progetti di legge si apre un lungo dibattito, nel corso del quale, C10, per voce del consigliere Luca Santolini annuncia il ritiro del proprio provvedimento:  “Non metteremo in votazione il nostro Pdl- spiega- ma ci limiteremo a presentare emendamenti a quello del governo”.

L’esame dell’articolato procede con un solo testo di emendamento dell’opposizione – C10, Su, Ps, Upr più il consigliere indipendente Bronzetti- concordato con l’esecutivo, (quello relativo alla modifica del comma 15 articolo 2 ter) che viene approvato a maggioranza. Non passa invece la proposta relativa all’eliminazione della rinuncia alla doppia cittadinanza. Nelle dichiarazioni di voto, i partiti di opposizione riconoscono comunque il passo in avanti compiuto dal provvedimento con l’istituzione dell’automatismo nella concessione di cittadinanza per naturalizzazione e dichiarano l’astensione al voto.
Approvato il progetto di legge, i lavori sono sospesi e riprenderanno domani mattina dal comma 17 “Ratifica decreti delegati e decreto legge”.

Di seguito un estratto degli interventi della seduta odierna.

Comma15 Progetti di legge in materia di cittadinanza: a) Modifiche alla legge 30 novembre 2000 n.114 e successive modifiche- Legge sulla cittadinanza (II lettura); b) Progetto di legge “Della cittadinanza per naturalizzazione”, presentato dal gruppo consiliare Civico 10./ Il Pdl b) viene ritirato. Il Pdl a) approvato con 26 voti a favore, 2 contrari e 16 astenuti.

Giancarlo Venturini, Segretario di Stato  per gli Affari Interni: “L’attuale normativa prevede due modalità per acquisire la cittadinanza. Una, per origine, l’altra, per naturalizzazione, il cui ottenimento è legato alla volontà del soggetto e ai requisiti previsti di permanenza in territorio dei residenti. Il provvedimento presentato è frutto di una mediazione fra le varie forze politiche della maggioranza stessa, nella quale ci sono posizioni diversificate sulla cittadinanza. In questo provvedimento si supera la concessione della cittadinanza con provvedimento straordinario, e si passa alla sua concessione attraverso una legge ordinaria che disciplina requisiti e modalità. Si passa da un regime concessorio ciclico a un automatismo che recepisce le indicazioni degli organismi internazionali, basati sul concetto di dimora continuativa ripreso dal progetto di legge.
E’ previsto inoltre come requisito l’assenza di condanne definitive e la  rinuncia alla cittadinanza posseduta di origine. La rinuncia è prevista anche in altri ordinamenti. E’ un tema oggetto di confronto fra le forze politiche. Al di là delle valutazioni del Consiglio Grande e Generale, è giusto indicare quelli che erano i motivi che hanno portato alla presentazione di questo progetto di legge con il mantenimento della rinuncia. Non si vuole penalizzare chi vive da anni nel territorio. Ma è stata intesa come valorizzazione della cittadinanza, visto che con la residenza un cittadino ha tutti i diritti, tranne quelli politici. Va evidenziato l’elemento importante, quello di superare la concessione ciclica per naturalizzazione, con un provvedimento ordinario che con requisiti prefissati, periodicamente, due volte l’anno, entro febbraio e settembre. Si supera la discrezionalità.
E’ un passo in avanti per il riconoscimento dello status di cittadino a chi da anni vive il territorio e contribuisce, lavora, nell’ambito della Repubblica”.

Franco Santi, Civico 10: “Il nostro progetto di legge è stato presentato nel 2013. Obiettivo era superare la modalità di concessione della cittadinanza per naturalizzazione, così come richiesto dalle organizzazioni internazionali e da un panorama giuridico internazionale che vedeva San Marino avere un sistema di concessine molto discrezionale. Non possiamo raffrontare in maniera semplicistica i vari ordinamenti per la natura e dimensione del nostro Stato. Crediamo, con la presentazione del progetto, di intendere la volontà di tutto l’arco internazionale per superare la modalità di concessione della naturalizzazione introducendo un meccanismo di automatismo. Crediamo sia giunto anche il momento di superare un altro tabù: quello della rinuncia della cittadinanza originaria. Chiedere la rinuncia della cittadinanza originaria è una forte limitazione rispetto a questo diritto.  Accogliamo favorevolmente la volontà del governo di introdurre il meccanismo dell’automatismo. Non siamo concordi sul mantenimento della rinuncia.
Nell’ultima naturalizzazione si è verificata una chiusura per circa 250 persone. Tantissimi non hanno concluso l’iter, non hanno fatto domanda perché era prevista la rinuncia della cittadinanza originaria. Per alcuni Paesi non è possibile fare la rinuncia della cittadinanza. Presenteremo un emendamento al testo del governo per introdurre questa seconda importante innovazione”.

Manuel Ciavatta, Pdcs: “Entrambi i progetti di legge prevedono un forte passo in avanti. Potremmo dire che raggiungiamo uno di quelli che sono gli indirizzi dell’Ecri. Prima, chi aveva raggiunto i 25 anni doveva aspettarne anche 10, aspettando il provvedimento straordinario. L’articolo n.2 prevede i requisiti inseriti per ottenere la cittadinanza. Verranno valutati da un collegio tecnico. Viene meno la discrezionalità che prima era di tipo politico. Fra i requisiti c’è la dimora effettiva di 25 anni. L’Ecri chiede ancora di limitare la tempistica. Per un Paese come il nostro la cittadinanza deve nascere da un’affiliazione reale. Venticinque anni sono un tempo congruo. Rimane la tempistica dei 15 anni per i coniugi. Rispetto alla rinuncia, Santi ha parlato di tabù. Per la nostra forza politica la rinuncia non è un tabù. Non c’è volontà di creare una problematica a chi vuole affiliarsi al Paese. In Paesi come la Germania, c’è una distinzione chiara fra i Paesi europei e extraeuropei, fra gli europei la rinuncia è abolita, per gli extraeuropei non è così. Valuteremo in corso di dibattito quali condizioni si verranno a conformare. Mantenere la rinuncia qualifica la scelta di chi decide di diventare a tutti gli effetti sammarinese”.

Enrico Carattoni, Psd: “Normare una disciplina in una materia così importante era doveroso. In prima lettura avevo ringraziato Civico 10 per aver portare all’attenzione il tema. Con le forze di opposizione c’è stato un dibattito costruttivo. Il tema deve unire e non dividere. A oggi non erano sufficienti i requisiti di residenza. Serviva un provvedimento straordinario che non aveva cadenza regolare. Una persona che non aveva raggiunto i requisiti per pochi giorni doveva attendere 5 o 10 anni. Vedeva frustrato il proprio diritto. Tutto ciò viene superato, la cadenza sarà semestrale. L’automatismo è più importante degli altri requisiti. La politica è fatta di piccoli passi”.

Alessandro Mancini, Ps: “L’automatismo è importante, non c’è più discrezionalità, ciò va colto con favore e soddisfazione. C’è fra i due progetti di legge la differenza rispetto alla rinuncia. Non si possono privare i cittadini della propria cittadinanza di origine. Sarebbe fuori logica. Si farebbero cittadini si serie A e di serie B. Ho sottoscritto a proposito una serie di emendamenti per abrogare proprio i passaggi che chiedono di rinunciare alla cittadinanza di origine”.

Ivan Foschi, Su-LabDem: “Uno dei motivi per il superamento del regime concessorio era avere un sistema uguale per tutti. Ci sono state differenze di uno, due o anche otto anni. La cittadinanza arrivava per concessione del Consiglio. Era anacronistico. Uno stato di diritto prevede meno discrezionalità politica e regole uguali per tutti. Il passaggio in Consiglio Grande e Generale non scompare. Mi lascia perplesso che si richieda la rinuncia della cittadinanza d’origine. A proposito ho sottoscritto un emendamento. Nel 2000 non ero in Consiglio e ritenevo fosse una strada perseguibile, perché in quegli anni era molto accesso il dibattito sul voto estero. In Italia è prevista la riacquisizione dopo la rinuncia. Si sono verificate situazioni asimmetriche. Noi chiediamo la rinuncia a chi viene a naturalizzarsi e ai sammarinesi cittadini per origine non chiediamo niente, e loro possono avere due o tre cittadinanze. Si creano situazione di difformità. Se la norma è discriminatoria, tanto vale superarla. La norma sulla rinuncia è da superare”.

Andrea Zafferani, C10: “Quasi tre anni fa il nostro gruppo ha inteso presentare il Pdl sulla naturalizzazione perché la normativa conteneva due problematiche grosse, la mancanza di un automatismo e la necessità di rinunciare  la cittadinanza originaria. Sono contento oggi si possa discutere su un Pdl del governo, su cui si possa deliberare- perché su quelli dell’opposizione non si delibera- e sono contento anche sul fatto che si stia dibattendo in modo ragionevole e senza steccati. Ho apprezzato l’approccio del consigliere Manuel Ciavatta sul tema del non obbligo di rinuncia, penso che sia l’atteggiamento giusto rispetto un principio che non può vedere blindature precostituite. Come il collega Carattoni, sottolineo che l’automatismo sia un grande passo avanti contro le distorsioni possibili, come per esempio, il caso di persone che per un pelo si trovano escluse dalla finestra temporale per ottenere la cittadinanza, situazioni paradossali e inaccettabili.  Abbiamo presentato un emendamento per il non-obbligo di rinuncia insieme a tutte le forze di opposizione, spero il Consiglio possa fare una valutazione in massima libertà su questo tema”.

Elena Tonnini, Rete: “Questo Pdl tratta dell’acquisizione di cittadinanza per naturalizzazione per determinati requisiti, come la residenza. Auspicavamo un confronto più approfondito fuori dall’Aula. Ci sembra un peccato non aver trovato la quadra con l’altro Pdl di C10, almeno rispetto alcuni principi ci troviamo molto concordi. Ci sarebbe piaciuto ragionare su una integrazione tra i due. Su molti emendamenti dell’opposizione ci troviamo concordi, nei nostri, quale quello sugli anni, abbiamo cercato di mediare tra i due Pdl, quello di governo e C10, e proponiamo un abbassamento degli anni di residenza continuativa. Venticinque anni ci sembrano tanti, l’Ecri auspica un abbassamento. Inoltre si consideri che per i residenti non c’è nemmeno la possibilità di votare per le Giunte di Castello. La legge del governo porta alcune risposte per superare il carattere straordinario del provvedimento, visto fino ad ora come concessione attraverso organismi discrezionali, a favore invece di un percorso ordinario senza passaggi politici. Tuttavia il Pdl del governo ci pare rispondere non a una rinnovata sensibilità sui tabù, ma a richieste di organismi internazionali quale l’Ecri. L’altro emendamento che presenteremo e sosterremo è quello per mantenere la cittadinanza originaria. Se quindi su un punto, il superamento della discrezionalità, si risponde a Ecri, altri punti restano nel cassetto. Ci auguriamo l’Aula, attraverso gli emendamenti dell’opposizione, possa prenderli in considerazione”.

Marco Podeschi, Upr: “E’ un argomento che sento molto, in quanto unico tra i sessanta in Aula ad essere cittadino naturalizzato. Il mio auspicio è che si arrivi a una sintesi unitaria dei due Pdl su un testo unico. Sono cambiate le visioni delle singole forze in Aula sul tema della naturalizzazione, sono stati fatti notevoli passi in avanti rispetto ai cittadini forensi che devono acquisire cittadinanza sammarinese, il fatto che venga automaticamente concessa per legge va rimarcato. Come Upr ci auguravamo un maggior coinvolgimento sul progetto del governo. Chiediamo, come primo elemento politico, che venga tolto l’elemento dell’unicità della cittadinanza. Sarebbe accettabile, però non vorrei che su una scelta giusta ci siano poi scorciatoie delle leggi di altri Stati che possono prendere i cittadini. Quindi l’unicità si può togliere per motivi pratici e giuridici. Altro elemento, nelle prossime legislature va fatta una riflessione: se ha ancora senso mettere classi temporali per acquisire cittadinanza: perché chi viene a San Marino per motivazioni sentimentali è agevolato rispetto chi viene per un investimento o per lavoro? Upr sarebbe per ragionare in prospettiva su un unico periodo temporale. Spero il segretario di Stato sia capace di trovare una sintesi su un argomento così importante”.

Marino Riccardi, Psd: “E’ un argomento importante e segna un passo forte per la nostra Repubblica rispetto la possibilità per cittadini residenti a San Marino da oltre 25 anni di poter acquisire la cittadinanza sammarinese. Un argomento ampiamente dibattuto anche in passato. Ricordo bene, in occasione dell’ultima modifica della legge, ci fu una discussione su come  procedere alla concessione senza un intervento straordinario del Consiglio o attraverso un automatismo. Oggi abbiamo fatto quindi un salto di qualità e colmato una lacuna presente nella legge precedente perché al compimento del 25° anno non si aveva subito cittadinanza, ma solo con provvedimento decennale. Questa maggioranza ha la capacità di portare a compimento un provvedimento importante. C’è anche un provvedimento di C10, apprezzo lo sforzo fatto, è molto simile a quello del governo, eccetto per il mantenimento cittadinanza d’origine. Io credo che la concessione di cittadinanza sia una concessione, soprattutto per la nostra piccola comunità deve essere motivo di orgoglio. Ha fatto bene il governo, ritengo che sia giusto che chi voglia la cittadinanza sammarinese debba rinunciare a quella di origine. D’accordo  poi sulle verifiche, anche se sono pochi gli Stati che non consentono la rinuncia. Poi non reputo giusto che certi incarichi istituzionali siano in capo a persone senza cittadinanza sammarinese. Sarei vigile su chi ha rinunciato la sua cittadinanza per poi riprendersela. Essere sammarinesi non è diritto ma una concessione”.

Luca Santolini, C10: “Si tratta di due provvedimenti similari, quello del governo ha recepito molti dei punti di Civico 10. Quindi il Pdl del governo è  comunque un passo avanti, anche se le tempistiche sono diverse, ma risolve in ogni modo l’aspetto odioso della mancanza di automatismo. Annuncio da parte del mio gruppo che non metteremo in votazione il nostro Pdl, ma ci limiteremo a presentare emendamenti a quello del governo. La rinuncia della cittadinanza è un’anacronismo. Oltretutto a chi, come me, ha un genitore di un’altra nazionalità, è consentito mantenerla, ma non a chi viene dall’estero. Una doppia cittadinanza deve essere valutata una ricchezza per tutti. Spero sia proceda per elaborare miglior testo possibile senza compromessi al ribasso”.

Gian Matteo Zeppa, Rete: “Sottoscrivo in toto l’intervento del collega Santolini. Ha centrato le motivazioni e molti punti critici di questa legge che pone comunque finalmente un termine effettivo come richiesto dall’Ecri. Si parla di cittadinanza, ma a San Marino è ben più di questo. Si parla di diritti che chi dopo anni di residenza non poteva vedere ancora. Riccardi ha dato un’ottima visione di come un uomo di sinistra possa parlare di diritti. L’Ecri nel suo monitoraggio ha parlato chiaramente che San Marino doveva avere una legge ordinaria per il riconoscimento di un diritto. Ci sono differenti sensibilità, è evidente che un colloquio in più, o aspettare la sessione consiliare di Aprile sarebbe stato meglio.All’aArticolo 2 parlate di requisito di 25 anni continuativi: perché parlate di continuativi e non effettivi? E’ poi una violenza chiedere la rinuncia alla cittadinanza originaria, senza contare che ci sono sammarinesi di terza-quarta generazione che non sanno nulla di San Marino e non parlano nemmeno la nostra lingua. Di quanti casi poi stiamo parlando? Un piccolo monitoraggio bisognerà farlo. Le idee chiare sui numeri non mi sembra ci siano. Il Lussemburgo, che è piccolo, consente la doppia cittadinanza”.

Anna Maria Muccioli, Pdcs: “Questo Pdl è un passaggio storico per la nostra piccola comunità, da sempre gelosa custode della sua identità nazionale. E’ un tema molto sentito la cittadinanza. Il Pdl modifica la legge n.114 del 2000 sull’acquisto della cittadinanza su naturalizzazione e si vanno a modificare le norme che disciplinano l’acquisto su naturalizzazione. Fino ad oggi ciò era subordinato a un intervento concessorio del Consiglio grande e generale, un intervento straordinario e discrezionale nei tempi e modi. Oggi si supera l’intervento straordinario in favore di un intervento in linea con direttive del Comitato per i diritti umani delle Nazioni unite. Si passa al regime di ordinarietà e a un meccanismo automatico sulla base di requisiti previsti per legge. Un importante cambiamento in grado di dare maggiori certezze a chi vive da molto tempo nel nostro territorio ed è ormai integrato. I requisiti: periodo di dimora di 25 anni, 15 anni per i coniugi stranieri, assenza condanne definitive superiori ad un anno, rinuncia ogni altra cittadinanza, giuramento di fedeltà alla Repubblica. La rinuncia della cittadinanza merita un approfondimento da parte dell’Aula. Sarà l’Aula che ha il compito oggi di analizzare nell’articolato il Pdl che è comunque un passo in avanti del Paese nel riconoscimento dei diritti”.

Roberto Ciavatta, Rete: “Negli ultimi emendamenti del governo viene reintrodotto il termine “concedere”. Nonostante l’iter sia amministrativo. Può esserci un diritto, oppure una concessione. Questo sembra un sistema ibrido nel quale diciamo che è una concessione. Finché è la politica a determinare chi ha i requisiti, significa che non sono diritti. In tanti temono il rischio “invasione”, mi pare. Ha un senso. Avevamo dato, non a caso, a Valentini, una serie di indicazioni nel tavolo di associazione con l’UE. Lì possiamo indicare quali sono i nostri parametri per la concessione della cittadinanza. Come fatto dal Liechtenstein. La cittadinanza è una questione affettiva. Chiediamo a persone che vivono a San Marino da 25 anni, quindi che hanno dimostrato il loro attaccamento al territorio, di rinunciare a una cittadinanza che è anche affettiva, legata al Paese di provenienza. Chiudiamo gli occhi di fronte a un dato evidente: la possibilità di riacquisire la cittadinanza d’origine. Si dovrebbe ragionare per fare in modo che quando si presenta un testo unico non si debba ridiscutere ogni articolo. Civico 10 ha depositato il suo progetto di legge 3 anni fa. Ci sono movimenti che non presentano più progetti di legge, a questa farsa bisognerebbe porre rimedio. Sulle residenze e la dimora effettiva, abbiamo sempre più cittadini che provengono dall’Est Europa e parlano più lingue. Lavorano in ambiti turistici. Per lavoro gli è richiesto di stare fuori lavoro per mesi. Per la nostra normativa rischia di vedersi ritirata la residenza. Non è prevista dalla legge la possibilità di indicare ragioni professionali che giustificano l’assenza dal territorio sammarinese”.

Paride Andreoli, Partito Socialista: “Da tempo si parla di quello che può essere il futuro in merito alla cittadinanza sammarinese. Ricordo che prima del provvedimento depositato da Civico 10 il gruppo del Partito Socialista aveva presentato un provvedimento, giunto in Aula, grazie al quale potemmo dare contributi. Faccio alcune osservazioni. All’articolo 2, al punto D, si parla di rinuncia. Ci sono 2 tipi di rinuncia. Per un discorso di giustizia ed equità non si può mettere sul tavolo una normativa con delle differenziazioni. Dobbiamo considerare tutti alla pari. C’è un emendamento firmato dal PS per trattare tutti indipendentemente da chi può rinunciare e chi non può. Mi auguro che il governo possa raggiungere una condivisioni sulle riflessioni che ogni consigliere ha cercato di portare in maniera positiva in Aula”.
Denise Bronzetti, Indipendente: “Il progetto di legge è un passo avanti in tema di diritti. Ogni Stato regola la cittadinanza secondo quanto i parlamenti decidono di fare. Una volta fissati i criteri per legge, valgono o non valgono. Sono d’accodo con il consigliere Ciavatta su questo. Ho vissuto sulla mia pelle il periodo che ha condotta alla matrilinearità. In quella occasione si era tentato di inserire una serie di paletti. Non credo si possa misurare l’attaccamento alla patria con il numero di cittadinanza diversamente possedute. Non credo sia un criterio che può dare un voto all’attaccamento al proprio Paese. Non sono d’accordo con quanto previsto nella legge. Ho sottoscritto un emendamento che non prevede la rinuncia dell’altra cittadinanza”.

Nicola Selva, Upr: “La nuova legge è un passo importante che io condivido. Non ci sono piaciuti in modi con cui è stata presentata la legge. Nemmeno le tempistiche. Si poteva fare prima, in altro modo, c’era già il progetto presentato da Civico 10. Ha senso avere la differenza fra coniugi e residenti? Sulla rinuncia della cittadinanza originaria, riflettiamo. In Italia sarà possibile presto riacquisirla. Riflettiamo su quello che è più giusto, in linea con le esigenze della società”.

Franco Santi, Civico 10: “Il provvedimento nasce da una proposta del nostro movimento. E purtroppo dal riferimento di un organismo internazionale come l’ECRI. Si è parlato del valore della cittadinanza, dell’importanza di mettere questo aspetto sul tavolo. Mi chiedo, e vi chiedo, qual è la via migliore per difendere questo valore? Continuare a mettere i lacci in maniera conservativa, oppure entrarci a pieno titolo con uno spirito di umanità e attenzione all’altro? Credo serva il secondo tipo di approccio, per superare queste remore che ci arrivano da lontano”.

Francesca Michelotti, Su-LabDem: “La concessione della cittadinanza non è un diritto. Piuttosto è una valutazione che riguarda l’interesse della Stato e della comunità nazionale che accoglie il richiedente. Lo Stato esprime io requisiti e limiti per la concessione. La legge vuole restringere al discrezionalità capricciosa della politica, con maggiori certezze. Il residente non cittadino è un suddito, non un cittadino. E’ subordinato alle leggi e all’autorità dello Stato ospitanti, e non può concorrere alla definizione delle leggi e del governo del Paese.
Stabilire lo “ius sanguinis” ha significato che la trasmissione della cittadinanza potesse avvenire anche al di fuori dei suoi confini. Questo venne stabilito. Il microstato non può mancare di vigilare sulla massa dei suoi cittadini affinché non diventi critica nel rapporto fra Stato, cittadini e territorio. Gli automatismi troppo burocratici finiscono per uscire di mano dalla opportunità politica”.

Valeria Ciavatta, Ap: “E’ un progetto di legge che trova il nostro favore per il principio che oggi viene istituito, dopo tanti anni in cui le posizioni di coloro, come Ap, che chiedevano di introdurre la naturalizzazione ordinaria, non avevano trovato sostegno nel Consiglio grande e generale. Nella precedente legislatura abbiamo proposto un Pdl che, per mediazione all’interno di quella maggioranza, prevedeva la naturalizzazione straordinaria. In quella occasione c’era una divisione nella maggioranza su questa scelta di fondo, poiché le mediazioni a volte sono l’unico modo per raggiungere l’obiettivo. Abbiamo così dato vita a una legge sulla naturalizzazione che arrivava dieci anni dopo la precedente. Con la naturalizzazione ordinaria si afferma il principio della certezza giuridica per chi risiede in territorio per tanti anni e ha contribuito alla nostra comunità da tempo e arricchisce la vita della nostra società. Quando abbiamo esaminato questo Pdl in prima lettura ci siamo interrogati sulla impronta che deve avere la concessione cittadinanza per naturalizzazione: una semplice pratica amministrativa o una concessione data in relazione al possesso requisiti prestabiliti? Di conseguenza, è un diritto? E’ un diritto in attesa di espansione, è una posizione personale che matura nel tempo alla luce delle norme e non è un semplice interesse legittimo. Il testo di Civico 10 aveva impostato la concessione come una semplice pratica amministrativa. Come se si dovesse rilasciare un certificato. Un intervento e ruolo di natura istituzionale non deve sempre essere assimilato al potere politico dei partiti. Se non riusciremo a cambiare questa mentalità- a non voler pensare che il Consiglio, una Commissione, un Segretario rappresentano il Paese- difficilmente riusciremo a paragonarci ad altri Paesi. Ci possono poi essere relazioni internazionali che costituiscano motivo ostativo per la concessione di una cittadinanza. Non pensiamo debba essere tutto automatico, meccanico e come disbrigo di una pratica amministrativo”.

Gerardo Giovagnoli, Psd: “Questa tematica della cittadinanza per naturalizzazione è stata molto discussa anche in passato e ogni volta si è cercato di correggerne le distorsioni. Oggi una normativa è stata portata in Consiglio, anche grazie a forze che hanno sollecitato l’esigenza di cambiamento. Il provvedimento non vede più l’odioso intervento straordinario che comportava ad alcuni esclusione ed un’attesa significativa. Uno schema del genere doveva essere superato, non solo perché ce lo chiedono organismi internazionali, ma perché è un fatto di logica. Qualcuno ha detto non deve essere un atto amministrativo. Non credo che conti come ci si arriva, ma i requisiti necessari, questo fa la differenza non che lo decida un ufficio o il Consiglio. Questo determina se c’è serietà.  Il nostro sistema prevede per i cittadini non naturalizzati di poter mantenere più cittadinanze, resta questo un tema difficile, quello della rinuncia alla cittadinanza originaria, che deve trovare soluzione. Per questo aspetto molte persone che ne avevano diritto hanno scelto di perdere la cittadinanza sammarinese. In generale però c’è una grande conquista del nostro sistema, una volta accertati i requisiti non ci sono impedimenti temporali all’acquisizione della cittadinanza sammarinese. Il Psd si accinge a votare favorevolmente, esamineremo attentamente gli emendamenti una volta presentati”.

Marco Gatti, Pdcs: “Ci sono argomenti molto complessi e tra questi quello della trasmettibilità della cittadinanza. Ho sentito con attenzione l’intervento della collega Michelotti che in buona parte ho condiviso. Il primo aspetto è cosa vige a San Marino. Due modalità, ius sanguinis e ius solis, a San Marino vale il primo. Chi nasce a San Marino non diventa cittadino, lo si diventa solo per trasmissione familiare. Se abbiamo una storia millenaria significa che le leggi ci hanno consentito di arrivare fino a qui. Ma oggi è giusto che si ragioni sulla revisione di una legge sulla naturalizzazione che esce dalla regola generale dello ius sanguinis e diventa a ragione un elemento concessorio. E’ giusto ragionare se quello che era un provvedimento straordinario del Consiglio può diventare un provvedimento ordinario: sulla base di requisiti oggettivi, si può quindi procedere alla richiesta di acquisizione della cittadinanza sammarinese. Il Pdl nasce da un confronto stimolato dal Pdl di Civico 10 portato avanti da governo, maggioranza e C10, si è arrivati a un progetto frutto di mediazione. Due passaggi cardine: l’automaticità, che colma lacuna, e il tetto dei anni di residenza richiesti che diventano definitivi. Sul mantenimento cittadinanza originaria, non dobbiamo chiederci se è di destra o sinistra, ma se i passaggi che stiamo facendo siano maturi. Bisogna procedere per gradi: se con l’ultima modifica non abbiamo fatto l’automatismo era perché si teneva conto anche della sensibilità della cittadinanza su quel tema. Oggi il Consiglio dovrà valutarlo”.

Gian Carlo Venturini, segretario di Stato replica: “Voglio evidenziare che tutti coloro che sono intervenuti hanno sottolineato che il provvedimento è un passaggio significativo per la Repubblica e si va a superare quello che è stato fino ad oggi un provvedimento straordinario. Va a colmare le problematiche evidenziate dal consigliere Foschi. Ringrazio C10 che, nonostante i tempi, ha ritirato il Pdl e presentato emendamenti sul provvedimento del governo, che non è identico. Quello di C10 ricalca il provvedimento di naturalizzazione del 2012, quello del governo va a integrare la legge sulla cittadinanza. Sul termine ‘concessione’ tranquillizzo Ciavatta, è vero che abbiamo usato termine concessione perché nel linguaggio del diritto amministrativo risulta più idoneo. Su continuità ed effettività evidenziato da Zeppa: in questo caso si è ripreso il concetto di effettiva dimora confermando il principio di continuità. Sulla rinuncia: è un tema aperto e suscita diverse sensibilità tra tutti i consiglieri e sarà una valutazione che il Consiglio nella sua piena operatività potrà fare”.

Maria Luisa Berti, Ns: “Ci tenevo a portare in Aula il contributo di Ns, stanno per essere consegnati emendamenti da parte del governo e delle altre forze, e su questi emendamenti mi riservo di intervenire. Questo Pdl introduce una novità assoluta nel nostro ordinamento, per la prima volta si introduce l’automatismo nella concessione cittadinanza.  Pensiamo che il testo così come è stato recepito da governo e maggioranza sia un equo bilanciamento tra l’esigenza dell’introduzione dell’automatismo e i termini temporali, noi avremo preferito, per esempio, mantenere i 30 anni. I 25 anni sono comunque un termine giusto e idoneo per la condivisione della realtà del Paese di cui si diventerà cittadino. Sulla rinuncia, noi manteniamo la posizione che rimanga una specifica condizione ai fini dell’ottenimento della cittadinanza, perché essere sammarinesi significa appartenere ad uno Stato. La cittadinanza è comunque una concessione e riteniamo opportuno che il soggetto possa compiere una scelta. Condividiamo poi sulla necessità di un istituto che valorizzi la concessione”.

Testo concordato modifica comma 15 articolo 2 ter approvato a maggioranza

Dichiarazioni di voto

Elena Tonnini, Rete: “Questo Pdl poteva avere più coraggio. Va riconosciuto l’inserimento dell’automatismo, d’altra parte prendiamo atto che su altri aspetti importanti non c’è stato coraggio: in particolare nell’abbassare il requisito del numero di anni e affrontare in modo determinato la rinuncia alla cittadinanza originaria. Questa sarebbe stata un’occasione importante per eliminare ulteriori diversità che questi aspetti creano all’interno del territorio ma anche per semplificare il quadro normativo di tutta la materia che riguarda residenze e cittadinanza. Ma riconosciamo comunque l’importanza dell’eliminazione della discrezionalità, per questo ci asterremo sul provvedimento”.

Franco Santi, Ca: “Intervengo anche a nome di Su, come Cittadinanza attiva, il voto anche da parte nostra sarà di astensione su un Pdl che recepisce in parte una proposta di Civico 10 del 2013, che fa oggettivamente un passo avanti rispetto questa tematica, creando automatismo per l’accesso alla cittadinanza per naturalizzazione. Ma il Pdl non ha saputo cogliere l’aspetto importante dell’eliminazione della rinuncia della cittadinanza originaria. Con il risultato che registreremo una grande differenza tra gli aventi diritto e chi presenterà la domanda, tantissimi non vorranno rinunciare alla cittadinanza originaria e le discriminazioni saranno mantenute. Speriamo si possa tornare presto a trattare l’argomento per poter fare un ulteriore passo avanti”.

Marco Podeschi, Upr: “Il mio gruppo dichiara la propria astensione. Oggi viene fatto un passo storico, l’Aula introduce automatismo nella concessione della cittadinanza sammarinese per naturalizzazione. E’ chiaro che si poteva fare di più, ma siamo un Paese che per raggiungere certi obiettivi richiede tempo”.

Alessandro Mancini, Ps: “Anche per il Ps sarà voto di astensione, è un Pdl importante, si dà una prima risposta ai nostri nuovi cittadini, resta il rammarico di non aver affrontato fino in fondo la materia e mantenere così la cittadinanza d’origine”.

Gerardo Giovagnoli, Psd: “Per il Psd quello che si va a votare è passo importante che vede un avanzamento non banale sulla scelta dell’automatismo. Vediamo che altri freni ci sono sulla rinuncia ad altre cittadinanze, in futuro auspichiamo ci sia da rimettere in discussione anche questo aspetto. Mi pare l’astensione della minoranza sia significativa. Il Psd e tutta la maggioranza esprimono voto favorevole”.

22 marzo 2016
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