Politica

Varoufakis: “Renzi? Un Berlusconi più presentabile”

varoufakisROMA  – “Renzi è un buon politico. Fa una cosa giusta e una sbagliata. Quella giusta è criticare come funziona l’Europa. Quella sbagliata è che invece di battersi per cambiare le regole si accontenta di aggirarle. In Germania è visto come un ‘naughty boy’, un ragazzaccio e niente più. E’ un Berlusconi più presentabile”. Yannis Varoufakis sorseggia un bicchiere di bianco laziale, non mangia nulla, è in Italia per tre giorni di incontri pubblici, che ufficialmente cominceranno oggi con la conferenza stampa delle 12 in cui si parlerà del suo nuovo movimento Diem25.

Prima di incontrare i giornalisti, però, l’ex ministro delle Finanze greco ritaglia un’ora per un momento conviviale. Un aperitivo con una ventina di invitati: per lo più giovani del mondo dell’associazionismo italiano che si ritrovano nel tardo pomeriggio di lunedì vicino piazza Cavour per pasteggiare e conversare con lui lontani dalle telecamere. Il luogo scelto è un palazzo signorile del quartiere, gli inviti sono personali e la sala è chiusa al pubblico.

Varoufakis arriva con quasi un’ora di ritardo, giacca scura con penna nel taschino, camicia grigia, pantalone sportivo. Al collo ha una lunga sciarpa rosso fuoco. Sorride, si presenta a tutti, con una stretta di mano lunga e uno sguardo che va dritto agli occhi dell’interlocutore. Ha una presenza palpabile: il ministro ‘rock star’ che gira in moto e che ha sposato la donna che molto probabilmente ha ispirato una delle canzoni rock più famose degli ultimi vent’anni (‘Common people’, dei Pulp). Anche lei, Danae Stratou, è con lui. Bionda, vestita di nero. Varoufakis scambia qualche battuta con i presenti, sorseggia un prosecco. Si arrampica sul balcone panoramico: dal sesto piano del palazzo c’è una vista che abbraccia tutto il centro di Roma. Il cielo è scuro, lui resta affascinato dalle luci di Roma: San Pietro cattura la sua attenzione.

Varoufakis è a Roma per presentare Diem25, il movimento che come dice il nome (Democracy in Europe movement) si promette di riscrivere le regole e la democrazia del vecchio continente entro il 2025. “L’Europa è a pezzi- esordisce Varoufakis in un discorso agli ospiti che nel frattempo sono stati fatti accomodare su quattro file di sedie in una piccola stanza- si sta disintegrando. Sembra l’Unione Sovietica nei suoi ultimi giorni. Manca il Kgb, è vero, ma per il resto è uguale: c’è un modello economico che non può funzionare, e infatti non funziona, tenuto in piedi da un’autorità centrale sempre più isolata. La crisi del 2008 è ancora con noi, perché non l’abbiamo mai affrontata, non l’abbiamo mai davvero esaminata né elaborata. E un’altra crisi è alle porte, sta già arrivando. L’Europa rischia di finire nell’abisso“.

L’esigua platea scatta foto, ascolta. Lui parla un inglese fluente, nessuna esitazione, ogni tanto un sorriso gli allarga il volto cinematografico. Attacca Bruxelles e ammicca alle presenti: “Le decisioni sono prese da dieci persone sedute intorno al tavolo. E sfortunatamente sono quasi tutti uomini…”.

Il progetto europeo, avverte, è davvero rischio. “La parola solidarietà sta scomparendo dall’Europa- aggiunge- guardate la scandalosa decisione raggiunta all’ultimo vertice sui migranti. E’ moralmente scandalosa, è illegale e non può nemmeno funzionare. Sperano che funzioni anche se loro stessi non ci credono. E’ una farsa. Come con la crisi economica: a ogni meeting dicono che la crisi è finita, ma poi ogni volta la crisi peggiora. E’ il modello economico che è sbagliato, non può funzionare. Me l’ha detto anche Schauble”, il ministro tedesco che nelle lunghe notti a cavallo tra giugno e luglio scorsi fu per tutta Europa l’antagonista di Varoufakis.

Diem25 è già stato presentato a Berlino e Madrid, dopo Roma toccherà a Londra. Nella capitale il palcoscenico di mercoledì sarà allestito all’Acquario di piazza Manfredo Fanti. Curatore dell’evento, che prevede collegamenti con Bernie Sanders e Juliane Assange, è Bernardo Corradi, regista italiano salito alle cronache qualche hanno fa per il controverso lungometraggio ‘Shooting Silvio’ in cui un giovane scrittore ideava e pianificava di uccidere Berlusconi.

Dopo il breve discorso, Varoufakis, come tutti, torna verso il tavolo apparecchiato con paste fredde, taralli, salame, formaggio, salse di melanzane e zucchine. Risponde alle domande dei presenti, si concede per qualche foto. E’ qui che il cronista della Dire lo raggiunge. Diem25 è un nuovo partito di sinistra? “No, è un movimento che vuole parlare a tutti: sinistra, destra, liberali, conservatori, verdi, chiunque voglia ripristinare la democrazia in Europa. Io sono marxista ma mi rivolgo a tutti. Certo, sentire la destra che dice le stesse cose fa un po’ paura. Ma, ripeto, ci rivolgiamo a tutti: il manifesto del movimento è già stato sottoscritto da 17mila persone, c’è pure l’artista greco Costas Varotsos, che è di destra”.

L’ex ministro parla di Europa, allarga lo sguardo a tutti i Paesi del continente. Ma il pensiero va alla Grecia, a quei mesi di fuoco della scorsa estate. “A me andava bene fare il ministro e anche il parlamentare finché era interessante e divertente. Poi però ho visto che tutto era deciso dalla troika e allora- scuote la testa- non aveva più senso”.

Che rapporto ha oggi Yannis Varoufakis con Alexis Tsipras? “Ci siamo visti un paio di volte, anche con le mogli. Ma è diverso. Come può guardarmi ancora negli occhi sapendo che io so quello che lui sa?”. Cosa pensa di Renzi? “E’ un ottimo politico- premette- ma dovrebbe battersi per cambiare le regole, non per aggirarle. Perché non chiede un meeting, una conferenza per ridiscutere tutte quelle regole: economiche, finanziarie, sui migranti, politiche. Si accontenta di fare il ‘ragazzaccio’ e finisce per essere solo un ‘good-looking’ Berlusconi”, più presentabile. Il primo obiettivo del suo Diem25 è “la trasparenza”. Totale. “Se ci fosse una telecamere a trasmettere in diretta le riunioni dei vertici europei- dice- vi assicuro che tanti leader non direbbero le cose che dicono. E se la gente potesse ascoltare quello che ho ascoltato io, bè, ‘they would freak out’“, impazzirebbe, s’infurierebbe. Peccato allora che nove mesi fa, quando si parlava di Grexit, non ci fosse lo streaming. “Ma io ho registrato tutto- assicura indicando lo smarthpone nella tasca della giacca- non ho ancora reso pubblica nulla ma ho tutto. Forse qualcosa potrei pubblicarla. Magari qualche estratto di quelle riunioni potrebbe finire nel mio prossimo libro”. La conversazione finisce qui. Varoufakis si fa riempire un’ultima volta il bicchiere, saluta gli invitati e se ne va. Direzione Torpignattara: dopo l’aperitivo nei quartieri ricchi la serata romana dell’ex ministro greco prevede una trattoria nella Roma popolare. “Ma non posso far tardi- dice congedandosi- domani ho due conferenza stampa, qualche incontro e una decina di interviste”.

di Antonio Bravetti, giornalista professionista

22 marzo 2016
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