Emilia Romagna

Processo Aemilia, a giudizio più di 140 imputati. Si parte il 23 marzo

BOLOGNA – Rinvio a giudizio massiccio oggi all’udienza preliminare del processo di ‘Ndrangheta Aemilia, in corso a BolognaFiere. Dopo la camera di consiglio di questa mattina, il gup Francesca Zavaglia ha accolto l’impianto accusatorio della Dda di Bologna e disposto il rinvio a giudizio per tutti gli imputati coinvolti a parte un paio di posizioni minori. Esclusi coloro che procedono per rito abbreviato, dall’11 gennaio con tre udienze alla settimana, e per patteggiamento, sono dunque oltre 140 gli imputati che andranno a dibattimento.
Le richieste dei pm sono state confermate sostanzialmente per tutti i reati e le varie aggravanti. Dopo l’udienza a porte chiuse di oggi, il provvedimento non è disponibile ma si prevede possano essere 145 le persone che affronteranno il processo. La prossima udienza di programma è prevista a Reggio Emilia, dove si sta allestendo un’aula attrezzata dopo la trattativa con ministero e Regione, alle 9 del 23 marzo prossimo. Due le posizioni marginali per le quali il gup ha deciso il non luogo a procedere.

processo_aemiliaIn totale erano 239 gli imputati iniziali al processo di ‘Ndrangheta, quasi 200 i capi di imputazione contestati nel complesso. Il rinvio a giudizio deciso oggi (al momento si oscilla tra i 145 e i 147 singoli imputati coinvolti), atteso, verrà discusso dunque a partire dal 23 marzo a Reggio Emilia, una volta terminati i riti speciali a Bologna entro fine febbraio. Le due posizioni prosciolte oggi sono quelle di un imprenditore livornese, che era stato indagato come prestanome dei clan, e di una ragazza russa di 26 anni che era considerata vicina ad alcuni imputati. Tra gli imputati che andranno a dibattimento ci sono Michele Bolognino, l’unico presunto boss che non ha scelto il rito abbreviato (che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena), Palmo Vertinelli, gli imprenditori Bianchini di Modena, l’ex calciatore campione del mondo Vincenzo Iaquinta e il padre Giuseppe: il primo per detenzione di armi aggravata, il secondo per associazione mafiosa. Molti degli imputati rinviati a giudizio erano presenti oggi in aula.

Tra quelli che hanno optato per il rito abbreviato ci sono dunque i principali presunti boss della cupola ‘ndranghetista emiliana, a partire da Nicolino Grande Aracri. Bolognino non c’è e il suo avvocato, Carmen Pisanello, spiega a margine dei lavori di oggi sul conto del proprio assistito: “E’ il più coraggioso, è anche quello che più si sente di non essere parte di questa associazione, per questo andiamo a dibattimento. D’altronde- aggiunge Pisanello- tutti quelli che hanno scelto l’abbreviato sono tutti quelli di Cutro, tutti effettivamente sono collegati. Noi siamo gli unici non collegati”.

La Dda di Bologna (pm Marco Mescolini, Beatrice Ronchi ed Enrico Cieri) con Aemilia ha scoperchiato la cupola di ‘ndrangheta che, secondo quanto emerso dalle indagini, ha operato nell’ultimo decennio nell’area emiliana e di Reggio Emilia in particolare. Sono finiti nei guai politici dei territori di Reggio Emilia e Parma, imprenditori, poliziotti, carabinieri e giornalisti; una trentina le parti civili, tra le quali enti locali, associazioni e Ordine dei giornalisti-Aser, che hanno seguito le posizioni dei propri iscritti che avevano subito pressioni dai clan nell’esercizio del proprio lavoro di cronisti.

di Luca Donigaglia, giornalista professionista

21 dicembre 2015
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»