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Maschio, giovane e con reddito alto: ecco chi spreca il cibo in Ue

ROMA – Maschio, under 65, con un reddito medio-alto: ecco l’identikit del soggetto che spreca cibo e alimenti. E a incidere sui comportamenti non sono solo i fattori individuali, ma anche l’ambiente e il Paese in cui si vive. E’ quanto emerge dallo studio ‘Sprechi alimentari a livello domestico: un problema individuale e nazionale’, effettuato analizzando i dati dell’indagine Flash Eurobarometer n. 338 del 2013 condotta nei Paesi membri Ue e diffuso anche dalla rivista scientifica ‘Food Policy’.

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Autori dell’analisi, pubblicata anche dalla Commissione europea lo scorso 10 dicembre, sono tre ricercatori italiani: Luca Secondi e Tiziana Laureti dell’università della Tuscia, insieme a Ludovica Principato dell’università La Sapienza, per i quali i risultati dell’indagine potrebbero essere utili per realizzare campagne di intervento mirate a ‘educare’ a un comportamento più virtuoso tutti coloro che tendono a sprecare il cibo.

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Ma quali fattori giocano un ruolo determinante in grado di influenzare i nostri comportamenti? Innanzitutto la maggior parte delle variabili sono di tipo personale, legate alle caratteristiche individuali e alle percezioni. Ecco perché gli individui con più di 65 anni sono maggiormente attenti a non gettare via alimenti e cibi, così come le donne e le persone in cerca di un lavoro. Allo stesso tempo, spreca di meno chi vive in zone con pochi o nessun rifiuto in strada, oppure chi abita in campagna piuttosto che in città.

A tutto ciò si aggiunge il contesto socio-economico del proprio Paese, che gioca un ruolo statisticamente significativo per spiegare la differenza di comportamento. Infatti in realtà come Repubblica Ceca, Lituania, Estonia e Polonia gli abitanti hanno meno probabilità di sprecare cibo in confronto a chi vive ad esempio in Danimarca, Irlanda e Svezia.

Per Secondi, Principato e Laureti la linea di intervento migliore per contrastare il fenomeno degli sprechi alimentari è quella locale: meglio dare suggerimenti a un numero ristretto di persone che perdere efficacia con una campagna di sensibilizzazione su larga scala. Allo stesso modo, il ‘target’ più adatto cui rivolgersi è quello costituito dai giovani, cui appartiene la maggiore propensione a gettare il cibo nella spazzatura.

21 dicembre 2015

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