Politica

Pd, Rosati: “Serve una nuova carta dei valori, ecco le mie proposte”

ROMA – Lavoro, lotta alla precarietà, investimenti pubblici (e privati) e sostenibilità ambientale. Ma soprattutto, ridare dignità a chi ha patito di più la crisi. Insomma, una rinnovata visione del mondo targata Partito democratico, una nuova Carta dei valori in grado di parlare ancora una volta alle persone e, perché no, anche di unire ancora una volta il centrosinistra. La proposta, che rappresenta “una cornice per un nuovo Umanesimo politico e sociale“, arriva da Antonio Rosati, esponente dem di lungo corso, intervistato dall’agenzia Dire.

Le elezioni politiche si avvicinano, ma il dibattito dentro il Pd sembra ancora cristallizzato su alleanze e leadership. Come vede questo voto?

“Se continuiamo a discutere di nomi e di individui, e non di cose, queste elezioni andranno male per il Partito democratico. Negli ultimi anni, il perimetro di coloro che vanno a votare si è ridotto sempre di più e questa astensione colpisce la sinistra e i progressisti. C’è un grande disincanto. Dobbiamo ridare slancio, passione e nobiltà alla politica. Per invertire questa tendenza, e combattere anche una certa tristezza della nostra campagna elettorale, abbiamo bisogno di tornare a leggere il mondo in maniera più socializzata, in una cornice che contenga un nuovo Umanesimo politico e sociale. E allora la mia proposta alla direzione del mio partito è di stilare una Carta dei valori, un manifesto del Partito democratico. Il tutto, a partire da un’analisi di ciò che è successo negli ultimi 15 anni in Italia, in Europa in tutto il mondo occidentale che è stato attraversato da una crisi terrificante. Dal 2007 in poi abbiamo vissuto una grande concentrazione delle ricchezze, un’esplosione enorme delle disuguaglianze sociali, una impressionante precarietà soprattutto a livello giovanile. Infine, una crisi dell’idea dello stare insieme che ha colpito l’Occidente, stretto tra la grande invasione di chi cerca di raggiungere un domani migliore e un capitalismo spesso senza nome, ma velocissimo sul terreno globale”.

Quali sono i contenuti che metterebbe dentro la Carta dei valori del Pd?

“In primo luogo, la grande sfida di creare lavoro con bassi tassi di crescita. Poi, la battaglia contro questa eterna precarietà che ha caratterizzato intere generazioni in Italia. Con il Jobs act avevamo promesso che tutto questo sarebbe stato più facile, ma in realtà abbiamo fatto molta ‘flexi’ e affatto ‘security’, con il risultato che oggi in Italia perdere il lavoro è ancora una tragedia. Penso anche a una politica industriale degna di nota, e in questo senso sono molto interessanti le proposte del ministro Calenda, che mi sembrano una buona base di discussione, a cui aggiungere il ruolo dei lavoratori nei risultati aziendali. Il tutto, però, e questo deve essere un altro caposaldo, all’interno di una cornice di sostenibilità ambientale, ormai imprescindibile. Ma questo significa anche fare investimenti, sia pubblici che privati. Ecco, il rapporto tra pubblico e privato deve essere rilanciato con forza, soprattutto per la qualità della vita nelle grandi città, dove c’è un importante dibattito sulle periferie che deve vedere un protagonismo della società civile. Abbiamo bisogno di una nuova disciplina nel rapporto pubblico-privato, penso a un nuovo sviluppo della socializzazione dei mezzi di produzione e dell’arredo urbano e una nuova teoria e pratica dell’indirizzo e controllo pubblico. Ho citato soltanto alcuni esempi per insistere sul fatto che serve una fantasia programmatica accompagnata dal principio della nobiltà della politica che per troppo tempo abbiamo lasciato in mano ai populismi”.

Un Manifesto di questo tipo potrebbe aiutare anche le difficili alleanze a sinistra del Partito democratico?

“Penso che potrebbe essere una buona base, perché se i valori che ci uniscono tornano a essere la persona e i ceti meno abbienti, allora troveremo unità. Ma c’è anche bisogno di altro, perché non ci basterà un semplice slogan: dobbiamo dimostrare con proposte incisive che siamo davvero dalla parte degli ultimi. Se questa è l’idea comune, non vedo perché dovremmo essere divisi. Sulle alleanze abbiamo un dovere etico e morale, altrimenti continueremo a vedere stringersi quel perimetro a nostro svantaggio. Un abbandono che avverrà soprattutto da parte delle nuove generazioni, di cui da troppi anni anche il Partito democratico non si occupa più. E invece dobbiamo tornare a dire loro che la sinistra è speranza, è una tensione forte per riequilibrare i rapporti di forza”.

21 novembre 2017
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