Laganà: “Mai più bambini in carcere”. E invoca una task-force

CarcereBOLOGNA – “L’indignazione verso la presenza di bambini in carcere insieme alle mamme rischia di apparire retorica se non si traduce in un programma operativo concreto e risolutivo“. A parlare è Elisabetta Laganà, garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Bologna e il riferimento è ai bambini presenti nella Casa circondariale di Bologna: a luglio era presente una mamma con il figlio di poco più di un anno, “il piccolo, inizialmente socievole ed espansivo, man mano che la carcerazione perdurava ha iniziato a mostrare segni di agitazione e angoscia, con alterazioni del sonno e dell’umore”, che oggi grazie alla collaborazione tra l’Ufficio della garante e l’associazione Papa Giovanni XXIII si trovano presso l’associazione stessa dove la madre può terminare la pena residua.

Al momento però alla Dozza ci sono due madri con due bambine, una di cinque mesi e l’altra di un anno.

“La situazione, già di per sé problematica- ha detto la garante- è aggravata dalla presenza nella sezione femminile dell’articolazione della salute mentale che ospita alcune detenute con problematiche psichiche gravi: è facilmente immaginabile lo stato di tensione al quale i piccoli sono esposti”. Finora “molto è stato detto dalla politica e dalle istituzioni, molta letteratura scientifica è stata prodotta per evidenziare i danni permanenti provocati dalla carcerazione sui bambini ma nulla è stato realizzato in termini sostanziali- ha continuato Laganà- Accontentarsi del diminuito numero dei bambini in carcere significa considerare il diritto e la dignità in termini quantitativi: finché ci sarà anche un solo bambino in carcere il vulnus all’umanità resta perpetrato“.

Ecco perché secondo la garante, “al pari della chiusura degli Opg, andrebbe stabilito un rapido termine definitivo perché nessun bambino entri più in carcere, con conseguente rapida attivazione delle risorse esistenti, che sono molte”. La proposta è convocare un tavolo congiunto interistituzionale per coinvolgere gli Enti locali e le associazioni che si occupano del tema per creare una task force che realizzi questo obiettivo. “Accanto a questo vi è la necessità di una risposta politica- ha concluso Laganà- Dato che i diritti umani non hanno appartenenza di parte, tutte le forze dovrebbero impegnarsi affinché l’interesse prioritario del minore, come dicono tante normative internazionali, non rimanga carta straccia”.(Dires – Redattore Sociale)

21 Nov 2016
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