Lazio

Roma, non vedente va in commissariato ma resta in sala d’attesa: il cane guida non può entrare

cane guida non vedentiROMA – “A me non interessa trovare il dipendente da punire, a me interessa che un ente come la Polizia sia a conoscenza delle leggi. Il cane poteva entrare, io sono stata costretta a denunciare lo smarrimento dei documenti in sala d’attesa“. A.A. è una 35enne non vedente. Ieri, 20 ottobre, attorno alle 20 si è recata in questura, commissariato Tuscolana. Era con la mamma, ma era accompagnata dal proprio cane guida come da 20 anni a questa parte. Giusto il tempo di denunciare lo smarrimento del documento d’identità. Ma al momento di entrare, la brutta sorpresa: ‘Il cane non può entrare’. A dare la notizia la Blindsight Project, una Onlus per disabili sensoriali, nata a marzo 2006, con sede legale a Roma e iscritta al Registro Volontariato Regione Lazio.

Il no alla ragazza le è stato dato da “un poliziotto all’ingresso del Commissariato- ha spiegato all’agenzia Dire- È poi salito per andarsi a informare, è sceso anche un altro per farmi fare la denuncia in sala d’attesa. Loro hanno fatto tutto in buona fede, sono stati molto educati. Ma farmi fare la denuncia in sala d’attesa non è stata proprio una gentilezza. Sono state violate due leggi, una per la privacy, una per il cane guida. La cosa principale per la quale mi sto muovendo e sto cercando di fare informazione è una mancanza di informazione e di formazione all’interno di un ente come questo”. Al momento del no qualcuno è intervenuto per difendere i diritti della ragazza: “C’era un mio amico, anche lui non vedente. Era lì per un passaporto. Si è alterato, ha detto a chi mi aveva detto di non salire ‘ma che figura ci fa, esiste una legge, non potete vietare l’ingresso al cane guida”.

Ci può stare, secondo la giovane, “che la gente al ristorante o al supermercato non conosca le leggi. Ma in Questura non deve succedere. Se io cittadino li dovessi chiamare per farmi aiutare, le leggi le devono conoscere. Altrimenti chi mi aiuta o chi mi tutela? Io non me la prendo con il dipendente o con chi sta più su. È un meccanismo che non funziona. Sospetto che non sia cosa di sola questa realtà ma è diffusa”. Il problema di fondo “è l’assenza di formazione. Quello che chiedo è un aggiornamento del personale sulle leggi sulla disabilità. Vediamo il nostro caso, o anche chi ha le carrozzine. È un mondo, serve un aggiornamento”.

Questo perché casi del genere non succedano più: “Come capitato a me o ad altri in passato. So di casi in cui sono state chiamate le Forze dell’ordine, per esempio all’ingresso del supermercato, ma in cui chi è intervenuto non è riuscito a far applicare la legge. Non va bene. Ho il sospetto che questa mancanza sia diffusa. Come si dice, la legge non ammette ignoranza. Non è possibile che un ente così speciale non sia al corrente. Forse c’è qualcosa che non va”.

La Questura ha contattato l’associazione e la ragazza: “Ci hanno dato appuntamento per venerdì, vediamo cosa ci diranno. Vogliamo chiedere una formazione apposta. Ripeto, non mi interessa cercare il dipendente da punire, preferisco un aggiornamento professionale, ha più senso la formazione”.

di Adriano Gasperetti – giornalista professionista

21 ottobre 2015
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