Lazio

Roma, Se Marino va alla ‘conta’ in Aula si ferma a 11 voti su 48

marino dimissioniROMA – Non c’è verifica o riflessione che tenga, dopo la sfiducia definitiva arrivata ieri dal Nazareno per Ignazio Marino non c’è più alcuna possibilità di mettere insieme una maggioranza che gli consenta di far proseguire il mandato da sindaco di Roma. Dopo la riunione di ieri sera con il commissario Matteo Orfini, infatti, tutti i consiglieri capitolini del Partito democratico, compresi i dieci ‘dissidenti’ della prima ora, sarebbero ormai decisi a staccare definitivamente la spina al primo cittadino. Nelle ultime ore è circolata anche la voce di una richiesta del premier Matteo Renzi ai consiglieri di manifestare la propria disponibilità a lasciare gli scranni dell’Assemblea capitolina, una richiesta che qualcuno smentisce ma che sarebbe accolta comunque da tutti gli esponenti dem in Campidoglio.

Pallottoliere alla mano, dunque, Marino non potrebbe mai arrivare alla soglia di 25 consiglieri, vale a dire la maggioranza minima sui 48 totali, fermandosi addirittura a meno della metà e non potendo perciò resistere a un’eventuale mozione di sfiducia.

Togliendo i 19 del Pd e l’opposizione di centrodestra, Movimento Cinque Stelle e Lista Marchini, infatti, col sindaco potrebbero restare i 5 della sua Lista civica (Franco Marino, Luca Giansanti, Svetlana Celli, Rita Paris e il radicale Riccardo Magi), uniti ai 4 di Sel, che ultimamente gli hanno manifestato più di un’apertura (Gianluca Peciola, Gemma Azuni, Annamaria Cesaretti e Imma Battaglia) e a un ipotetico ‘appoggio esterno’ di Mino Dinoi, consigliere del Gruppo misto ex Lista Marchini. Si arriva così a 10, ai quali aggiungere lo stesso primo cittadino (che comunque non potrebbe partecipare a un’eventuale votazione sulla sfiducia): totale, 11 voti su 48 totali, neanche un terzo dell’Aula. Stando a questi numeri, una sfiducia potrebbe arrivare a raccogliere 37 voti, ben 12 oltre il necessario per l’approvazione. Un calcolo, però, che al Nazareno non vogliono neanche fare: se Marino dovesse ritirare le sue dimissioni, infatti, il Pd farà dimettere in blocco tutti i suoi consiglieri senza far nemmeno avvicinare il sindaco all’Aula, evitando così il faccia a faccia: a quel punto, con ‘l’aiuto’ di altri 6 consiglieri, il sindaco verrebbe automaticamente destituito dal suo incarico.

di Mirko Gabriele Narducci – giornalista

21 ottobre 2015
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