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Report del Consiglio grande e generale del 21 settembre – Seduta mattutina

SAN MARINO – Prosegue da parte dell’Aula l’esame dei 36 articoli del progetto di legge in seconda lettura “Modifiche e integrazioni alle norme in materia di sostegno allo sviluppo economico”, presentato dal segretario di Stato Andrea Zafferani.

Si riparte dall’articolo 18 “Agevolazioni su premi di risultato di importo variabili e prestazione oltre l’orario di lavoro contrattuale”, su cui si apre un lungo dibattito, caratterizzato anche da uno scontro verbale -avvenuto fuori dai microfoni- tra alcuni consiglieri di minoranza e maggioranza. Rete presenta un emendamento totalmente abrogativo (respinto poi con 28 voti contrari e 19 favorevoli), per un articolo con cui “il governo entra a piè pari nella contrattazione aziende-sindacati- motiva Elena Tonnini, Rete- decidendo con un decreto i premi di risultato e gli straordinari”. Denise Bronzetti, Ps, punta il dito contro un intervento che mina la libertà di impresa, e non solo. Per il collega di partito Alessandro Mancini l’articolo esprime infatti la “volontà di mettere da parte la contrattazione sindacale” e genererà “conflitto sociale”. Per Gian Matteo Zeppa, Rete, è un intervento “da brividi” perché “lede la dignità dei lavoratori e delle imprese, decide il congresso di Stato”. Per Marco Gatti, Pdcs, l’articolo è sbagliato in partenza. “E’ necessaria una riflessione sugli straordinari-spiega- se diventano strutturali per un’azienda, come società dobbiamo ragionare è meglio detassarli o se possono essere messi in campo due posti di lavoro”. Sulla stessa linea Roberto Ciavatta, Rete: “Qual è l’interesse dello Stato: detassare gli straordinari, con tutti i disoccupati che abbiamo?”.

Dalla maggioranza, invece, l’articolo 18 è difeso come un intervento rilevante e utile per gli stessi lavoratori. Giuseppe Maria Morganti, Ssd, chiarisce che riguarda unicamente la contrattazione di secondo livello, non i contratti generali. L’articolo mira di fatto a ridurre la tassazione per i premi di produttività e per gli straordinari, chiarisce il capogruppo di Ssd, scoraggiando così le retribuzioni in nero, Ciò interessa in particolar modo i frontalieri, che con doppia tassazione, motiva, non sono incentivati a raggiungere obiettivi di impresa, ma anche gli stessi sammarinesi. Matteo Ciacci, C10, riprende il discorso: con la contrattazione di secondo livello, spiega, si mantiene il contratto nazionale e si favorisce l’uso di premi di produzione e straordinari. “Lo Stato li agevola, li tassa meno, abbiamo poi lasciato discrezionalità all’azienda, per capire quali possano essere i parametri per attribuire questi premi”. Nel decreto delegato saranno poi definiti gli strumenti: “La detassazione verrebbe caricata sulla Smac del lavoratore- prosegue- che ci consente di non aggravare i costi su di lui perché, se non tassiamo noi, lo fa l’Italia”. Matteo Fiorini, Rf, illustra nei dettagli il peso attuale della tassazione dei premi di risultato per gli italiani. “Senza un accordo di secondo livello, il premio viene messo in busta paga e tassato al 30%, se invece c’è accordo è a parte, e viene tassato in Italia al 10%”. Parimenti, ad oggi a San Marino per i lavoratori frontalieri “i premi sono tassati oltre il 30%”. Di qui l’esigenza di questo articolo. Tony Margiotta, Ssd, sottolinea come i sindacati non siano affatto esclusi dalla contrattazione di secondo livello, ma chiamati a supporto. Infine interviene il Segretaro di Stato Andrea Zafferani per rispondere alle critiche: “Il contratto nazionale resta in vigore- precisa- quello aziendale deve calcolare solo i parametri per i premi di produzione”. I parametri possono essere diversi per le aziende- legati alla quantità, al fatturato, all’innovazione- per questo, prosegue, si è dato spazio al contratto aziendale. In sintesi, quest’utimo“responsabilizza i lavoratori” e il premio di produzione “viene agevolato dallo Stato con un intervento di carattere fiscale”. La forma dell’agevolazione viene definita dal decreto: “ Lo avete già, in bozza- manda a dire all’Aula- e ne parleremo con le parti sociali la settimana prossima, prevede il rimborso tramite Smac, vogliamo che la detassazione sia effettiva e non ci sia tassazione dell’Italia per i frontalieri”.

L’Aula passa ad affrontare l’Art.19 “Conti on line”: Rete presenta emendamento per far sì che Bcsm concordi il relativo regolamento con il Ccr/ Respinto poi con 28 voti contrari 17 a favore. Lo spiega Roberto Ciavatta, Rete: “Pensiamo ci debba essere comunicazione tra l’organismo preposto al dialogo tra governo e Bcsm, ovvero il Comitato per il Credito e risparmio, e che tale regolamento non sia demandato solo a Bcsm”.

Iro Belluzzi, Psd, si dice a favore dell’emendamento di Rete, ma fa notare che “l’articolo resterà lettera morta finché non si andranno a modificare i procedimenti di adeguata verifica”. Per Teodoro Lonfernini, Pdcs, si introduce un buon strumento, ma il consigliere invita a dare a Bcsm “le gambe” per dialogare all’esterno. Pasquale Valentini, Pdcs, mette in dubbio la procedura normativa, non è normale, sostiene, che “con una legge diciamo a Banca centrale di fare un regolamento”. Federico Pedini Amati, Mdsi, si dice in favore dell’articolo e dell’emendamento di Rete, ma chiede se ci potranno essere problemi per bonifici di altri Paesi rispetto l’adeguata verifica interna. Matteo Ciacci, C10, chiarisce le motivazioni del provvedimento: “Alcuni istituti sammarinesi sono già pronti e attendono solo la normativa”. L’articolo in esame quindi “vuole essere l’input affinchè Bcsm predisponga il regolamento per aprire conti on line”. Il Segretario di Stato Guerrino Zanotti replica in sostituzione di Zafferani: “In questi 9 mesi di legislatura è stata pressante la richiesta da parte delle banche per determinare le regole per l’apertura di conti correnti on-linee, in particolare, per accedere ai servizi accessori (es. carte di credito), richiesta che andava gestita da Bcsm”. Quindi rivolgendosi all’opposizione: “Voi parlate di ingerenze, ma nel giro di due anni non è stato possibile giungere al regolamento- spiega- si cerca così di introdurre regole cui le istituzioni si devono attenere”.

All’Art.20 “Modifica all’articolo 7 della Legge 31 marzo 2014 n.40” in “Art.7 ‘Part-time imprenditoriale’” le remore dell’opposizione riguardano due aspetti. Da una parte, Pasquale Valentini, Pdcs, e Alessandro Mancini, Ps, puntano il dito contro l’eccessiva genericità dell’articolo che demanda poi tutto al relativo decreto delegato. Dall’altra parte, Iro Belluzzi, Psd, e Francesco Mussoni, Pdcs, mettono in guardia dai problemi di concorrenza sleale che si possono generare. “Qui abbiamo un lavoratore- esemplifica Belluzzi- che la mattina lavora in azienda e il pomeriggio lavora per sé, magari in concorrenza con l’azienda stessa”. Per Mussoni è un “terreno delicato” e delegare a un decreto “può determinare rischi”. Replica alle accuse di genericità il Sds Guerrino Zanotti, facendo notare che l’articolo originario che si va a modificare non era affatto più circoscritto e preciso.

L’Articolo 21.Incentivi all’esodo dalla Pubblica Amministrazione”- poichè la richiesta di ritiro da parte del Segretario di Stato Zafferani non ottiene il consenso unanime dell’Aula- viene messo ai voti e respinto (con 31 voti contrari, 10 a favore e 3 astenuti). Il Sds Zafferani motiva così la sua richiesta: “Essendo intervenuta, tra il passaggio del progetto di legge dalla commissione alla seconda lettura, l’istituzione del tavolo per la spending review, chiedo il ritiro dell’articolo per ragionarlo in quella sede e riportarlo con le dovute correzione in sede di Bilancio”. Infatti, obiettivo dell’articolo è proprio “ridurre la spesa pubblica” e il tavolo per la spending review è identificato dal Segretario come l’ambito più corretto su cui ragionare. Dopo il rifiuto, da parte dell’Aula, al ritiro immediato dell’articolo, si apre il dibatttito, in cui i consiglieri di minoranza si dicono scettici rispetto le motivazioni addotte dal Segretario di Stato. Per Francesco Mussoni, Pdcs non sono quelle legate al gruppo sulla spending review. Piuttosto plaude al“ravvedimento” rispetto ad un articolo che “grida vendetta, non è sostenibile e non ha logica”. Per Mussoni, con la crisi che stano vivendo aziende e dipendenti del privato, è di fatto impensabile pagare il dipendente che se ne va prima dalla Pa con “il 40% del piede retributivo per 4 anni”. Il consigliere invita piuttosto a ragionare “su una serie di elementi che avvicinino i dipendenti pubblici al privato” e assicura disponiblità politica ad affrontare il tema della Pa “non con superficialità”. Per Denise Bronzetti, Ps, da parte di Zafferani “sarebbe più onesto dare come motivazione che forse non sono neanche tutti d’accordo in maggioranza” su questo articolo. “Non credo questo governo si sia ravveduto- incalza Dalibor Riccardi, Psd- ma si è reso conto della bomba che stava sganciando e degli effetti”. E ancora “solo un governo pieno di dipendenti pubblici- conclude- poteva scrivere un articolo del genere”. Dalla maggiorana, Roberto Giorgetti, Rf, prende le distanze “dal livello grottesco cui si è arrivati” in Aula. Poichè infatti senza unanimità non è stato possibile il ritiro dell’articolo 21, come richiesto dal Segretario di Stato, “ora si sta discutendo un articolo che non ha comunque la possiblità di essere approvato- stigmatizza il capogruppo di Rf- questo è il modo in cui stiamo impiegando il tempo in aula, ne prendo atto, ma resto perplesso”. Chiude il dibattito sull’articolo 21 il Sds Zafferani, rimarcando come si sia persa un’ora e mezzo per discutere su un articolo ritirato. L’auspicio comunque del Segretario è che al tavolo sulla spending review siano portate proposte e alternative da parte della minoranza.

La seduta della mattina si interrompe con l’approvazione dell’articolo 22, “Prestazioni di rilevanza artistica o culturale” e la bocciatura dell’emendamento interamente abrogativo dell’articolo stesso, presentato da Rete.

L’esame dell’articolato riprenderà nel pomeriggio.

21 settembre 2017

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