AREA ABBONATI - Accedi ai notiziari

Report del Consiglio grande e generale del 20 settembre – Seduta mattutina

SAN MARINO – In mattinata prosegue l’esame dell’articolato del progetto di legge in seconda lettura “Modifiche e integrazioni alle norme in materia di sostegno alo sviluppo economico”.
Si riparte dall’articolo 7 “Commissione per il Lavoro”, su cui i commissari di minoranza esprimono forti perplessità per i compiti attribuiti a questo organismo e per la sua composizione più “politica” che tecnica. In particolare, il consigliere del Pdcs, Marco Gatti, solleva dubbi sulla costituzionalità del comma 2 B, che autorizza la Commissione a deliberare sui ricorsi di lavoratori e datori di lavoro contro i provvedimenti dell’Ufficio del Lavoro, con il rischio, spiega, di creare una sovrapposizione o di bypassare il Tribunale Amministrativo. Il segretario di Stato Andrea Zafferani rassicura su questo punto e mette a verbale i necessari chiarimenti in merito.

All’articolo 8 “Strumenti formativi” dall’opposizione dito puntato di nuovo sulla composizione della Commissione per il lavoro “prettamente politica” e sulle sue reali capacità di valutare gli enti che possano organizzare corsi formativi. Il consigliere Pasquale Valentini, Pdcs, esprime infatti perplessità sul fatto che, in base all’articolo, l’accreditamento del corso sia gestito dalla Commissione e non dal Cfp. Non solo: “Questa norma- lamenta- Francesco Mussoni, Pdcs- serve per far guadagnare formatori ben pagati dallo Stato”. Interviene il Segretario Zafferani: “I formatori, i loro corsi, vengono solo accreditati- precisa- e non sono pagati dallo Stato”.

All’Art.9 “Credito d’imposta per attività formativa”, Roberto Ciavatta, Rete chiede se è stato stimato l’impatto del mancato introito per lo Stato del provvedimento e ammonisce dal rischio di abusi da parte di aziende di grandi dimensioni. “Se abbiamo una grande impresa che assume 2-3 lavoratori- spiega- ha già abbattimenti significativi fino al 25% delle imposte e magari, per formare i suoi dipendenti, con corsi interni, l’abbattimento arriva anche al 40%”.

Teodoro Lonfernini, Pdcs, e Denise Bronzetti, Ps, mettono in dubbio le competenze del Centro di formazione professionale nel valutare l’idoneità dei corsi che consentano la concessione del credito di imposta. Matteo Ciacci, C10 illustra le motivazioni del provvedimento: “ Abbiamo rilevato che a formazione interna nelle aziende è davvero bassa- chiarisce- se l’obiettivo è incrementarla una scossa bisogna darla, gli effetti li vedremo”. Il segretario di Stato Zafferani replica alle osservazioni della minoranza:“Essendoci un credito di imposta da concedere, quindi un mancato introito per lo Stato- motiva- si è ritenuto necessario l’intervento di un ufficio pubblico con lo scopo di verificare che la formazione abbia un senso, in modo che non si dia lo sgravio per corsi non funzionali alla crescita formativa del personale”. Invece, rispetto alle stime sul mancato introito per lo Stato, il Segretario ammette che sia difficile fare previsioni: “Anche per questo c’è un decreto- aggiunge- per andare ad aggiustare importi e condizioni di accesso in caso si noti l’abuso”.

L’Art.10 “Graduatorie Lavoro”, viene spiegato da Matteo Ciacci, C10: “E’ una battaglia portata avanti da tempo dal nostro movimento- chiarisce- fino ad oggi succedeva che quando ti ‘adattavi’ ad un lavoro, venivi depennato dalle liste di avviamento per un impiego più consono alle tue aspirazioni e al tuo curriculum, così da perdere ogni opportunità in caso si liberasse una posizione”. Con l’articolo 10 si resterà invece nell’elenco degli iscritti “poi sarà il soggetto a scegliere se cambiare occupazione- prosegue- in questo modo si premia chi si impegna”. Denise Bronzetti, Ps, rileva però che si è cancellati dalle liste solo quando si ha un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Inoltre, ci sono altri modi di fatto, osserva, che consentono di candidarsi mentre si ha un impiego, anche grazie al nuovo sistema informatico con i curricula di tutti i lavoratori disponibili. Anche Roberto Ciavatta, Rete, mette in dubbio l’utilità dell’articolo: l’avrebbe, sostiene, se le graduatorie “avessero ancora senso, ma non è così- puntualizza- visto che è il datore di lavoro che sceglie chi chiamare ai colloqui”. Iro Belluzzi, Psd, rileva gli svantaggi della norma per gli imprenditori che “prima formano un dipendente e poi corrono il rischio che se ne vada”. Eva Guidi, Ssd, rimarca come invece, grazie alla novità, si premi chi si impegna di più e chi si adatta. Infine il Sds Zafferani smentisce Bronzetti: “Ad oggi il fatto di non essere più iscritto a una determinata graduatoria implica che quando il datore fa una ricerca numerica, se il lavoratore non è iscritto, non viene visualizzato”. Rispetto all’osservazione di Belluzzi ammette che “scelte indolori non ci sono mai, ma si è voluto premiare l’adattamento”.

Si avvia quindi il dibattito sull’Art.11. “Residenza per motivi economici”. Teodoro Lonfernini, Pdcs, riconosce che il suo gruppo non è contrario al ‘concetto’ espresso. “Riteniamo che il Paese non debba avere più restrizioni per chi vuole vivere qui- spiega- ma questo vale per chi viene a San Marino e porta un contributo migliorativo”. Al contrario “attraverso questo articolo- rileva- è il livello cui ci rivolgiamo che è sbagliato, è un livello troppo basso e quello che ottiene, purtroppo, è molto poco”. Pasquale Valentini, Pdcs, osserva le incongruenze: “E’ incomprensibile che all’imprenditore che investe, occupa persone, contribuisce con la sua attività e con l’acquisto di un immobile, gli si dica poi che non ha tutti i diritti, che la sanità la deve pagare”. Per Iro Belluzzi, Psd, l’articolo 11 “rispecchia la miopia della politica, anche passata, che non è riuscita ad individuare quei settori chiave su cui puntare per un’economia reale”. In definitiva, “oggi tentiamo di dare una boccata d’aria- aggiunge- ad un bronchitico cronico”. Per Massimo Andrea Ugolini, Pdcs,si corre il rischio che tutte e 50 le residenze previste siano utilizzate “nei settori da non incentivare” o comunque non ritenuti prioritari per lo sviluppo. E’ drastico Roberto Ciavatta, Rete: “Qui siamo alla disperazione-manda a dire-.si è deciso di aprire alle residenze prima con un’asticella alta, poi la si è abbassata a 75 mila euro”. Allora perché, chiede, non dare la residenza ai frontalieri a fronte della stessa cifra? Infine Marianna Bucci, Rete, sollecita l’eliminazione di un requisito “anacronistico” con cui “ci stiamo togliendo- spiega- la possibilità di avere imprenditori solo perché non rispettano il criterio del genere”.

Sul dibattito all’articolo 11 si interompe la seduta. La ripresa dei lavori del pomeriggio è posticipata alle 17, a causa di impegni del Segretario di Stato e dei gruppi consiliari con la delegazione del Fondo monetario internazionale.

21 settembre 2017

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»

DIRE
facebooktwitteryoutubelinkedIn instagram

DIRE.it – Documenti Informazione REsoconti dal 1988