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Applausi, urla, fischi e anche insulti. A Genova confronto Bucci-Crivello da stadio/VIDEO

GENOVA – Un’ovazione dopo e spesso anche durante ogni risposta di Marco Bucci. Una bordata di fischi e urla che rendono praticamente impossibile a Gianni Crivello entrare nel merito delle questioni. La vera protagonista del confronto tra i candidati sindaco a Genova, organizzato ieri sera dal “Secolo XIX” nel cortile maggiore di Palazzo Ducale, è la numerosa claque del candidato del centrodestra. “Certo che il centrodestra ha una bella visione della democrazia”, si lascia andare Crivello, evidentemente esasperato. Ma il candidato di centrosinistra non le manda a dire e spesso istiga i sostenitori del suo avversario, definendolo candidato di Matteo Salvini, come spesso fatto durante la campagna elettorale, e attaccando a più riprese il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, primo sponsor di Bucci. A scatenare il pubblico soprattutto i riferimenti di Crivello ai finanziamenti per la realizzazione del red carpet da Guinness dei primati tra Rapallo e Portofino.

“Siamo venuti qui per fare un dibattito, vorrei che stessimo sui temi”, è costretto a ricordare a più riprese il direttore del Secolo XIX, Massimo Righi, rivolto sia al pubblico che alle provocazioni dei candidati. Ed è la perfetta sintesi di una serata che, forse anche per scelta della maggior parte dei presenti, i contenuti li sfiora solo di passaggio e si concentra più che altro in una prova di forza più simile a uno scontro tra tifoserie calcistiche che a un confronto politico, relegato a uno scambio di slogan.


“FINOCCHIO O PINOCCHIO? CRIVELLO INSULTATO”

“Mi ha definito ‘finocchio’, questo è il concetto della democrazia che hanno”. A un certo punto del confronto Gianni Crivello stava parlando di fondi alle periferie quando di colpo si ferma, si alza dalla sedia e si avvicina a muso duro a un sostenitore del suo avversario, Marco Bucci, ai lati del palco. Tornato al suo posto spiega così i motivi dell’interruzione, affermando di aver ricevuto un insulto omofobo. “Basta, dai. Un po’ di dignità, Crivello“, è l’invito rivolto dal candidato del centrodestra. L’accusatore non sembra voler ritrattare, anche se la tesi che si diffonde tra il pubblico è che la parola pronunciata sia stata “pinocchio“.

A telecamere spente, Crivello torna sull’accaduto: “A me pareva d’aver sentito ‘finocchio’. Naturalmente la mia non è una discriminante, ho avuto piacere e sono disponibile a celebrare tutte le unioni civili che mi capiteranno. Dopodiché, uno te lo rivolge così, credo lo avesse inteso come un insulto, nel caso sia di pinocchio che di finocchio”. Se per un momento si è temuto addirittura lo scontro fisico, tanto da allertare gli agenti della Digos presenti a Palazzo Ducale, il diverbio molto acceso è rimasto “solamente” verbale. Anche al termine del dibatto, quando il segretario provinciale del Pd, Alessandro Terrile, si fa capotifoseria e lancia un “Bella Ciao” a squarciagola. E, come tutta risposta, ottiene un “Chi non salta comunista è” dalle fila del centrodestra.

di Simone D’Ambrosio, giornalista

21 giugno 2017

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