Politica

Comunali, la pagella di Avvenire: 8 a Grillo, 5 a Renzi

grillo

ROMA – “Tutto ha funzionato e ogni intuizione di Beppe il Visionario oggi sembra giusta. La corsa in solitaria, il no a qualsiasi alleanza, la scommessa sulla legalità e su uomini (e donne) senza macchia, la forza della Rete rispetto a quella della popolarità dei candidati. È Grillo il vero vincitore“. Avvenire, il quotidiano della Cei, dà i voti ai protagonisti dell’ultimo voto amministrativo (le pagelle integrali sono sul sito del quotidiano) e premia il trio di M5S. Grillo 8, Appendino 9 e Raggi 7 e mezzo. Ma avverte l’ex comico: “Ora c’è tanto da dimostrare. Il Paese ha dato fiducia a M5S; ma il Paese sarà esigente, attento, capace di punire a posteriori come è stato capace di premiare, prima. Pizzarotti e Nogarin (oggi sindaci M5S a Parma e a Livorno) spesso hanno traballato. Ora aspettiamo le prime mosse di Raggi e Appendino. E pensiamo all’ultima sfida di Beppe. “Costringeremo i nostri avversari a diventare persone perbene”. Un bel proposito. Ma oggi il Movimento ha responsabilità e ruoli. Tocca a loro, agli uomini e alle donne di M5S, di dimostrare nel concreto, giorno dopo giorno, che legalità e capacità di governo non erano solo un’allucinazione di Grillo e Casaleggio”.

Foto Antonio Fraioli

Foto Antonio Fraioli

Poi Avvenire si concentra su Renzi. “Difficile dare al premier un voto superiore a 5 – scrive il quotidiano della Cei ­-­. Che sia una sconfitta per lui e per il “suo” Pd lo ha onestamente ammesso, e questo è un merito che gli va riconosciuto rispetto ai “giochi di parole” usati in passato. Pesa la batosta a Torino. Nel “valzer impazzito” della politica va però ricordato che, alla vigilia, i timori peggiori erano per Milano, metropoli di ben altra caratura. Oggi, invece, passa quasi in secondo piano la vittoria di Sala (ancor più significativa perché si tratta dell’unico candidato veramente scelto da Renzi), mentre si tende ad amplificare l’insuccesso di Fassino che, pur previsto da pochi, in una logica di ballottaggio ci sta. In molti sostengono che questo delle amministrative sia in buona parte un voto contro di lui: la verifica si avrà in ottobre, col referendum. Va atteso poi al varco dell’Italicum: ha sempre sostenuto che la legge elettorale andava bene così perché era fatta per «assicurare il governo del Paese, e non per il Pd». Cambiarla ora sarebbe una modifica “ad partitum”.

21 giugno 2016
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