Apre la mostra Bvt, cassonetti e cartelli stradali diventano arte

roma_bvtROMA – Si terrà dal 23 giugno al 23 luglio, presso la Galleria Michelangelo di via Giovanni Giraud 6, a Roma, la mostra Bvt – Build verification test degli artisti Claudio Bissattini, Marco Verrelli e Marco Tamburro. L’evento, curato dal critico d’arte Marco Tonelli, ideato e realizzato dal gallerista Fabio Cozzi, prenderà il via con un vernissage giovedì 23 giugno alle 18.30, proprio nella galleria d’arte a due passi da piazza Navona. Bvt – Build verification test (letteralmente ‘test di verifica di costruzione‘ applicato spesso nel campo dei software) è di fatto la trasposizione di un concetto che spesso a che fare con la tecnologia direttamente sull’arte. Il dipinto diventa una sorta di test che l’artista ha effettuato sulla tela, con dei colori e delle immagini. Fra le rappresentazioni più suggestive colpiscono quelle dei fari costieri e la riproduzione dell’estraneazione digitale dei tempi moderni. Il residence Bastogi, le montagne di rifiuti accatastate sotto ai cassonetti dove però c’è scritto raccolta differenziata e una tabella che indica la strada per Ostia: la cronaca romana diventa protagonista di una mostra di pittura così vera da essere originale. Una collettiva in cui una curiosa rappresentazione della realtà si somma a quella dei fari costieri e dell’estraneazione dietro i monitor del computer tipica dei tempi moderni.

roma_bvt2Di ipotesi in ipotesi, a volte inconsapevoli, mentali, tentativo dopo tentativo, il pittore ha prodotto l’opera alla quale e dalla quale ne seguiranno altre. Non necessariamente migliori o peggiori ma sicuramente a testimonianza di un processo di avanzamento tecnologico tanto più si considera la tendenza di molti artisti moderni e contemporanei a lavorare su delle serie con materie sperimentali e innovative di cui spesso non si conoscono reazioni, comportamenti e durate. Non solo un test dunque rispetto a ogni singola opera ma anche un test rispetto a tutta la serie che si sviluppa da un’idea iniziale e che poi cambia mano mano che si che l’artista affina la sua tecnica pittorica. Da questo punto di vista la mostra diventa un test vivente con lo spettatore che è insieme protagonista ed osservatore. Bissattini in particolare afferma e nega continuamente la certezza dell’immagine. L’artista si diletta a mostrare l’artificiosità del suo e di ogni altro software pittorico. I fari di Verrelli sono invece interpretabili come dei punti di vista attivi o passivi: possono essere osservati ma anche indicare la rotta. Tamburro diventa persino malinconico reiterando una poltrona rossa: emblema di un punto di osservazione domestico da cui vedere il mondo esterno. In questo caso però sempre attraverso un monitor o una finestra quasi a sottolineare l’estraneazione dei tempi moderni. “Ad osservare i quadri– afferma Cozzi- s’intravedono spaccati di Roma, crudi quanto veri. La quotidianità diventa arte, punto d’osservazione e spunto d’osservazione. Fosse tramite una sorta di istantanea su tela, una poltrona rossa o un faro costiero che può essere a volte metafora altre semplice edificazione”.

21 Giu 2016
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