A Bologna i professori imparano a rianimare con la realtà virtuale

Progetto di formazione gratuita dell’Ausl. I docenti hanno ricevuto la certificazione Basic life support defibrillation (Blsd)
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BOLOGNA – Imparare ad usare il defibrillatore grazie alla realtà virtuale. E’ l’esperienza realizzata, per la prima volta in una scuola italiana, da 11 docenti dell’istituto Aldini Valeriani Siriani di Bologna: nell’ambito di un progetto di formazione gratuita dell’Ausl, hanno ricevuto la certificazione Basic life support defibrillation (Blsd) utilizzando anche cinque caschetti per la realtà virtuale. Lo scenario virtuale è stato utilizzato per insegnare ai docenti come “riconoscere l’arresto cardiaco, allertare il 118, eseguire la rianimazione cardiopolmonare, utilizzare i defibrillatori semiautomatici (Dae)”, spiega una nota dell’Ausl. La formazione è stata organizzata all’interno del progetto Pronto Blu 118, “attivo da anni- sottolinea l’Azienda- per diffondere la cultura della rianimazione cardiopolmonare e aumentare il numero di soccorritori volontari in grado di intervenire in caso di arresto cardiaco”.

Lo strumento è il Virtual reality Cpr (Vr Cpr), promosso dall’Italian resuscitation council e finanziato dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna: “Un progetto innovativo e ambizioso- scrive l’Ausl- che ha l’obiettivo di addestrare gli operatori sanitari, i laici, i ragazzi e i docenti, utilizzando anche ambienti virtuali”.

GLI SCENARI VIRTUALI

Nei cinque caschetti per realtà virtuale messi a disposizione durante il corso Blsd, gli allievi vengono catapultati in tre diversi scenari virtuali di arresto cardiaco ambientati in città: in piazza Santo Stefano, all’interno dell’ospedale Maggiore e in una scuola. Per muoversi correttamente e fare le cose giuste all’interno dello scenario virtuale, affiancati da un soccorritore altrettanto virtuale, gli allievi devono rispondere ad alcune domande, che ripercorrono i temi già affrontati nel corso.

La conoscenza delle manovre rianimatorie cardiopolmonari elementari, ricorda l’Ausl, è riconosciuta sempre di più come un elemento essenziale per aumentare le possibilità di sopravvivenza in caso di arresto cardiaco. In provincia di Bologna sono un migliaio ogni anno le persone colpite: “Solo il 18% di esse sopravvive, nonostante il tempestivo intervento del 118”, scrive l’Ausl, ma la percentuale sale al 50% se la persona viene rianimata con il defibrillatore.

L’APP DAE RESPONDER

Con questi scopi, ricorda l’Ausl, è nata anche l’app Dae RespondEr che allerta i soccorritori volontari. Sono 1.343 i cittadini in provincia che si sono registrati nel primo anno dal lancio della App (740 solo a Bologna), 5.479 a livello regionale. Nel bolognese sono 105 i cittadini che, allertati dall’app, si sono resi disponibili ad intervenire in casi di arresto cardiaco avvenuti in luoghi pubblici (324 in regione). Nel 50% dei casi i volontari raggiungono effettivamente il luogo dell’evento. Nel 70% di questi, il loro arrivo precede quello del 118. Ma Dae RespondEr “è solo l’ultima delle innovazioni che caratterizzano la rete solidale che lega la Centrale operativa 118 alla città”, sottolinea l’Ausl. Dal 2001, infatti, con Pronto Blu il 118 è impegnato nella promozione della diffusione dei defibrillatori in luoghi molto frequentati e nella formazione diretta di soccorritori non sanitari: sono oltre 1.600 quelli addestrati e costantemente aggiornati alle manovre di rianimazione con il defibrillatore. Alla rete dei soccorritori laici partecipano anche le 20 auto di Cotabo con defibrillatore a bordo, grazie al progetto Dae in taxi che vede Comune e 118 impegnati per dotare i taxi di defibrillatori semi automatici e formarne gli autisti al loro utilizzo corretto. Nel 2018 i taxisti sono intervenuti sei volte, segnala l’Ausl.

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21 Marzo 2019
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