Minori, Albano (Garante Infanzia): “Mediazione penale promuove senso delle regole”

Garantirla a rei e vittime e non abbassare imputabilitá a 12 anni
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ROMA – Approvare una legge che introduca in Italia la possibilità di ricorrere alla mediazione penale nei procedimenti minorili e assicurare una presenza uniforme sul territorio nazionale dei servizi che la garantiscono. È questa la proposta che Filomena Albano, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia) presenta al convegno ‘Incontrare la giustizia, incontrarsi nella giustizia’, tenutosi questa mattina nella sala della Lupa di Palazzo Montecitorio.

Tra i partecipanti ai lavori, moderati dalla giornalista Nadia Zicoschi, la consigliera del Consiglio superiore della Magistratura Loredana Miccichè, la presidente della Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’adolescenza Licia Ronzulli e il presidente del Consiglio nazionale forense Andrea Mascherin.

“La mediazione penale consente un incontro che sembra impossibile, quello tra il reo e la vittima. Far incontrare su base volontaria, con l’assistenza di mediatori, i ragazzi che delinquono e le vittime- sottolinea Albano- dà la possibilità a queste ultime di vedersi riconosciute, di trovare ascolto, sostegno e una forma di riparazione. Permette ai primi- aggiunge- di toccare con mano le conseguenze delle proprie azioni e diventa luogo per la ricostruzione della fiducia, aiutando a comprendere che si è responsabili non per qualcosa ma verso qualcuno”.

Questo strumento rappresenta un’occasione “per la comunità- fa sapere la garante- permette di diffondere attraverso l’esperienza il senso delle regole, promuove un reinserimento più consapevoli dei ragazzi nella società e aumenta il senso di sicurezza collettiva”.

L’Agia conferma, inoltre, la propria contrarietà all’incriminabilità degli under 14: “Non abbassare l’età dell’imputabilitá a 12 anni”, è più utile “inserire un invito ai ragazzi minori di 14 anni che commettono un reato ad accedere alla mediazione penale. Non intervenire penalmente non vuol dire non intervenire- precisa Albano- al contrario, bisogna essere tempestivi e approntare un intervento educativo proporzionato alla lacuna da colmare. La giustizia riparativa può essere uno strumento prezioso in questo senso”, conclude la garante.

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21 Marzo 2019
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