Europee, donne in campo per una lista femminista, ecologista e progressista

Se ne fa promotrice un gruppo di donne prime firmatarie di un appello pubblico
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ROMA – Una lista femminista, ecologista e progressista alle prossime europee. Se ne fa promotrice un gruppo di donne prime firmatarie di un appello pubblico. Firmano Rossella Muroni, Anna Falcone, Beatrice Brignone, Annalisa Corrado, Chiara Bertogalli, Ilaria Bonaccorsi, Luisa Chiarandà, Donatella Di Cesare, Monica di Sisto, Serena Pellegrino, Nicoletta Rampazzo, Emanuela Trimarchi, Viviana Velastro, Elizabeth Arquinigo.

“Cambiamo il sistema, non il clima”, questo il titolo del manifesto nel quale si spiega che “il primo sciopero globale sul clima ci ha consegnato una responsabilità enorme: le nostre figlie e i nostri figli ci chiedono risposte immediate al mutamento climatico, i loro cortei sono un atto di accusa per tutto ciò che finora non abbiamo fatto per difendere davvero il loro diritto ad avere un futuro”.

“I milioni di giovani scesi in piazza in tutto il mondo- si legge nel manifesto- hanno deciso di assumere un ruolo centrale nella costruzione di un mondo nuovo, più giusto e più pulito, perché di noi adulti non si fidano più. Prendere il destino nelle proprie mani, come stanno facendo i nostri giovani, è un atto di liberazione e di responsabilità che le donne di oggi sono chiamate a compiere per cambiare veramente le cose, sostenendo e ampliando il range di questa protesta globale: non vogliamo più affidare ad altri il nostro futuro e quello delle giovani generazioni, dobbiamo intervenire con urgenza, in prima persona”.

“Come donne che vivono in questo Paese- scrivono le firmatarie- guardiamo con angoscia le politiche repressive e regressive che questo governo sta portando avanti nei nostri confronti, con un’operazione politica e culturale radicata e diffusa, in ogni strato della società: dai convegni alle aule dei tribunali, dalle testate giornalistiche alle aule istituzionali. Il ddl Pillon così come il Congresso Mondiale della Famiglia a Verona sono le punte di un iceberg di un disegno ben preciso e rischiano di segnare due solchi profondi tra noi donne, i nostri diritti e la nostra libertà”.

E ancora: “In un paese in cui i femminicidi si susseguono a ritmo battente, in cui i nostri corpi vanno a fuoco o vengono deturpati con l’acido, in cui le sentenze dei tribunali ridimensionano le responsabilità degli aguzzini, in cui il “revenge porn” si fa strumento politico, le forze reazionarie che ci governano sollecitano gli istinti peggiori e vogliono rinchiuderci in casa mute e sottomesse, tentando di cancellare decenni di battaglie e conquiste. Chiuse in casa o nelle case chiuse”.

Le promotrici della lista femminista, ecologista e progressista scrivono: “Abbiamo bisogno di un “green new deal” fondato sulle lotte sia ecologiste che sociali, di riforme serie e radicali che aggrediscano una volta per tutte l’emergenza ambientale e climatica, di un piano di messa in sicurezza dei territori, di un’agricoltura sana e pulita, di un piano per portare il sistema energetico fuori dalle fossili e per l’abbattimento delle emissioni, di un sistema di trasporti davvero sostenibile e continentale”.

“Servono- scrivono- riforme per una piena uguaglianza, per garantire, insieme, il diritto al lavoro e il diritto al tempo; vogliamo un reddito minimo europeo e l’abbattimento del dumping salariale, una politica fiscale comune e che obblighi chi fa profitti nel nostro continente a pagare qui le tasse, che combatta i paradisi fiscali e sostenga la ricerca e l’innovazione; vogliamo un piano di investimenti pensato per uno sviluppo sostenibile e fondato sull’economia circolare e della conoscenza, che valorizzi le nostre immense risorse storiche, culturali e paesaggistiche e crei nuovi posti di lavoro. Vogliamo un’Europa solidale e dei popoli, che abbatta i muri e dia seguito al voto del Parlamento Europeo sulla Riforma di Dublino”.

“Un’Europa declinata al femminile, che garantisca pari diritti e opportunità a tutte e a tutti, che contrasti efficacemente la violenza contro le donne e l’omotransfobia. Un’Europa che tenga insieme diritti sociali e diritti civili, che lotti contemporaneamente contro le ingiustizie sociali e le devastazione ambientali, perché le une sono causa delle altre, e non si può combattere il consumo del suolo e delle risorse, l’inquinamento, il cambiamento climatico, senza combattere il modello economico e produttivo, le diseguaglianze e lo sfruttamento dei molti a vantaggio dei pochi, che ne sono causa”.

“Su queste battaglie inscindibili e prioritarie proponiamo un patto tra noi, superando steccati e appartenenze, mettendo davanti ciò che ci unisce rispetto a ciò che ci divide. Cambiamola davvero la vecchia politica, dimostriamo di aver imparato la lezione, costruiamo il futuro oggi. Facciamolo insieme”.

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21 Marzo 2019
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