Strage Bologna, legali Cavallini: "Ci sarà e pretende di essere ascoltato" - DIRE.it

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Strage Bologna, legali Cavallini: “Ci sarà e pretende di essere ascoltato”

BOLOGNA – Gilberto Cavallini non solo sarà presente “alle principali udienze” del processo, iniziato oggi a Bologna, in cui è imputato per concorso nella strage del 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria (85 morti e 200 vittime). Ma “testimonierà, e anzi pretende di essere sentito, per rivendicare la propria estraneità alla strage“. A dirlo, nel corso dell’udienza odierna, è l’avvocato Alessandro Pellegrini, che difende Cavallini assieme al collega Gabriele Bordoni.

“LO ACCUSANO OGGI CON GLI STESSI ELEMENTI DI 38 ANNI FA”

Nel ribadire la propria convinzione dell’innocenza di Cavallini, che a suo dire “viene accusato ora con gli stessi elementi di 38 anni fa, in base a cui è già stato condannato per banda armata”, Pellegrini rilancia invece, come si era intuito scorrendo la lista dei testimoni della difesa, la cosiddetta ‘pista palestinese‘ per la strage del 2 agosto. Il legale insiste soprattutto sul presunto ruolo nella strage del terrorista tedesco di estrema sinistra Thomas Kram, la cui presenza a Bologna il 2 agosto “è provata documentalmente, anche se il suo nome è subito scomparso dagli atti ed è riemerso solo nel 2005″.

“CARLOS DISSE CHE POTEVANO NON ESSERE STATI I NAR”

Pellegrini e Bordoni pongono poi l’accento sulle dichiarazioni rilasciate nel 2009 al pm Enrico Cieri dal terrorista ‘Carlos’, che “disse, pur senza approfondire, che la strage non poteva essere opera dei Nar“, e che ora i legali vorrebbero far testimoniare nel processo Cavallini. Un processo in cui, afferma Pellegrini con una metafora calcistica, “le sentenze definitive sulla strage potrebbero essere rivalutate criticamente: quindi non partiamo da un 2-0 per i nostri avversari (il riferimento è alle condanne definitive di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti e di Luigi Ciavardini), ma dallo 0-0″.

Non mancano poi, da parte dei difensori, anche riferimenti alla presunta scarsa credibilità della testimonianza del pregiudicato Massimo Sparti, morto nel 2002, che ‘inchiodò’ Mambro e Fioravanti. Bordoni chiede inoltre che non siano acquisite le dichiarazioni dell’armiere di Ordine nuovo Carlo Digilio e dell’ex ordinivista, poi collaboratore di giustizia, Sergio Calore. I due, afferma il legale, “fecero dichiarazioni su terze persone prima della riforma del ‘giusto processo’ del 2001, e avrebbero quindi dovuto essere riascoltati dopo quella data”. La cosa non è avvenuta e, visto che entrambi sono morti, ora Bordoni chiede che le loro dichiarazioni non vengano acquisite.

DIFESA CAVALLINI CONTRO COSTITUZIONE PARTI CIVILI, MA GIUDICE DICE ‘NO’

La difesa ha però incassato una sconfitta sull’unica eccezione presentata. Bordoni aveva infatti chiesto la “nullità” della costituzione delle parti civili, dal momento che “Cavallini è interdetto dal 1989, e il suo tutore legale è il Comune di Milano, a cui però non è stato comunicato nulla” in merito alle richieste delle parti civili. Eccezione respinta dai giudici in quanto, spiega il presidente Michele Leoni, “la Cassazione ha stabilito che la notificazione a un imputato interdetto, da eseguire presso il tutore, non si applica se all’imputato è stata inflitta la pena accessoria dell’interdizione legale”, come è avvenuto nel caso di Cavallini.

In ogni caso, Bordoni precisa che la difesa “non accetta il contraddittorio sulle prove prodotte dalle parti civili“, che ritiene “offuscate dal problema che ho sollevato”.

21 marzo 2018
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