Poligrafici del Gazzettino in Consiglio regionale

VENEZIA – Oggi a palazzo Ferro-Fini alcuni membri del consiglio regionale hanno incontrato i rappresentanti dei poligrafici del quotidiano ‘Il Gazzettino‘, in stato di agitazione per l’annuncio di cessione del ramo d’azienda di cui sono dipendenti. “77 lavoratori attualmente del Gruppo potrebbero essere chiamati a prestare servizio in società esterne senza adeguata tutela e diritti, mentre gli attuali livelli occupazionali potrebbero essere a rischio”, dichiara il consigliere Sergio Berlato (Fratelli d’Italia) che ha presentato una mozione per chiedere alla giunta di farsi parte attiva nella difesa dei lavoratori di quella che è una realtà storica dell’editoria del Veneto.

giornaliUn impegno richiesto anche dal consigliere cinquestelle Manuel Brusco, che avverte: “Esternalizzare i poligrafici significa anche dare un forte colpo alla libertà di stampa, sia per la distanza dal territorio della società che prenderebbe in carico l’operazione, sia per il facile controllo che potrebbe subire questo nuovo soggetto, che avrà solamente centomila euro di capitale sociale”. La questione era già stata posta più di una settimana fa dai consiglieri tosiani Giovanna Negro, Andrea Bassi e Maurizio Conte, che hanno presentato un’interrogazione a risposta scritta, preoccupati del futuro della testata giornalistica e della libertà di stampa in Veneto. Il piano dell’editore Caltagirone, secondo il grillino Brusco, è molto semplice, e consiste nell’esternalizzare servizi e dipendenti per lasciare poi alle società esterne l’eventuale problema dei lavoratori da licenziare. Il rischio per i poligrafici consisterebbe, sostiene Brusco, nell’accentramento dei servizi di stampa di tutte le componenti del gruppo (che comprende molte testate tra cui Il Messaggero, Il Mattino, Il Corriere Adriatico, Leggo, etc.) con la conseguente riduzione dei posti di lavoro.

di Fabrizio Tommasini, giornalista

21 Marzo 2016
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»