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Autismo, “C’è vulnerabilità se a un anno manca il gioco”

S. Acquarone

S. Acquarone

ROMA – “Un bambino di due mesi ha chiaramente la percezione dell’altro, sorride a un volto, curva la schiena e spinge la pancia in fuori per protendersi verso il genitore”. Lo spiega  Stella Acquarone, direttrice della Parent infant Clinic e della School of Infant Mental Health di Londra, oggi al convegno dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) a Roma.

Dai due ai sei mesi il bambino inizia con a fare “gorgoglii ritmici, suoni che ogni giorno diventano piu’ attivi, balbettii e segni precursori del linguaggio. Un segnale di vulnerabilita’- rimarca subito l’esperta- e’ la mancanza di esplorazione: se il piccolo non si guarda intorno e non prende oggetti da portare ad esempio alla bocca”.

Dai 6 ai 9 mesi un minore ha “piu’ consapevolezza di essere terzo, inizia a comprendere che la madre puo’ essere in relazione con altre persone e che lui possa essere escluso dalla relazione stessa. Situazione valida anche per il padre. In questa fase puo’ esserci un oggetto transizionale“.

Sono bambini vulnerabili, secondo la Pre-autistic behaviour scale, “quelli che non creano lo spazio necessario per fare entrare un terzo o un oggetto transizionale- sottolinea Acquarone-perche’ si sentono come un tutt’uno con la madre“.

Dai 10 mesi a un anno i piccoli “sviluppano la capacita’ di fingere, far ridere gli altri. In questa fase della vita iniziano a sperimentare tutte le tipologie di gioco simbolico e di finzione- prosegue la psicoterapeuta argentina- che i bambini vulnerabili”, sempre secondo la scala pre-autistica, “non riescono a mettere in atto”.

Infine, dai 18 mesi ai 3 anni prende il via “il senso di moralita’: i piccoli colgono il valore simbolico- conclude Acquarone- e iniziano a produrre  delle parole“.

(Prosegue nel notiziario Dire in abbonamento)

di Rachele Bombace

21 marzo 2015

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