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Bologna. Il Comune studia Brescia per il welfare: stop al massimo ribasso

A. Frascaroli

A. Frascaroli

BOLOGNA – Trasferta a Brescia per l’assessore al Welfare del Comune di Bologna, Amelia Frascaroli, per studiare come si può fare ad evitare il rischio di affidare appalti al massimo ribasso nel settore socio-educativo. Il Comune lombardo ha deciso di imboccare questa strada e Frascaroli, due giorni fa in commissione, ha spiegato di essere “già in contatto” con l’assessore bresciano Felice Scalvini, per “confrontarci e capire quanto ci può interrogare e riguardare questa rivisitazione del sistema”. Frascaroli incontrerà il collega nella settimana tra il 2 e il 6 marzo, per raccogliere un po’ di suggerimenti: poi “quando avrò una proposta concreta in mano, romperò un pò le scatole in Giunta”, promette l’assessore bolognese. Con il tormentato appalto del centro Rostom “si è visto benissimo come il sistema non funzioni”: l’offerta economicamente più vantaggiosa “è un criterio che ha elementi di rischio”, perchè può “mascherare il massimo ribasso”. Magari “è un modo diverso per dirlo, ma molte volte- dichiara Frascaroli- si sfiora lo stesso tipo di logica”. Proprio sul Rostom, è stata una “magra consolazione” la possibilità di affermare “l’avevo detto”, aggiunge l’assessore, dopo che “il Tar per due volte ci ha dato torto e ha rimesso le cose in ordine”. Certe cose succedono perchè gli uffici che predispongono le gare hanno una “cultura” e “occhiali diversi rispetto al settore dei servizi sociali, che costruisce i contenuti delle stesse gare”. Anche tra gli assessori ci sono sensibilità diverse su questi temi? “E’ vero, altrimenti non ci troveremmo, ogni tanto- risponde Frascaroli- ad aprire certe divaricazioni a cui poi bisogna rimediare”. Si poteva intervenire prima? “E’ una critica che accetto. Molte cose hanno una lentezza spaventosa qui dentro”, afferma l’assessore.

“Probabilmente non è colpa di nessuno, è la macchina, è colpa della pubblica amministrazione per com’è fatta” e non del Comune di Bologna in specifico. Si finisce, insomma, per assomigliare agli “elefanti”, continua Frascaroli: “Prima di produrre cambiamenti rispetto ad un’idea, c’è bisogno di tempi veramente archeologici, la grossa fatica è questa e me ne rendo conto”. Intanto, proprio sugli appalti socio-educativi si allarga lo scontento manifestato da Sel confronti della Giunta. Dopo i forti dubbi espressi in merito alla possibilità di votare a favore della delibera sulla refezione scolastica, è ancora la capogruppo Cathy La Torre ad alimentare le fibrillazioni in maggioranza. La Giunta deve assumersi “un impegno concreto”, afferma La Torre in commissione: quello di “non fare più bandi nel settore dei servizi sociali basati sul criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa” (che, per altro, sarà inserita anche nella gara per la refezione scolastica), privilegiando i criteri meramente “qualitativi”. Questo per evitare che si ripetano bandi come quello vinto dalla coop marchigiana Mosaico, che poi ha rinunciato: si è arrivati vicinissimi ad un “disastro”, dichiara la vendoliana. Del resto, “se educatore viene pagato così poco”, come “chi andava in miniera ai primi del ‘900”, allora “ha ragione- continua La Torre- se poi la qualità del suo lavoro cambia”. Per questo bisogna evitare il rischio di affidare appalti al massimo ribasso, dice La Torre, seguendo l’esempio di Brescia: “Perchè lì hanno fatto così e noi no? Perchè abbiamo lasciato un bando in pasto all’offerta economicamente più vantaggiosa?”. Del resto cambiare strada è possibile grazie alla nuova normativa europea, sottolinea La Torre, “tant’è che il Comune di Brescia non se l’è inventato”.

Poi c’è lo ‘spezzatino’ contrattuale dei centri estivi: “Una situazione delirante”, la definisce la capogruppo di Sel. Sempre tra i vendoliani, anche Mirco Pieralisi chiede di “fare qualche passo in più verso lo spirito della nuova direttiva europea”. Sollecitazioni “surreali”, commenta Valentina Castaldini (Ncd), visto che arrivano dalla maggioranza e “siamo a fine mandato”: vengono poste determinate domande, ma “visto quello che è accaduto fino ad oggi è la realtà stessa che risponde”. Anche nel Pd c’è chi invoca un cambio di rotta: l’offerta economicamente più vantaggiosa “rischia nascondere forzature al ribasso”, dichiara Francesco Errani, “in particolar modo quando si parla di servizi socio-educativi”. Come misura “concreta” da adottare subito, quindi, per il democratico c’è l’eliminazione della “formula matematica” che ha portato alle assegnazioni più a rischio. Il ragionamento di Errani, poi, si allarga all’impostazione del bilancio 2015, che prevede una riduzione del 9% sui consumi specifici per tutti i settori: “Capisco le difficoltà degli enti locali per tagli subiti in questi anni e la fatica di chiudere i bilanci, però ci dobbiamo dire quali sono le nostre priorità e dove, invece di ridurre, dobbiamo addirittura aumentare”. Un puntello, quindi, alla “resistenza” annunciata qualche tempo fa dall’assessore Frascaroli.

 

21 febbraio 2015

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