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Catalogna al voto, nei sondaggi gli indipendentisti in vantaggio

ROMA –  Gli ultimi sondaggi sulle elezioni parlamentari del 21 dicembre in Catalogna, elaborati dal centro di statistica Gesop, con sede a Barcellona, indicano in testa la formazione di Oriol Junqueras, ex vice presidente della regione autonoma, tuttora in arresto. Il suo partito della Sinistra Repubblicana Catalana (Erc) potrebbe ottenere fino a 37 seggi, un risultato migliore rispetto a quello indicato dalle rilevazioni precedenti.

I dati del sondaggio sulle preferenze di voto espresse dai catalani, la cui pubblicazione in Spagna e’ vietata da sabato scorso, sono stati diffusi in questi giorni dal ‘Periodic D’Andorra’, con l’ultima pubblicazione risalente a martedì sera.

GLI ALTRI DATI

A Erc seguono, stando all’indagine, la destra unionista di Ciudadans (C’s), partito capeggiato dall’avvocato trentaseienne Ines Arrimadas, che potrebbe ottenere fino a 32 seggi, e la piattaforma Junts per Catalunya dell’ex presidente Carles Puigdemont, in leggero calo con un massimo previsto di 29 seggi. Altre forze in campo sono i socialisti unionisti del Psc di Miquel Iceta, che per Gesop potrebbero ottenere una ventina circa di seggi, e la sinistra radicale contraria all’indipendenza di Catalunya en Comu’-Podem, che sostiene come candidato Xavier Domenech e secondo il sondaggio potrebbe aggiudicarsi 10 o 11 seggi. La destra unionista del Partito Popolare di Catalogna (Ppc) appare in calo e si potrebbe aggiudicare 4 o 5 seggi.

Sul fronte indipendentista, anche la Candidatura di Unita’ Popolare (Cup) sembra perdere consensi: la formazione di sinistra radicale rappresentata da Carles Riera potrebbe ottenere secondo lo studio tra i cinque e i sei seggi, meno di quanti sembrava le sarebbero spettati nei giorni scorsi, e meno dei 10 dell’ultima tornata elettorale analoga, del 2015. L’affluenza potebbe aumentare, con un 80-82% a fronte del 74,95% di due anni fa, mentre il 27,8% degli elettori sarebbe ancora indeciso.

L’ANALISTA GONZALEZ: CON MADRID SERVIRÀ IMMAGINAZIONE

“Dopo le elezioni del 21 dicembre in Catalogna, il rischio maggiore è che non si riesca a formare una maggioranza di governo”, spiega Ricard Gonzalez, politologo e giornalista catalano, intervistato dall’Agenzia DIRE.

“In quel caso, ci potremmo trovare in una situazione simile a quella in cui si trova la Germania o della Spagna del 2015, con una maggioranza debole che potrebbe fornire a Madrid un pretesto per continuare a governare con l’articolo 155, in vista di una possibile ripetizione delle elezioni che rischierebbe comunque di portare a un altro risultato ambiguo” aggiunge Gonzalez, raggiunto a Barcellona.

“Se l’indipendentismo otterrà, invece, la maggioranza, con almeno 68 seggi su 135, uno dei problemi sarà trovare una nuova via di interlocuzione con Madrid: è evidente che il piano sovranista iniziale di Junts Pel Sì ha fallito, lo Stato spagnolo ha dimostrato che non vuole negoziare” prosegue l’esperto. Un’altro tema centrale della campagna verso le prossime elezioni in Catalogna è quello dei leader indipendentisti arrestati dopo il referendum del primo ottobre. Non è ancora chiaro, infatti, chi potrebbe essere il presidente della Generalitat nel caso in cui si arrivasse a una maggioranza formata dalla sinistra di Esquerra Republicana de Catalunya (Erc), il cui primo candidato, Oriol Junqueras, è in custodia cautelare con l’accusa di ribellione e sedizione, e dalla piattaforma Junts Per Catalunya, capeggiata da Carles Puigdemont, il presidente catalano deposto da Madrid ed esule in Belgio, dopo che la giustizia spagnola gli aveva notificato un mandato d’arresto.

“Le campagne dei partiti indipendentisti parlano tanto della questione dei prigionieri politici, non tanto di come saranno le relazioni con Madrid” sottolinea Gonzalez. “Immagino che una certa tensione ci sarà sempre, ma che non la porteranno all’estremo come hanno fatto nell’ottobre scorso. Sicuramente secondo Junts per Catalunya il presidente dovrà essere Puigdemont, e dall’ultimo dibattito elettorale sulla tv pubblica catalana ‘Tv3’ sembra che anche Erc potrebbe accettarlo, magari in veste simbolica e con un primo ministro di Erc, che potrebbe essere Junqueras o Marta Rovira, il numero due della lista e attuale segretario generale del partito”.

“E’ chiaro come sull’indipendentismo si sia andati troppo velocemente” conclude il politologo: “Ora la Candidatura di Unità Popolare (la lista di sinistra radicale capeggiata da Carles Riera) chiede di andare più veloce ancora e applicare direttamente la Repubblica: avremo invece bisogno di molta flessibilità e immaginazione per capire come gestire le relazioni con Madrid in futuro”.

di Giulia Beatrice Filpi, giornalista

20 dicembre 2017
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