Veneto, è allarme ‘Chimaera’: 18 contagiati e 6 morti sospette

È allarmante il quadro tracciato dal Partito democratico veneto, nell'interrogazione urgente presentata dal capogruppo in consiglio regionale

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ROMA – Ben 18 persone contagiate dal batterio chimaera, di cui sei sono purtroppo decedute. E tutte erano state operate al cuore “con gli stessi macchinari”. È allarmante il quadro tracciato dal Partito democratico veneto, nell’interrogazione urgente presentata dal capogruppo in consiglio regionale Stefano Fracasso, e sottoscritta dai colleghi Alessandra Moretti, Bruno Pigozzo, Orietta Salemi e Claudio Sinigaglia.

L’interrogazione, che chiede conto alla giunta regionale degli interventi che si intende mettere in campo per evitare un proliferare del batterio, parte dal decesso di un anestesista dell’ospedale San Bortolo di Vicenza, che a quanto pare sarebbe stato contagiato dal chimaera circa due anni fa, durante un intervento a cuore aperto di sostituzione della valvola cardiaca.

Il batterio, resistente agli antibiotici, si sarebbe infatti “annidato in un macchinario utilizzato per il riscaldamento del sangue in fase di circolazione extracorporea, prodotto dalla ditta Liva Nova che fa parte della multinazionale Sorin”, spiegano i dem.

Ma in realtà “le morti sospette sarebbero addirittura sei: quattro nell’ospedale di Vicenza, una ciascuno a Padova e Treviso”, denunciano Fracasso, Moretti, Salemi, Pigozzo e Sinigalgia. E “già nel 2011 era stato lanciato un allarme in diversi Paesi e in Italia il ministero della Salute aveva rilanciato gli avvisi di sicurezza dell’azienda, l’ultimo nel novembre 2016, sulla disinfezione e pulizia dei dispositivi di riscaldamento e raffreddamento”.

Ma “nonostante ciò, solo a fine ottobre la Giunta regionale ha istituito un gruppo di lavoro che elaborasse un documento di indirizzo per la prevenzione e la gestione delle infezioni da mycobacterium chimaera”, concludono i democratici.

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20 Novembre 2018
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