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Disabili, una legge per fare l’assistente sessuale: videointervista alla ‘love giver’

 

ROMA – “Eros e disabilita’, oltre muri e pregiudizi” e’ il titolo del seminario che si tiene oggi alla Camera dei deputati, in Sala del Cenacolo, con inizio alle ore 16. Promosso dall’associazione studentesca ‘Future Is Now’, e patrocinato tra gli altri dalla Fondazione Anmil ‘Sosteniamoli subito’, dall’Istituto Italiano di Sessuologia scientifica, dall’Unione Italiana lotta alla distrofia Muscolare Onlus, l’incontro muove dall’esigenza di una normativa ad hoc in un campo spesso ignorato, quello del diritto alla sessualita’ delle persone diversamente abili. Un tema caldo, che l’agenzia Dire aveva già affrontato nelle videointerviste riproposte in  questo articolo.

Vi prenderanno parte le deputate del Pd Ileana Argentin e Laura Coccia, il senatore democratico Sergio Lo Giudice ed esponenti del mondo accademico, politico, istituzionale e giuridico tra i quali Bruno Galvani, Presidente della fondazione Anmil, Fabrizio Quattrini, Psicoterapeuta dell’Istituto Italiano di Sessuologia Clinica, Don Andrea Bonsignori, consigliere del Dipartimento Pari Opportunita’ della Presidenza del Consiglio dei Ministri, rappresentanti dello Studio Legale Miglio-Simonetti.

Migliaia di persone nel nostro Paese non riescono a vivere appieno un diritto primario, con implicazioni sociali oltre che individuali. “La sessualita’ rientra in una piu’ ampia vita di relazione, va considerata una questione di diritti di cittadinanza e ha a che fare con il decidere, il piu’ possibile autonomamente, tutti gli aspetti della propria vita”, sottolinea Laura Coccia, interpellata dalla Dire.

 

 

Mentre in alcuni Stati europei la figura dell’assistente psicologico-sessuale e’ stata introdotta con interventi legislativi ad hoc, in Italia la legislazione in materia e’ inesistente. “Bisogna lavorare per cambiare la cultura ma serve anche una legge per regolamentare il campo“, sottolinea la deputata dem, Ileana Argentin. “La nostra proposta non ha costi per la collettivita’ e non e’ finalizzata a creare una nuova categoria di lavoratori, quella degli assistenti sessuali per i disabili. La nostra proposta ha al centro il disabile e il suo bisogno naturale di sessualita’“, aggiunge Argentin.

Sergio Lo Giudice ricorda che esiste gia’ una proposta di legge depositata nel 2014 a sua prima firma, che si prefigge di introdurre nel nostro ordinamento la figura dell’assistente sessuale per disabili. Il tema ora e’ far avanzare la legislazione, anche in termini di iter. Un ddl del genere in Parlamento “ottiene poco spazio perche’ qui trova imbarazzo, timori e quindi e’ necessario che si costruisca un movimento di richiesta con le famiglie e le associazioni”, osserva a tal proposito Lo Giudice.

Anche per Coccia e’ necessario “un dibattito approfondito e ampio, condotto insieme a tutte le associazioni e alle famiglie, cercando di superare imbarazzi e luoghi comuni, tenendo presente il benessere della persona, ma anche i possibili pericoli. Ad esempio, occorrerebbe rendersi conto che la violenza sessuale sui disabili e’ molto piu’ diffusa di quanto si pensi. Da alcuni dati del 2016 le donne disabili che hanno subito una molestia o una violenza e’ del 70%, ma se ne parla molto meno, quasi per niente, a causa dei tabu’ e soprattutto della difficolta’ di riconoscerle e di denunciarle”.

 

 

ARGENTIN: LEGGE PER ASSISTENTE SESSUALE E’ CAMBIO CULTURALE

“Bisogna lavorare per cambiare la cultura ma serve anche una legge che regolamenti la materia della disabilità e della sessualità“. Lo sottolinea la deputata del Pd, Ileana Argentin, in relazione al convegno su ‘Eros&disabilità: oltre muri e pregiudizi’, che si tiene oggi alle 16 nell’aula del Cenacolo della Camera, organizzato per sensibilizzare il governo e il Parlamento sulla necessità di intervenire normativamente per introdurre anche in Italia la figura dell’assistente psicologico sessuale.

Argentin spiega che l’intervento legislativo si rende necessario perché “chi accompagna ad esempio un disabile che ha un ritardo mentale da una prostituta rischia l’accusa di istigazione alla prostituzione. Ci sono casi in cui questo è avvenuto, con denunce partite da parenti del disabile, che non condividevano l’iniziativa sostenuta anche dai genitori”.

La figura dell’assistente “non è necessariamente la persona con cui si hanno rapporti sessuali- prosegue la deputata dem- ma è colui che aiuta il disabile a scoprire il rapporto con il proprio corpo. Nel caso di patologie motorie c’è bisogno di un aiuto concreto, di qualcuno che accompagni. Si tratta di una figura che è presente in tutti i paesi nordici e che necessita di una formazione adeguata”.

Un ruolo su cui si potrebbero registrare resistenze nel nostro Paese. “Da noi- commenta Argentin- c’è un notevole ritardo culturale: basti dire che si parla sempre di ragazzi disabili e mai di ragazze e che il bisogno di sessualità è riconosciuto solo ai maschi e non alle femmine, cosa che avviene anche tra i normodotati. Il sesso comunque- sottolinea- non è una cura per la disabilità ma è parte essenziale dell’esistenza di tutti, quindi non è giusto negarla ai disabili”.

Rispetto alla prospettiva di una legge in questo senso Argentin si dice “convinta che si deve fare” ma riconosce le difficoltà: “Mi rendo conto che sarà molto difficile. Per questo lunedì cercheremo di sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema di cui non si parla, oppure ci si riempie la bocca ma poi non lo si affronta nella pratica”.

 

COCCIA: SESSUALITA’ RIENTRA NEI DIRITTI DI CITTADINANZA

La sessualità rientra in una più ampia vita di relazione, va considerata una questione di diritti di cittadinanza e ha a che fare con il decidere, il più possibile autonomamente, tutti gli aspetti della propria vita”. La deputata del Pd Laura Coccia interverra’ come relatrice al seminario “Eros & disabilità: oltre muri e pregiudizi”, in programma questo pomeriggio alle 16, in Sala del Cenacolo alla Camera.

Coccia ha risposto all’agenzia Dire, che le ha chiesto se sia necessaria una legge sull’assistenza sessuale e quali ne dovrebbero essere gli elementi costitutivi. “Prima ancora di una legge, è evidente che un tema così delicato debba essere approfondito al centro di un dibattito pubblico ampio e articolato, almeno per tre motivi: il primo è che la stragrande maggioranza delle persone normodotate e che non hanno esperienza diretta e vicina di persone con disabilità, le considerano spesso asessuate o prive di pulsioni. Il primo stereotipo da superare è questo“, spiega la parlamentare democratica.

“Il secondo motivo- aggiunge- è che un dibattito articolato permetterebbe di evidenziare i diversi aspetti, non solo ‘fisici’ della sessualità delle persone disabili analizzando tutti gli elementi che coinvolgono l’intimità personale della vita di ciascuno. Infine, occorre tenere in considerazione i differenti tipi di disabilità. Contemporaneamente al riconoscimento di un’esigenza fisiologica, maschile e femminile, quindi, si deve tener conto di molti altri aspetti, partendo dal fatto che le persone con disabilità devono avere una propria vita di relazione interpersonale. Ad esempio, parallelamente occorre mettere in campo il massimo impegno perché venga favorita l’accessibilità dei luoghi frequentati quotidianamente: dalla scuola all’università, dei locali pubblici come i bar o le discoteche, ma anche tutti i mezzi di trasporto in generale, luoghi da dove passa la socializzazione”.

Dunque, osserva ancora Laura Coccia, “la sessualità rientra in una più ampia vita di relazione, va considerata una questione di diritti di cittadinanza e ha a che fare con il decidere, il più possibile autonomamente, tutti gli aspetti della propria vita. Il punto di vista non è univoco, ma deve partire da quei progetti di vita indipendente coerenti con il percorso e con la volontà del singolo (l’affettività rientra a pieno titolo in questa sfera). Inoltre, la disabilità, al singolare, non esiste. Esistono tante forme di disabilità che si intersecano in contesti familiari totalmente differenti l’uno dall’altro, quindi, le risposte non possono essere standard. Questa discussione non può prescindere da questo punto.

Bisogna, quindi, riuscire ad individuare le risposte migliori, evitando di confinarci in soluzioni semplicistiche che escludono una persona con disabilità invece di includerla”.

 

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La seconda domanda riguarda la figura dell’assistente sessuale. Prevista nell’ordinamento di Olanda, Germania, Austria, Danimarca, è una figura che può essere introdotta anche in Italia? Come prevedere una formazione adeguata. E se è meglio non introdurla, per quali motivi?

“La figura del love giver- risponde la deputata del Pd Laura Coccia- è assolutamente delicata e ha delle implicazioni da diversi punti di vista. Innanzitutto occorre considerare il cosiddetto fenomeno dei “devotee”, le persone attratte da disabili, che potrebbero avere un approccio e delle intenzioni ambigue. Inoltre c’è un tema di età: ovviamente questi lavoratori dovrebbero essere maggiorenni, mentre non si può negare che le pulsioni sessuali di chiunque, quindi anche delle persone con diversa abilità, inizino molto prima del compimento del 18°anno. Bisogna, quindi essere molto chiari: anche coloro che usufruiscono di questo tipo di assistenza dovranno essere maggiorenni, per non lasciare spazio a possibili interpretazioni che possano dare adito a pericolosi precedenti. È, inoltre, necessario prevedere un percorso di supporto psicologico e di educazione all’affettività e alla sessualità dei possibili utenti, al fine di scoprire il proprio corpo, le proprie reazioni, ma questa è una questione che non riguarda solo le persone con disabilità, ma dovrebbe interessare tutte e tutti”.

Coccia richiama la necessita’ di “un dibattito approfondito e ampio, condotto insieme a tutte le associazioni e alle famiglie, cercando di superare imbarazzi e luoghi comuni, tenendo presente il benessere della persona, ma anche i possibili pericoli. Ad esempio, occorrerebbe rendersi conto che la violenza sessuale sui disabili è molto più diffusa di quanto si pensi. Da alcuni dati del 2016 le donne disabili che hanno subito una molestia o una violenza è del 70%, ma se ne parla molto meno, quasi per niente, a causa dei tabù e soprattutto della difficoltà di riconoscerle e di denunciarle”.

In questo caso, spiega Laura Coccia, deputata del Pd e relatrice del seminario “Eros e disabilita’”, “si dovrebbe immaginare una formazione “blindata” per i ‘love giver’, che dovranno operare al di sopra di ogni sospetto e nel pieno rispetto del fruitore, che in caso di “eccesso” non avrebbe la possibilità di difendersi. Dovremo immaginare sistemi di sostegno e accompagnamento anche per gli stessi disabili e le famiglie, così che il percorso possa essere più sereno e naturale possibile. Andrei quindi cauta con fughe in avanti o sperimentazioni, mosse dalla buona fede e dalla necessità di affrontare il tema concretamente, ma che potrebbero non assicurare la massima sicurezza.

Coccia conclude “con una riflessione che parte dal linguaggio. Chi si dovrebbe occupare di questi aspetti viene definito “love giver” e non “sex giver”. Voglio credere che questa non sia solo una forma di pudore linguistico, bensì la consapevolezza della complessità che l’affettività, la sessualità e le relazioni affettive costituiscono per ognuno di noi”.

 

20 novembre 2017

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