Riforme, Rosati: “Consiglio metropolitano in Campidoglio e si’ Municipi-Comuni”

Antonio RosatiROMA – La riforma dell’area metropolitana di Roma e il nuovo assetto istituzionale, ma anche un cambiamento profondo nella concezione dei servizi pubblici locali, come trasporti e rifiuti, e dei servizi dedicati alla persona. Antonio Rosati, attuale amministratore unico di Arsial con un passato da capogruppo Pd in Campidoglio e assessore provinciale, affronta la situazione romana, a partire dalle proposte di Roberto Morassut, Marco Causi e Walter Tocci. Nell’intervista all’agenzia Dire, Rosati si misura con i suoi colleghi di partito, condivide l’idea dei Municipi-Comuni, ‘minimo comune denominatore’ tra i tre, ma poi approfondisce il tema dei servizi e propone non solo la loro liberalizzazione (trasporti e rifiuti), ma anche la loro gestione che “deve essere fatta dai Municipi” con l’aiuto di una authority regionale. Nelle parole di Rosati riemerge il suo vissuto, le specificità dell’economista e la visione del progressista. Tra i risultati, il coinvolgimento dei giovani volontari risarciti con svariati benefit, l’elezione del Consiglio metropolitano sulla base dei collegi e, infine, la necessità di “un grande partito popolare”. Il tutto, per vincere una “sfida nazionale”. Quella di Roma.

Qual è la sua posizione rispetto alle proposte già avanzate dai tre esponenti Pd? ‘Vorrei fare una premessa: sia Morassut che Tocci e Causi sono persone di grandissimo valore che dimostrano quanto sia ricco e straordinario il patrimonio del Partito democratico romano. Mi piace sottolinearlo perchè mi pare che il Pd romano in questi mesi abbia vissuto forti tensioni, drammi, disastri. Diciamolo: usciamo da una pagina oscura, un gruppo consiliare che è stato costretto a sfiduciare il proprio sindaco. E poi gli arresti. Ma queste proposte dimostrano che invece il Pd romano ha delle ricchezze importanti, dei giovani straordinari e anche una vecchia guardia altrettanto potente. E poi è giusto che si apra una grande discussione’.

E nel merito? Roma ha bisogno di un nuovo assetto? ‘Roma così non ce la può fare, perché dagli aspetti urbanistici a quelli commerciali, da quelli territoriali alle grandi infrastrutture, la programmazione ha bisogno di una dimensione metropolitana. Credo che ci sia un punto comune tra le proposte, che vede negli attuali Municipi l’idea di trasformarli in Comuni. Questo mi pare un minimo comune denominatore. Ed è così, perché Roma è estesa nove volte Milano, la dimensione geografica, il perimetro, fanno di Roma una città unica in Italia. Questo determina che finalmente tutti i servizi alle persone vadano delegati ai Municipi che devono diventare Comuni. Il che però impone alle classi politiche di fare un salto di qualità enorme e di selezionare in maniera scientifica e rigorosa il meglio per le candidature. Lo dimostrano anche questi mesi drammatici: i Municipi hanno visto nei loro presidenti un punto di riferimento certo, a dimostrazione che lì c’è tanto di buono’.

Ha parlato di servizi. Come cambierebbero con uno schema istituzionale di questo tipo? ‘La nostra sfida contemporanea è, a mio avviso, in due direzioni: la vita concreta delle persone, che significa spostarsi in città, studiare, servizi per le famiglie meno abbienti, decoro urbano e rifiuti. Da questo punto di vista il degrado è enorme e abbiamo bisogno di una liberalizzazione dei servizi, come i trasporti e i rifiuti, dove ci sia competizione tra pubblico e privato. In questo quadro, i Consigli municipali devono essere i controllori della qualità di questi due servizi, magari attraverso, e lancio una proposta, la creazione a livello regionale di una autorità di controllo agile e snella che aiuti i Consigli municipali, i comitati di quartiere, con parametri scientifici, a misurarne la qualità. Lo dico perché la storia dei servizi pubblici a rete dimostra che si creano quelle che si chiamano ‘asimmetrie informative’: questi servizi vengono erogati sulla base di contratti di servizio, le tecnalità delle aziende mediamente sono superiori a quelle dei Comuni, e contestare i dati è molto difficile. Quindi, uno strumento al servizio dei Municipi per contestare ritardi e carenze’.

– Ma c’è anche il campo dei servizi alla persona. Come intervenire? ‘Assistenza domiciliare, asili nido, cultura e povertà: la morsa delle risorse ai Comuni spinge sempre di più le amministrazioni a tagliare questi servizi, in un momento storico in cui le disuguaglianze crescono. Qui occorre un salto di paradigma enorme, e sarebbe bello un seminario di studio promosso nel mio partito per mettere a frutto le buone pratiche presenti in Italia, unendoci la risorsa del volontariato. Penso a tanti ragazzi e ragazze fino ai 30 anni che, su base volontaria tramite le tante associazioni no profit, potrebbero prestare le loro intelligenze per la cura del verde, gli spazi culturali, l’arredo urbano e l’assistenza domiciliare, creando una grande rete civica, una rete comunitaria che può diventare una vera risorsa sociale. In cambio, riceverebbero dei benefit: abbonamenti gratuiti a teatri e cinema, al sistema dei trasporti, forti sconti per l’acquisto di libri, di musica e materiale high tech, per l’iscrizione a palestre e impianti sportivi. Tra l’altro, arricchendo i curricula dei ragazzi: per esempio, in Gran Bretagna diventa un elemento di valutazione anche per le assunzioni delle imprese private. Questa a mio avviso è la sfida più impegnativa che abbiamo di fronte e può dare quel senso di appartenenza alla nostra città di migliaia di persone senza le quali è difficile governare Roma’.

Per quanto riguarda invece Comune, Città metropolitana e Regione? ‘Mi sembra difficile, come propone Tocci, che il Lazio possa sparire. Francamente non mi sembra realistico, quantomeno la sua realizzazione non è dietro l’angolo. Certo, e anche qui c’è un minimo comune denominatore tra le proposte, bisogna pianificare questi servizi con un Comune che sia la somma dell’attuale Comune più la provincia. L’area metropolitana è una proposta fortissima, perché se si programma e se si realizza un centro commerciale come La Romanina, è chiaro che questo avrà effetti sui territori confinanti a Roma. E se si fa un investimento che riguarda l’aeroporto, quello riguarderà tutta l’area metropolitana. Dunque, chi lo deve fare? Una grande area metropolitana, che comprenda la vecchia provincia di Roma e che concili i poteri del Comune e quelli dell’area metropolitana’.

– Dunque, i cittadini voterebbero per eleggere sindaco metropolitano e Consiglio metropolitano… ‘Bisogna superare l’attuale assetto andando all’elezione diretta con il sistema dei collegi, che ci consentirebbe di superare l’elezione dei consiglieri comunali con preferenza unica, che è uno dei motivi per cui la politica degrada, o meglio, rischiano di vincere coloro che hanno più soldi. In più, c’è un dato tecnico politico: con il sistema delle preferenze, i candidati sono portati a correre sullo stesso bacino elettorale facendosi una guerra a volte fratricida. Nel collegio, invece, ogni forza politica ha un suo rappresentante che è portato a trovare consenso in tutto l’elettorato. È necessario affermare il sistema dei collegi con cui si elegge il Consiglio metropolitano, eletto direttamente dal popolo, con il sindaco metropolitano, eletto direttamente dal popolo. Il tutto, mantenendo la sede della nuova struttura in Campidoglio, che è storicamente un emblema di Roma nel mondo. La sede del Consiglio metropolitano non deve stare a Palazzo Valentini, ma deve risiedere in Campidoglio. Poi, i Comuni della provincia devono avere pari dignità ed eleggere i propri rappresentanti sulla base del collegio’.

– Sono queste, dunque, le sue direttrici per la Capitale del futuro? ‘Vorrei concludere in questo modo: il Partito democratico nelle grandi città oggi è a un bivio, noi progressisti storicamente abbiamo prodotto la migliore classe di governo locale, diciamo negli ultimi 20 anni, creando un consenso diffuso di buongoverno e moralità. La stagione dei sindaci ha segnato un lungo periodo a sinistra di grande credibilità. Oggi leggiamo troppo spesso di fenomeni di corruzione o malgoverno che ci riguardano. Non si può vincere una grande sfida nazionale, per una Europa sempre più unita a difesa di conquiste sociali e civili, senza un grande partito popolare che selezioni su base meritocratica i propri rappresentanti. E se posso, in conclusione, fare solo un piccolo riferimento al dramma di questi giorni e alla minaccia terroristica, credo che questi attacchi in realtà puntino a distruggere queste conquiste europee, questa idea di umanesimo, di vivacità culturale, di convivenza interreligiosa e di relativo benessere che l’Europa rappresenta nel mondo, dove in maniera solenne abbiamo conquistato l’idea che ogni essere umano ha diritto a un posto al sole, indipendentemente dai suoi credo religiosi, culturali o sessuali’.

20 Nov 2015
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