Dall’umiliazione al trionfo, l’Erasmus visto dalla sua ‘mamma’

ROMA – Un trionfo nato da un’umiliazione. La rivincita migliore contro “i vecchioni” che l’hanno considerata come una ladra, lei che invece oggi avremmo subito definito un orgoglio italiano. E lo e’ davvero, ma quanta fatica per vedersi riconosciuti ‘solo’ il suo impegno e le sue esperienze. Niente di più. Sofia Corradi ha tanti titoli, messi in fila da un capo all’altro del mondo: Columbia university, Onu, Accademia di diritto internazionale dell’Aia, London school of Economics, Unesco, fino ai nostri atenei italiani. Ma la fama più grande gliel’ha data il soprannome di ‘Mamma Erasmus’. E’ stata proprio lei a ideare il programma dell’Unione europea che dal 1987 fa muovere milioni di studenti su e giu’ per il continente e anche oltre. “Nel lontano 1969 lo sognavo questo successo, a 20 anni si hanno dei sogni che a volte siamo rassegnati a non veder realizzati. Il mio invece e’ diventato realta’”. La incontriamo all’universita’ degli studi Niccolo’ Cusano di Roma in una delle tantissime conferenze che la vedono, protagonista indiscussa, raccontare la sua esperienza e rilanciare la sua creatura. Eppure il principio di tutto fu tutt’altro che facile.

TRATTATA COME UNA LADRA – “Avevo ottenuto una borsa di studio alla prestigiosa Columbia university di New York- racconta all’agenzia Dire- Quando sono tornata in Italia ho portato i certificati chiedendo che mi fosse riconosciuto il master preso negli Stati Uniti, cosi’ mi sarebbe rimasta da scrivere solo la tesi e mi sarei laureata”. E invece proprio la’, in fila allo sportello studenti, “mi hanno presa per una che voleva rubare la laurea con dei documenti falsi, mi hanno accusato di andare a spasso per il mondo senza avere voglia di studiare. Un’umiliazione terribile che non ho dimenticato nemmeno adesso”. Perche’ “quando si e’ giovani e si chiede qualcosa in buona fede e si viene trattati in questo modo, e’ davvero doloroso”. Ma qui, come spesso capita nelle storie di successo, all’umiliazione segue lo scatto d’orgoglio. “Quando ho visto che con l’esperienza alla Columbia mi sono trovata molto giovane ad avere un posto di responsabilita’ con contatti ad alto livello, mi sono detta che la mia idea di veder riconosciuti gli studi fatti all’estero dovevo tirarla fuori. Ho dovuto lottare 18 anni ma l’ho spuntata”, dice Corradi con il sorriso disarmante di chi ha fatto fuori un sistema polveroso e ingrigito.

QUASI 20 ANNI PER UN SOGNO – Non a caso, la prima cosa che precisa quando le chiedono di raccontare la sua esperienza, e’ che “le idee veramente nuove non si hanno a 50 o 60 anni e si e’ dei professori universitari vecchioni, ma quando si hanno 20-25 anni. Una lezione importante che devono assimilare i giovani: i loro sogni possono diventare realta’. Certo uno ci deve lavorare, ci si deve accanire… Guardate me, io ci ho lavorato quasi 20 anni”. Una bella fetta della sua vita a spiegare che studiare all’estero non e’ una perdita di tempo, non e’ un capriccio, ma un tesoro di vita e un’occasione di crescita non solo professionale. Il muro che si e’ trovata di fronte “aveva dell’incredibile. Mi dicevano: ‘Ma scusi signora, perche’ i ragazzi devono andare a studiare all’estero? Le nostre universita’ non sono abbastanza buone?’. Me ne hanno dette di tutti i colori e mi hanno addirittura insultato, convinti che sarebbe stato ‘il sistema per ottenere lauree falsificate da un’universita’ delle Bahamas'”.

L’ERASMUS PER NON ESSERE SCARTATI – Invece dal 1987 l’Erasmus e’ una realta’ solida che addirittura si e’ evoluta in Erasmus+, percorsi di studio, formazione o volontariato che adesso per la prima volta riguardano anche lo sport. Tradotto con le parole della professoressa Corradi, “e’ quel marchio che da’ una marcia in più. E la realta’ lo dimostra. Posso raccontare un particolare: una volta il responsabile delle risorse umane di una grandissima multinazionale mi ha svelato che il loro programma di selezione di curricula scarta in automatico quelli che non presentano la parola Erasmus”. Questo dimostra che chi e’ ancora scettico sul programma, “non ha capito niente”. Poi pero’ torna il cuore di ‘mamma’. “Comunque non parliamo di uno strumento per trovare lavoro, ma di un sogno. Quelli che ci sono stati ne parlano come uno a cui venisse chiesto di spiegare cos’e’ l’innamoramento. Chi non l’ha provato non sa cos’e’, ma chi l’ha sperimentato sa che e’ veramente una bella cosa”. Tutta l’esperienza, la storia e i consigli, Corradi li ha condensati nell’ultimo ‘nato’, un libro pensato per tutti. “Si chiama ‘Erasmus ed Erasmus Plus. La mobilita’ internazionale degli studenti universitari’, ed e’ scaricabile gratuitamente da numerosi siti (ad esempio www.lifelong.it) nella doppia versione in italiano e in inglese. “Io adesso sono in pensione- spiega infine Corradi- e questo trionfo dell’Erasmus mi aiuta ad avere una vecchiaia veramente felice, la stagione più felice della mia vita personale. E’ stato il mio sogno di studentessa che si e’ realizzato”.

20 ottobre 2015
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