Archiviato il caso Orlandi, il fratello Pietro: “Andrò avanti”

ROMA – “Me l’aspettavo. Vogliono chiudere la vicenda. Ma noi non ci fermiamo”. Pietro Orlandi non ci sta. La decisione del Tribunale di Roma di archiviare l’inchiesta sulla scomparsa della sorella Emanuela e di Mirella Gregori, avvenute rispettivamente il 22 giugno e il 7 maggio 1983, se l’aspettava. Ma non per questo e’ disposto a fermarsi. Pietro Orlandi e’ ferito, deluso. Il tono della voce non tradisce. Ma non e’ rassegnato. Anzi: “Dal punto di vista legale vedremo cosa fare con i nostri legali, personalmente continuero’ a fare quello che ho sempre fatto, ovvero a tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica sulla vicenda”, si sfoga contattato dall’agenzia Dire.

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Trentadue anni di inchieste evidentemente non sono bastati per venire a capo della vicenda delle due ragazze scomparse. Nel caso di Emanuela, poi, da non dimenticare il fatto che si tratta di cittadina vaticana: “Non hanno fatto nulla- continua Pietro, riferendosi al Vaticano- Papa Francesco recentemente ha detto che chi e’ indifferente e’ complice. Il Vaticano e’ stato indifferente. Loro non hanno fatto nulla. Dovevano essere i primi a volere la verita’. Ma non sara’ certo una archiviazione a fermarci”. Il provvedimento di archiviazione e’ stato firmato dal Gip Giovanni Giorgianni su richiesta del procuratore Giuseppe Pignatone e dei Pm Simona Maisto e Ilaria Calo’. Titolare dell’inchieste era il magistrato Giancarlo Capaldo, “poi esonerato- ricorda Pietro Orlandi- Lui voleva andare avanti. Aveva elementi a disposizione”.

Quando Pignatone divenne capo della Procura di Roma, ricorda ancora Pietro Orlandi, “decise di avocare a se’ il caso di Emanuela. Ma non conosceva la vicenda, per cui mi chiedo su che basi… La Procura ha ceduto alla volonta’ di chi non vuole arrivare alla verita’, di chi vuol fare dimenticare la vicenda. Nella richiesta di archiviazione si parla di elementi che portano ad avere un ‘riscontro con la Banda della Magliana’. Questa non e’ giustizia”. Pietro Orlandi non esclude l’ennesimo ricorso “anche se sara’ difficile- spiega ancora all’agenzia Dire- Servira’ una prova eclatante. Io faccio l’ennesimo appello a chi sa, a parlare anche in forma anonima. È assurdo, pero’, sapere che ancora oggi c’e’ chi ha paura di parlare”. “Personalmente continueremo a fare iniziative. Per fortuna abbiamo la solidarieta’ e l’aiuto di tanta gente. Abbiamo gia’ raccolto 86mila firme che abbiamo portato al Csm, in un’altra occasione 170mila. Faremo altro sicuramente, non e’ finita”, conclude.

di Adriano Gasperetti – Giornalista professionista

20 Ott 2015
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