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Violenza ostetrica, ecco i numeri: 1 milione le donne vittime, 20 mila figli ‘non nati’


ROMA – La violenza ostetrica, un fenomeno forse sottovalutato, sicuramente ‘sommerso’ ma che si sta rivelando molto diffuso. Presso il Palazzo delle Esposizioni a Roma è stata presentata l’indagine condotta dalla Doxa su iniziativa dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia (OVOItalia), da cui è merso, tra le altre cose, che negli ultimi 14 anni circa un milione di mamme italiane ha vissuto un’esperienza di violenza ostetrica durante il parto o il travaglio.

Ma cos’è la violenza ostetrica? Per trovare il primo riconoscimento ufficiale di questo fenomeno bisogna risalire al 2007, in Venezuela. Secondo la legge ‘organica sul diritto delle donne a una vita libera dalla violenza’, per violenza ostetrica si intende “appropriazione del corpo e dei processi riproduttivi della donna da parte del personale sanitario che si esprime in un trattamento disumano, nell’abuso di medicalizzazione” e via discorrendo.

Un tema su cui Alessandra Battisti, avvocato e membro dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia, e Elena Skoko, ideatrice della campagna #bastatacere lanciata nel 2016, e anche lei dell’Osservatorio, dedicano grande impegno. Su questa spinta è partita l’indagine commissionata alla Doxa che ha fatto emergere numeri, dati che inquadrano una situazione difficile, anche traumatica e violenta, per le mamme.

“Dai racconti che molte donne ci avevano fatto- spiega Elena Skoko, fondatrice e portavoce dell’Osservatorio- eravamo a conoscenza del fatto che per tante donne l’assistenza al parto era stata una esperienza traumatica. Per questo lo scorso anno abbiamo promosso la campagna #bastatacere sui social media. Ora sappiamo che il fenomeno è ancora piu diffuso di quanto temessimo”.

Se un milione di donne hanno denunciato di essere state in qualche modo vittime di violenza ostetrica, ci sono state anche donne che hanno scelto di non voler altri figli dopo aver vissuto una esperienza traumatica: si parla di 20mila bambini all’anno non nati.

Da quanto emerge dall’indagine, durante la fase del parto la pratica dell’episiotomia è ‘subita’ da oltre la metà (54%) delle mamme intervistate. Un tempo considerata un aiuto alla donna, per agevolare l’espulsione del bambino, oggi, l’Organizzazione Mondiale della sanità la definisce una pratica “dannosa, tranne in rari casi”. L’episiotomia è, a tutti gli effetti, un intervento chirurgico che consiste nel taglio della vagina e del perineo per allargare il canale del parto nella fase espulsiva.

Di episiotomia senza consenso informato si parla per ben 1,6 milioni di partorienti in Italia, 3 partorienti su 10 negli ultimi 14 anni, il 61% di quelle che hanno subito una episiotomia. La pratica dell’episiotomia continua ad esistere nelle realtà ospedaliere: 1 donna su 2 l’ha subita (54%). Per il 15% delle donne che hanno vissuto questa pratica, pari a circa 400mila madri, si è trattato di una menomazione degli organi genitali, mentre il 13% delle mamme, pari a circa 350mila, con l’episiotomia ha visto scalfita la fiducia nel personale ospedaliero.

La più alta percentuale di questa pratica avviene al Sud e nelle isole (58%), seguite dal Centro e Nordest (55% per entrambe) e ultimo il Nordovest (49%). Inoltre, 1.350.000 donne (il 27% delle intervistate) dichiarano di essersi sentite seguite solo in parte dall’equipe medica, 1 donna su 3 si è sentita in qualche modo tagliata fuori dalle decisioni fondamentali che hanno riguardato il suo parto.

Capitolo importante quello relativo al parto cesareo: in Italia, spiega la ricerca, il 32% delle partorienti ricorre al parto cesareo. Di queste, il 15% parla di cesareo d’urgenza, il 14% di un intervento richiesto dal medico mentre solo il 3% è stato richiesto delle donne.

Diverse quelle che sono considerate le inappropriatezze. Ad esempio il 27% delle madri lamenta una carenza di sostegno e di informazioni sull’avvio dell’allattamento, il 19% addirittura di mancanza di riservatezza. In generale, il 72% delle intervistate si affiderebbe alla stessa struttura, ma il 14% cercherebbe sicuramente una opzione diversa in caso di seconda gravidanza.

Infine, l’11% delle madri in Italia ammette di aver subito un trauma dovuto all’assitenza nell’ospedale e di conseguenza ha preferito rimandare di molti anni la scelta di di vivere una ulteriore gravidanza, con conseguenze significative sulla fertilità a livello nazionale. Per il 6% del totale il traume è stato così forte da decidere di non avere altri figli, stimando a 20mila all’anno i bambini non nati.

20 settembre 2017

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