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DIRE politica

La Sinistra cerca un nome, “ma non si chiamerà ‘minchia’”

ROMA – Lo schieramento di sinistra? “Non si chiamerà minchia, contrariamente a quello che dice il Pisapia di Crozza”, così risponde Pippo Civati alla provocazione di Luca Telese, conduttore di 24 Mattino su Radio 24.

“L’imitazione dell’ex sindaco di Milano è cattiva- ha poi aggiunto il leader di Possibile- ma al nostro interno bisogna davvero superare questo clima da fotoromanzo, da Games of Thrones. Sono sigle spesso sconosciute ai più. Ci si trovi domani, si faccia un percorso, un programma molto semplice, un’assemblea, qualcosa che dia l’idea che decidono i cittadini e non noi quattro a Roma di nascosto”. Sulle divisioni della sinistra ha poi aggiunto che bisogna dire basta ai continui ping pong e ai rimbalzi che si sono visti quest’estate.

“Ci si parla addosso tra piccoli e grandi leader del passato e del presente e non si fa un passo avanti consistente- ha commentato-. Bisogna intanto che ci si veda tutti insieme, bisogna fare una riunione tra tutti quelli che finora si sono trovati separatamente, di nascosto, nottetempo. Bisogna vederci tutti insieme: Sinistra italiana, Mdp, Pisapia, se ha risolto le sue questioni politiche personali un po’ alla Crozza, perché mi pare che l’imitazione sia formidabile. Se Pisapia prende una decisione rispetto a quello che vuole fare è utile a tutti, sia a noi sia al Pd, così almeno abbiamo definito con chi si sta e con chi ci sia allea”.

INIZIAMO CON TRE COSE PER USCIRE DA QUESTA SERIE TV

“La sinistra- continua Civati- deve uscire da questa serie tv per trovare una composizione. E per cominciare bastano tre cose. Un percorso democratico, con assemblee locali di tutti coloro che intendono parteciparvi e assemblea nazionale che rappresenti tutte e tutti. Un programma, a cui abbiamo già contribuito con il nostro Manifesto. E una selezione democratica delle candidature che faccia saltare i meccanismi del ‘bloccatellum’, perché siano gli elettori a decidere tutto quanto”.

“Non è difficile- aggiunge il leader di Possibile- ma facciamolo. Perché le persone, se continuiamo con un dibattito politicista, non si appassionano di sicuro. Torniamo tra le persone, ascoltiamole, confrontiamoci, raccontando il nostro progetto per l’Italia”.

20 settembre 2017

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