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Libia, italiani rapiti per estorsione. Ecco l’analisi di “Lookout”

Bandiera della LibiaROMA – “Ghat è situata nella regione libica del Fezzan in pieno deserto, nella parte sud-occidentale del Paese in prossimità del confine con l’Algeria, si trova in un’area relativamente tranquilla. Per questo motivo, a caldo, credo che chi ha rapito i tecnici italiani della Conicos lo abbia fatto esclusivamente per scopo di estorsione“. Ne è certo Gianfranco Damiano, presidente della Camera di Commercio Italo-Libica, interpellato da “Lookout”, portale di geopolitica, economia e sicurezza, secondo il quale a prendere in ostaggio i due italiani dipendenti della società Conicos di Mondovì (provincia di Cuneo), e con loro anche un cittadino canadese stando a quanto scrivono in queste ore diversi media libici, sono stati quasi sicuramente uomini armati appartenenti a uno dei tanti gruppi autonomi che sono proliferati a migliaia in Libia dalla caduta del regime di Gheddafi nel 2011.

“Conosco personalmente i vertici della Conicos – prosegue Damiano -, lavorano in Libia da trent’anni e da diversi anni stanno seguendo i lavori di manutenzione dell’aeroporto. Finora lo hanno fatto sempre in sicurezza perché Ghat, e in generale tutta l’area desertica che la circonda, non è mai stata al centro di traffici particolari“. Certamente la notizia dell’imminente avvio di una missione militare da parte dell’Italia a Misurata, dove verrà realizzato un ospedale da campo presidiato da centinaia di soldati, ha posto il nostro Paese in cattiva luce di fronte a buona parte dell’opinione pubblica libica, come dimostrano due manifestazioni di protesta organizzate nei giorni scorsi a Tripoli. Difficile stabilire al momento se, e quanto, questa decisione possa aver avuto un ruolo nel rapimento dei nostri connazionali, così come non sono da escludere del tutto le piste che conducono ad almeno altre due dimensioni: quella tribale, e a Ghat si tratta di un aspetto importante con almeno due tribù a contendersi la leadership nella città, al netto del fatto che la municipalità sia formalmente sotto il controllo del Governo di Accordo Nazionale del premier designato dalle Nazioni Unite Faiez Serraj, come detto dal sindaco Qawmani Mohammed Saleh a un’agenzia di stampa turca; quella del terrorismo jihadista.

isisCostretti a fuggire dalla roccaforte di Sirte, nelle ultime settimane centinaia di miliziani dello Stato Islamico hanno infatti riparato a sud cercando rifugio proprio nei deserti del Fezzan dove puntano a ricompattarsi con l’obiettivo di tornare a riconquistare porzioni di territorio libico e, possibilmente, nuovi pozzi di petrolio. Qui ISIS può contare sul supporto offerto soprattutto nell’ultimo anno, in termini di uomini e logistica, dal gruppo nigeriano Boko Haram. In diverse aree del Sahel, specie lungo i confini che separano la Libia da Niger e Ciad, ISIS e Boko Haram hanno stretto un’alleanza strategica – sancita dal giuramento prestato al Califfo Al Baghdadi dall’ex leader Abubakar Shekau e confermata dal nuovo capo Abu Musab al-Barnawi – che consente loro di controllare le rotte dei migranti che tentano disperatamente di raggiungere le coste libiche per tentare la traversata del Mediterraneo, stando all’analisi di “Lookout”, portale di geopolitica, economia e sicurezza.

Parlando di Fezzan e di sud della Libia, infine, non si può non tenere conto di Mokhtar Belmokhtar, il potente signore della guerra algerino che in quest’area governa con un agguerrito esercito di fedelissimi parte delle rotte dei migranti. A fine luglio Belmokhtar è tornato a farsi sentire chiedendo a tutti i suoi adepti di colpire le forze speciali francesi che operano a ovest di Sabha – località che si trova Fezzan, 660 km a sud di Tripoli e circa 560 proprio da Ghat – dove l’esercito dell’Eliseo starebbe costruendo a sua detta “un aeroporto specificamente dedicato a ospitare aerei francesi per fare da collegamento tra l’aeroporto Benina di Bengasi e tra questo e Madama nel nord del Niger”.

20 settembre 2016
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