Report del Consiglio grande e generale del 19 settembre – Seduta notturna

SAN MARINO – In seduta notturna i lavori riprendono al comma 4, con il dibattito sulla Variazione di Bilancio e poi con l’esame dell’articolato stesso. All’articolo 10, “Finanziamento dei Partiti e Movimenti Politici”, sono presentati 5 emendamenti, uno da parte di Rete e quattro da parte del gruppo di consiglieri di Su-LabDem-C10, Upr, Ap e i quattro del Psd riconducibili alla sigla “Per”. Tutti gli emendamenti- volti ad abrogare o comunque ridurre il raddoppiamento previsto per il contributo elettorale ai partiti- sono respinti. La seduta viene interrotta con l’approvazione dell’articolo 17. Sono una decina gli articoli rimasti da esaminare e verranno affrontati nella seduta di domani mattina.

Di seguito un estratto del dibattito della seduta notturna.

Comma 4. Progetto di legge “Modifiche alla Legge 22 dicembre 2015 n.189 e Variazione al Bilancio di Previsione dello Stato e degli Enti del Settore Pubblico Allargato per l’esercizio finanziario 2016”

Massimo Cenci, Ns
E’ evidente che questo Assestamento in amministrazione ordinaria imponga di eseguire solo interventi tecnici, quindi sono favorevole all’esito dell’incontro dei capigruppi per eliminare interventi con un taglio politico. Al nuovo governo spetterà avere una sua visione politica nel breve come nel lungo periodo. Nel breve bisognerà ragionare dell’equilibrio di bilancio, obiettivo sottolineato anche dal segretario Capicchioni. Anche sul lungo periodo occorre fare qualche scelta. Come investire e quando investire per un progetto Paese. Mi riservo di intervenire nel corso dell’esame dell’articolato.

Franco Santi, C10
E’ un provvedimento tecnico, si prende atto di una situazione preoccupante dal nostro punto di vista, abbiamo ancora risultati negativi in termini di pareggio di bilancio e tutta una serie di situazioni critiche come quella del sistema previdenziale e del welfare. Intravvediamo una lenta ripresa dell’attività del tessuto economico del Paese. Tutti elementi che in fase di crisi di governo sono fonte di preoccupazione per tutti. Rispetto al raddoppio del contributo elettorale, il nostro movimento si è sempre fatto promotore di una proposta di buon senso, che si può approfondire. Il segretario Gatti ha difeso a spada tratta questa tradizione del raddoppio elettorale, per non cadere in situazioni discutibili, ha parlato di sponsor importanti. E ha citato il fatto che partiti come il suo, popolari, portino avanti nel Paese attività di formazione, ma quanta parte del contributo viene dedicato a questo scopo e che tipo di studio viene promosso? Mi auguro la proposta che faremo per eliminare il raddoppio sia valutata come proposta di aggiornamento dei tempi.

Francesca Michelotti, Su
Come gruppo stiamo presentando diversi emendamenti in serie subordinata. Ci terrei a sottolineare una posizione personale che penso possa trovare condivisione del Consiglio. La modalità di raddoppio del finanziamento credo non debba essere adottata perché ci deve essere, in caso di fine anticipata della legislatura, una sorta di punizione per aver in un certo senso fallito. Il Paese inoltre sta passando una fase delicata e sta subendo effetti del referendum per cui c’è il rischio che la contribuzione esterna della campagna elettorale, da parte dei poteri forti, possa distorcere il risultato democratico delle elezioni. In un momento così delicato in cui interessi del settore finanziario si stanno rispecchiando con chiarezza nella geografia delle coalizioni, sarebbe pericoloso togliere completamente il finanziamento elettorale. Rischieremmo di lasciare nelle mani dei poteri forti possibilità di finanziare determinati gruppi politici. La mia proposta è che venga approvato l’emendamento modificativo in subordine proposto da Cittadinanza attiva e dal nuovo gruppo formato dalla scissione del Psd, che è quello di prevedere una somma molto più ridotta da dividere equamente tra tutte le liste in competizione, incluse quelle non presenti in Consiglio che potranno ottenere la somma dimostrata delle spese sostenute in campagna elettorale. Altra proposta è per il dimezzamento della cifra. E’ facile fare bella figura, tutti siamo consapevoli che meno si spende e meglio è, ma è anche vero che le campagne elettorali hanno un costo e i partiti sono a fine anno e non potrebbero fronteggiare spese straordinarie.

Paolo Crescentini, Ps
Non penso un Paese possa andare in default se spende 1,2 mln di euro ogni 5 anni per finanziare la campagna elettorale. Togliendo invece tale disponibilità alla forze politiche, c’è il rischio intervengano anche fonti esterne che si impadroniscano della politica e lo dobbiamo scongiurare, sarebbe la fine della democrazia. Mi sembra si faccia più il gioco delle parti e degli schieramenti attuali, se si abolisce il raddoppio è infatti la sconfitta della democrazia e la vittoria la porterebbe a casa solo Rete che da 4 anni a questa parte è paladino di questa battaglia. Chi dice oggi ‘no al finanziamento’, fa il gioco di Rete e basta. Per noi il finanziamento pubblico ai partiti non è niente di male, è vero siamo in crisi come Paese, ma si rischia di far mettere mano ai partiti ai poteri forti. Il Ps non sosterrà gli emendamenti presentati, la legge così come modificata dal segretario per le Finanze recepisce le perplessità evidenziate oggi dai capigruppo. Inoltre il raddoppiamento anticipa solo di qualche mese quanto sarebbe stato previsto nel 2017, con la ine naturale della legislatura.

Gerardo Giovagnoli, Psd
La Variazione al bilancio ci dice che il Disavanzo rispetto al Preventivo è stato ridotto del 12%. Non è stato possibile effettuare ulteriori aggiustamenti per un ulteriore contenimento, anzi abbiamo accolto la richiesta della minoranza di rendere ancora più asciutto il testo dell’Assestamento, sono stati tolti 4 articoli, la metà di quelli aggiunti, riteniamo comunque questa operazione non costosa politicamente. In questo scorcio di fine legislatura comunque alcune richieste, anche da parte dell’Iss, non potevano non essere considerate. L’obiettivo del pareggio non è stato raggiunto e dovrebbe essere uno degli obiettivi della politica nel momento in cui si contemplino le esigenze del welfare con il contenimento della spesa, compatibile anche con lo sviluppo su cui credo si possa lavorare nella prossima legislatura in modo più spedito. Sul trasferimento ai partiti mi associo alle preoccupazioni di Michelotti, il finanziamento pubblico ai partiti è legato ad una percentuale del bilancio, c’è un sistema di regolazione ragionevole per cui si scongiura così il pericolo per la democrazia.
Mi pongo poi degli interrogativi sul monoblocco Ssd, chiederei dei chiarimenti ai miei colleghi, magari non in questa sede. La voce all’unisono inoltre non è possibile se siete seduti a 15 metri di distanza gli uni dagli altri, la legge della velocità del suono lo impedisce.

Luca Beccari, Pdcs
Se questo voleva essere un bilancio strumentale, ci si poteva lanciare in previsioni ultra ottimistiche, invece è un bilancio di Assestamento onesto, fedele allo spirito di revisione degli stanziamenti legato al funzionamento della macchina statale. Vero è che nella versione presentata gli emendamenti potevano avere un contenuto politico, ma la maggioranza non si è stracciata le vesti per rimandare la discussione su certi temi. Su qualcuno però si è persa un’opportunità. Sul raddoppio del finanziamento ai partiti: è tra le proposte che fanno scena e catalizzano l’attenzione, siamo in una fase particolare ed è un colpo ad effetto l’annullamento del raddoppio. Molto spesso però gli effetti speciali non fanno vedere le cose importanti che passano sotto traccia e hanno permesso di fare risparmi. Rispetto agli oneri della politica, non è stato certo grazie all’opposizione che si è arrivati a giungere as un sistema nuovo sulla riduzione e sterilizzazione delle entrate ai partiti, legandole proporzionalmente alle entrate. In 5/6 anni si è arrivati a un risparmio considerevoli, affrontato bene dai partiti. La revisione dei costi della politica, rispetto quanto possa essere ritenuto equo, ci vedrà sempre disponibili, mi associo all’attenzione dei contributi privati, una riflessione deve essere fatta.

Repliche

Gian Carlo Capicchioni, segretario di Stato
Mi auguro un risultato migliore per la riduzione disavanzo, in questa sede l’obiettivo era più importante invece il risultato di riduzione è modesto. Ciò è dovuto ad alcuni settori su cui si è dovuto fare una variazione in aumento nei capitoli di spesa e sui trasferimenti. Il primo settore è quello delle imposte indirette, è vero l’imposta monofase sta registrando un incremento importante, gli operatori ci stanno chiedendo da due anni a questa parte un incremento di rimborsi alle esportazioni. Altro fattore è quello previdenziale, l’Iss ci ha chiesto un trasferimento maggiore di 4 mln e mezzo complessivi anche sui fondi pensione. Questo Paese ha necessità estrema di riforme strutturali che riescano a fermare o stabilizzare i conti pubblici e la riforma pensionistica e quella delle imposte indirette sono pilastri necessari. E’ una mancanza di questo governo, faceva parte del programma di legislatura e siamo in ritardo. Queste due riforme sono necessarie per dare stabilità al sistema. A queste si aggiunge la riforma sul mercato del lavoro che deve essere attuata prima possibile. Quello che manca al paese: non si può pensare di aumentare le imposte e ridurre spese in modo tale da accantonare riserve, al Paese servono le basi per dare sviluppo al Paese.

Articolo 10. (Finanziamento dei Partiti e Movimenti Politici)

Cinque gli emendamenti proposti: uno abrogativo di Rete, quindi quattro di Su-LabDem-C10, Upr, Ap, e dei consiglieri del Psd riconducibili a “Per”. Di questi quattro emendamenti uno è abrogativo, il secondo modificativo per eliminare il raddoppio del contributo, il terzo modificativo in subordine per ridurre il contributo elettorale, il quarto per dimezzarlo. Tutti gli emendamenti sono respinti.

L’articolo 10 viene approvato così come presentato.

Elena Tonnini, Rete
Noi chiediamo in ottica di risparmio per il rilancio dello Stato che si stabilisca che il raddoppiamento al finanziamento annuale ai partiti non venga erogatosi, si tratta di 1,1 mln di euro. Tutti gli anni proponiamo questa iniziativa e tutti gli anni ci date dei demagoghi, quest’anno ci accusate di danneggiare la democrazia. Bel modo di intendere la democrazia, è diventato un modo per giustificare gli sponsor. Ma noi non chiediamo di togliere il finanziamento ai partiti che già ricevono 1 mln e 100 mila euro all’anno. Vogliamo che ci sia il segnale che i partiti e i movimenti siano in grado di gestire il finanziamento per poter gestire le elezioni stesse. Chiediamo solo di togliere il raddoppiamento che, a nostro avviso, non è giustificato in un momento in cui la politica non ha dato grandi dimostrazioni di contenimento della spesa pubblica. Dovremmo essere i primi a dimostrare di essere capaci di gestire i soldi che ci arrivano dallo Stato. Si tratta solo di un segnale di buon senso da parte dall’Aula consiliare. Noi diciamo che serve il finanziamento ordinario ai partiti e ai movimenti nel momento che li traducono in attività utili al Paese. I poteri forti come sponsor esistono indipendentemente dal raddoppiamento, la votazione di oggi per la Reggenza ne è stata una dimostrazione.

Andrea Zafferani, C10
Presentiamo 4 emendamenti. Preciso di non usare argomentazioni tragiche che non hanno niente a che vedere con la questione. Nessuno vuole abolire il finanziamento ordinario ai partiti, si può ragionare sul quanto. Un finanziamento alle forze politiche serve proprio per evitare siano preda dei potentati. A volte purtroppo succede lo stesso, anche con il finanziamento pubblico, è una degenerazione che va combattuta. Esuliamo da questo. Qui parliamo di finanziamento per la campagna elettorale delle forze politiche che si può fare con molta più morigeratezza di quanto si faccia. Questi gli emendamenti presentati da C10-SuLabdem- Ap-Upr e dal gruppo di consiglieri del Psd “Per”. Il primo emendamento è abrogativo dell’articolo del governo che prevede il raddoppio del finanziamento, si prevede anche di differenziare la base di partenza dei partiti che deve essere equivalente. Oggi, per esempio, nuove liste prendono zero, alcuni partiti 400 mila euro mentre tutti dovrebbero partire sullo stesso piano. Il secondo propone l’abolizione del raddoppio. E’ nella stessa logica. Il terzo in subordine prevede un contributo totale di 250 mila euro suddiviso in parti uguali a tutti i partiti che partecipano alle elezioni, per le nuove liste prevediamo un rimborso-spese, per mettere tutti sullo stesso piano. L’ultima proposta che facciamo in subordine è quella di dimezzare il contributo elettorale attuale, passando a 550 mila euro.

Valeria Ciavatta, Ap
L’Articolo 7, così come modificato articolo 22, titolato “norme per ampliare informazione dei cittadini..”, pone a carico dello Stato diverse attività per la campagna elettorale, per esempio trasmissioni radiotelevisive con i confronti tra i candidati, la predisposizione di un sito internet apposito per fare propaganda, i dibattiti nei Castelli della Repubblica, incontri nelle principali sedi consolari all’estero. Quando adottata, nel 2007, erano sorte perplessità per le ulteriori spese che questa disposizione includeva, come la spedizione dei programmi elettorali agli elettori. Inutile è certamente ridurre poi le spese per partiti se si gonfia questo contributo. Per esempio, i viaggi nelle sedi consolari estere possono arrivare a spese molto alte se si aumenta il numero di rappresentanti. Avendo reintrodotto la preferenza per gli elettori esteri, è evidente che c’è più interesse da parte delle liste a far partecipare più persone. Vorrei mettere in guardia dal fatto che si rischia di togliere da una parte, per mettere di più dall’altra.

Marco Podeschi, Upr
Sollevo un ulteriore questione. I segretari di Stato che decidono di candidarsi potranno fare campagna elettorale con le risorse pubbliche, ci sono infatti già segretari che vanno quotidianamente sui giornali, fanno conferenze stampa su conferenze stampa. Così, mentre i partiti e i movimenti con questi finanziamenti devono pagare i propri dipendenti e le poste, chi è al governo e sarà candidato può spedire come vuole e utilizzare un addetto di segreteria per fare campagna elettorale. E nessuno va a vedere se in questi mesi i segretari di Stato fanno ordinaria amministrazione o una campagna elettorale scatenata come stanno facendo. Qualche riflessione va fatta in prospettiva su chi è al governo che fa politica professionalmente e asfalta giornali e tv con i nostri soldi facendo propaganda. Così, allo stesso modo, mentre noi chiediamo di togliere i costi della politica, la Tv e i giornali aumentano spese inserzioni.

Andrea Belluzzi, Psd
In questo Consiglio siedono 60 dilettanti della politica. Il problema del finanziamento della politica è correlato alla riduzione del dilettantismo nella politica. Nel nostro Paese il ruolo di consigliere è di altissima sobrietà e si percepisce un compenso che è il decimo di quello dei parlamentari italiani. Andando a ridurre il finanziamento solo eliminando il raddoppio, va a snaturare il progetto originale relativo al ruolo di partiti e consiglieri. Sarebbe molto più ragionevole prevedere una riforma sia che tenga conto e vincoli ad una destinazione precisa i contributi pubblici: ogni partito deve avere una quota per esempio destinata alla formazione, un’altra alla comunicazione, una quota per l’attività ordinaria. E se non li spende per queste attività, non li prende. Così vale per il contributo dei consiglieri, il tutto per evitare il dilettantismo. Oggi invece stiamo a litigare e discutere per modificare delle somme senza entrare nel merito della spesa. Questo è un errore grave.

Luca Santolini, C10
Si sta deviando la discussione sul raddoppio che avviene per finanziare la campagna elettorale sul finanziamento tout court. Si deve piuttosto ragionare su come è strutturato oggi il contributo, ovvero proporzionato sulla base delle liste che hanno rappresentanza in Consiglio, viene così erogato in modo non consono allo scopo. Tutto quello che viene fatto, al di là della campagna, è un altro discorso. Per questo non ha senso ci siano differenze elevate tra le liste con più o meno rappresentanza o con le liste nuove che non sono presenti in Aula. Il focus è secondo me prevedere una distribuzione equa.

Matteo Zeppa, Rete
Qui si tratta di razionalizzare le spese che la politica ha in campagna elettorale, punto. Gli emendamenti che abbiamo presentano noi o altri gruppi vanno lì. Il resto sono giustificazioni per qualcosa che non si è fatto. Altra cosa, bisognerebbe guardare quanto costa la campagna. Noi nel 2012 abbiamo rinunciato a fare viaggi elettorali a spese dello Stato, facendo viaggi in Europa a spese nostre. Invito a fare car-sharing per esempio. Non si tratta di togliere finanziamenti pubblici ai partiti ma di andare ad essere razionali e conseguenti al momento che sta vivendo il Paese, creato dalla malagestio della politica nei confornti della cittadinanza. Il raddoppio si toglie e si fa con quello che si ha. Altrimenti ci si arrangia, si fa del volontariato. Non svegliamoci adesso per dire che bisogna fare formazione. Noi abbiamo funzionari in sede, ma il nostro bilancio è in positivo. E sono fiero di essere un dilettante. Altri politici non dilettanti ne hanno combinate.

Tony Margiotta, Su-LabDem
Intervengo a sostegno degli emendamenti Su-LabDem, C10, Upr, Ap, Per. Anche Rete ha esposto le proprie motivazioni che ci trovano in linea. Ci sembra in questo momento anzi un segnale da dare alla cittadinanza stessa la rinuncia del raddoppio del finanziamento. Non entro nel merito sulla faccenda dilettanti-professionisti, ogni partito o movimento ha il suo metodo e le sue dinamiche e proprie storie, il finanziamento stesso serve per non andare a trovare finanziamenti privati che possono usare gli stessi finanziamenti ai partiti per interessi propri. E’ importante il finanziamento pubblico ma anche fare un passo indietro e chiedere l’abrogazione del raddoppio.

Guerrino Zanotti, Psd/Per
Anche noi abbiamo sottoscritto l’Odg, la politica ha necessità di essere sostenuta per operare in piena autonomia, ma in un momento di difficoltà del Paese non è demagogia fare la propria parte quando forse con la spending review non sono arrivati i risultati previsti. Non credo sia quindi scandaloso pensare alla riduzione del finanziamento straordinario. A Giovagnoli: il percorso con Ssd ci ha visto condividere l’analisi sul Paese e le soluzioni e le risposte. Nel gruppo Ssd, anche se la distanza dei 15 metri non permetterà in aula l’unisono perfetto, il rimbombo sarà sempre inferiore allo stridore delle posizioni del resto del Psd con la Dc.

Gian Carlo Capicchioni, segretario di Stato, replica
La mia posizione sugli emendamenti è di affidarsi alle determinazioni dell’Aula. Il governo ha presentato l’articolato come prevede la norma.

20 Set 2016
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