Mondo

Rapiti 4 italiani in Libia. Casini: “La Farnesina aveva avvisato”

petrolio“Tutti gli italiani erano stati preavvertiti, chiusa l’ambasciata a Tripoli e spiegato che il rischio che si sarebbero assunti andando in Libia sarebbe stato sulle loro spalle perché lo Stato non poteva garantire nessuna tutela” ha detto Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri intervenendo ad Agorà, la trasmissione di Rai3, a proposito dei quattro ingegneri della società Bonatti di Parma, rapiti ieri sera a Mellitah, nel nord della Libia.

“Il problema libico tutti lo conoscono -ha proseguito -non c’è una statualità, ci sono tribù ed entità regionali, uno pseudo stato a Tobruk che controlla un quarto del territorio nazionale, ed è chiaro che in questa situazione nessuno può essere tutelato. Gli italiani coinvolti sono dei lavoratori e una cosa va detta: azioni di recupero di connazionali in condizioni analoghe a questa sono avvenute anche recentemente. L’importante -ha aggiunto Casini -è consentire alla Farnesina di lavorare nel massimo riserbo perché in questi casi le pubblicità danneggiano chi è coinvolto”.

“Difficile fare previsioni” è stata invece la sintetica dichiarazione rilasciata dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ai microfoni di Rainews24. “Siamo impegnati a intervenire con urgenza e -sottolinea il capo della Farnesina -stiamo lavorando con l’intelligence”.

Più polemico il senatore Maurizio Gasparri (Fi), che intravede un possibile legame tra il rapimento ed Eni, cliente della Bonatti, che fornisce per le grandi società petrolifere servizi di vario tipo: “In riferimento al rapimento in Libia di quattro collaboratori italiani dell’Eni, ho presentato un’interrogazione urgente per sapere quali misure siano state prese per garantire la sicurezza dei nostri concittadini che operano in zone ad alto rischio”. E aggiunge: “Nei giorni scorsi l’Eni, con una scelta non conforme alle leggi dello stato, ha assunto Lapo Pistelli, già viceministro degli Esteri, giustificando tale decisione con la necessità di rafforzare un sistema di relazioni internazionali evidentemente fondamentale per la società. Chiedo di sapere cosa fa l’Eni, oltre che un’assunzione inopportuna in violazione delle leggi, per garantire la sicurezza degli italiani che lavorano all’estero in zone pericolose”.

Di Antonio Bravetti e Alfonso Raimo – Giornalista Professionista

20 luglio 2015
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»